Intervista a Thomas – Com’è stato vivere tra quarantena e università?

Thomas, 23 anni, studente di giurisprudenza

Intervista a Thomas - Com'è stato vivere tra quarantena e università?
Thomas

Come hai vissuto il periodo della didattica e degli esami a distanza?

Ho vissuto il tutto come una novità, come penso per la maggior parte degli studenti universitari, soprattutto perché in Italia non c’è la consuetudine ad utilizzare un sistema telematico. Tuttavia, posso dire di essermi trovato abbastanza bene, anche se ho notato che è molto facile distrarsi, ma mettendoci un po’ di forza di volontà, riesci a stare tranquillamente al passo con la lezione.

Se potessi scegliere, sceglieresti di seguire le lezioni online o di tornare all’università?

Sceglierei sicuramente di tornare all’università. Credo che non si possa sostituire in alcun modo la ricchezza che l’università ti sa dare: scambiare idee, punti di vista e sensazioni con altre persone. Vivere l’università fisicamente significa rapportarsi e vedere altre persone. Sono dei principi che non possono essere sostituiti in nessuna maniera, tanto meno attraverso un computer.

Cosa ne pensi del ritorno in aula con le mascherine?

Qui viene fuori la contraddittorietà che un po’ mi contraddistingue. Se bisogna tornare all’università con le mascherine, forse è il caso di continuare le lezioni in via telematica, anche per una maggiore sicurezza. Dall’altra parte però, penso che ci sia il bisogno di rientrare fisicamente in aula per far sì che gli studenti possano rapportarsi con una persona in carne ed ossa che possa spiegargli alcuni concetti ed aiutarli nei loro dubbi.

In questo periodo così particolare cosa significa per te cominciare un nuovo anno accademico?

Non significa niente di più e niente di meno di quello che significava negli anni precedenti. La sfida è sempre la stessa e l’impegno deve essere sempre il medesimo. La capacità di adattarsi a questa nuova situazione deve essere costante. Sapremo sicuramente rimboccarci le maniche e superare questa nuova sfida.

In questo periodo ti è mancata la vita universitaria, il rapporto con i colleghi e professori?

Sì, la vita universitaria mi è mancata tantissimo. Sono del parere che solamente chi la prova, possa capire veramente cosa sia. Vuol dire crescere e maturare, entrare in contatto con persone che non conosci e che hanno una storia diversa dalla tua. Mi è mancato molto il rapporto con i miei colleghi. Loro sanno incentivarti e farti uscire dalla tua zona di comfort, riescono a farti rivedere la tua vita  e a dire “io non sono solo questo, posso essere anche molto di più”. Inoltre, mi è mancato anche il rapporto con i docenti perché li vedo un po’ come dei punti di riferimento. Mi auguro un giorno di poter valere almeno la metà di alcuni di loro e di poter raggiungere i loro stessi risultati.

Che influenza ha avuto e continua ad avere l’università nella tua vita?

Nella mia vita, l’università mi ha influenzato a metà. È riuscita a far migliorare alcuni aspetti di me che già avevo ai tempi del liceo. Inoltre, ho scoperto un nuovo lato della mia personalità e dei nuovi interessi. Sono cresciuto tantissimo ed ha avuto un’influenza positiva su di me.

Intervista di

Isabella Amicuzi

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