Addio ai monti

Liminalità e crescita nell’ “Addio ai monti”

Maggio come momento di crescita

Maggio, nell’immaginario collettivo e ancor più in quello del Serendipity, rappresente un momento liminale. Infatti, è proprio in questo mese che noi festeggiamo l’anniversario della nostra prima uscita ben due anni fa. Per quanto riguarda la liminalità poi, maggio è il mese in cui assistiamo al lento passaggio dalla primavera all’estate, il risveglio del paesaggio intorno a noi arriva a compimento e c’è un senso di novità e crescita che pervade le giornate assolate di questo periodo dell’anno.

Maggio è poi anche il mese in cui in un certo senso finisce la scuola (davvero andavate a scuola la prima settimana di giugno?). Proprio questa consapevolezza mi ha portato per vie traverse a ragionare sull’idea di crescita e transizione. Qual è il momento letterario per eccellenza, tra quelli studiati a scuola,  che ci parla di questo cambiamento?

Perché proprio l’Addio ai monti?

Quando ho iniziato a ragionarci su il primo testo che mi è venuto in mente è l’Addio ai monti che Manzoni fa pronunciare a Lucia. Il testo Manzoniano mi era sempre stato ostico anzi indigesto direi, la scuola infatti in un certo senso ci costringe a leggere queste parole vecchie e polverose che sembrano fin troppo lontane dagli alunni che hanno a mala pena 15 anni.  Eppure, rivedendolo oggi, a più di 10 anni di distanza, capisco che la mia antipatia era dovuta all’ambiente in cui lo leggevo e non al testo in sé. Dovevo aspettarmelo, ho sempre detestato la scuola e sempre amato leggere, guardavo con diffidenza tutti i libri consigliati dai miei professori e se già li avevo letti, iniziavano a piacermi un po’ meno.

Così, riprendendo in mano il testo manzoniano, mi sono resa conto che l’Addio ai monti di Lucia è un momento lirico eccezionale perché vive di un equilibrio perfetto tra poesia e realtà. Tutta la tristezza per il futuro immaginato, che sembra ormai irrealizzabile, si concretizza con delle immagini quotidiane che nella loro semplicità riescono ad ancorare il personaggio al mondo a cui appartiene. Lucia da questo momento in poi acquisisce la tridimensionalità che le compete, smette di essere oggetto di contesa tra due uomini e assume il suo ruolo di protagonista. Un ruolo eroico di donna comune, che sognava un semplice matrimonio in chiesa e una vita umile, ma deve rimboccarsi le maniche e riuscire a sopravvivere nonostante le avversità.

Eroicità e cambiamento

Già da questo momento vediamo come nel romanzo la vera eroina, nolente o volente, sia lei e non Renzo. Se confrontiamo infatti lo sforzo richiesto alla giovane donna ci accorgiamo quanto il suo comportamento sia straordinario, al pari di eroine come Hermione Granger o Jane Eyre, e quanto le rinunce che compie siano titaniche. Non sarebbe stato più facile sposare il ricco ma crudele Don Rodrigo? Sistemare la famiglia con i soldi di lui e fare la calzetta chiusa nel castello?

Si, sarebbe stato troppo più facile e Manzoni non avrebbe avuto una storia. Invece la storia la abbiamo ed è anche bella lunga (forse Manzoni poteva imparare ad essere più succinto, non lo nego, ma il romanzo ottocentesco non è famoso per la brevità ricordiamolo). Detto questo il vero motivo per cui abbiamo la storia è la speranza, un sentimento che si fa corpo soprattutto nella signorina Mondella.

Speranza e rinascita

La speranza che, come nel vaso di pandora, si annida sul fondo delle parole pronunciate dalla protagonista de I promessi sposi nell’Addio ai monti. Questo infatti non è semplicemente un testo nel quale si piange per dei sogni sfumati ma è un momento liminale per la protagonista. Da questo momento in poi Lucia è obbligata a crescere e dimostra a sé stessa che c’è un futuro, non identico ma abbastanza simile in fin dei conti a quello che aveva sognato.

Così anche noi, come Lucia, continuiamo a crescere e a sognare vivendo ogni Maggio come un Addio ai monti; anche il nostro stato d’animo non è tragicamente sconfortato come quello della protagonista del romanzo. Questa data del 15 maggio ci spinge così, da un lato a guardarci indietro con nostalgia, e dall’altro a guardare avanti in cerca di un futuro pieno di occasioni per crescere, migliorare e mettere in atto tanti nuovi progetti.

Articolo di

Simona Ciavolella

Bibliografia

Manzoni, A. (1985). I Promessi Sposi. Marchese, A., a cura di, STORIA D’ITALIA EINAUDI, Einaudi, Torino

Güntert, G. (1992). DESCRIZIONE E RACCONTO NEI “PROMESSI SPOSI”. Romanische Forschungen, 104(3/4), 313-340. Retrieved May 15, 2020, from www.jstor.org/stable/27940353

Tortoreto, A. (1948). Quel Ramo del Lago di Como (A Proposito della Lettura Scolastica dei Promessi Sposi). Italica, 25(4), 306-308. doi:10.2307/476003

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli correlati

Inizia a scrivere il termine ricerca qua sopra e premi invio per iniziare la ricerca. Premi ESC per annullare.

Torna in alto