Hermandad octavio paz

Hermandad di Octavio Paz- Una proposta di traduzione

Hermandad

Homenaje a Claudio Ptolomeo

Soy hombre: duro poco

Y es enorme la noche.

Pero miro hacia arriba:

Las estrellas escriben.

Sin entender comprendo:

También soy escritura

Y en este mismo instante

Alguien me deletrea.

 

Fratellanza

Omaggio a Claudio Tolomeo

Son uomo: duro poco

Ed enorme è la notte.

Però guardo verso l’alto:

Le stelle scrivono.

Senza capire comprendo:

Ugualmente son scrittura

E in questo stesso istante

Qualcuno mi sillaba.

Analisi poetica

La lirica di Octavio Paz è un epitaffio al famoso astronomo greco Claudio Tolomeo, vissuto ad Alessandria d’Egitto in epoca ellenistica cioè quando la città era al suo massimo splendore. Tale componimento, che attraversa i secoli, diviene metafora della condizione umana e quasi un epitaffio scritto prima del tempo per lo stesso poeta che compone la lirica poco prima della sua morte. 

Il titolo Hermandad ci da la chiave di volta che ci permette di interpretare il testo. Una linea di sangue collega tutti gli esseri umani che dinanzi all’immensità del cosmo e del tempo sono piccoli, insignificanti ma allo stesso tempo parte di un tutto. Così Paz, che scrive la lirica negli ultimi anni di vita, è idealmente collegato al filosofo ed astronomo ellenistico per mezzo della poesia:

“casi como una especie de epitafio póstumo, para Ptolomeo, el famoso astrónomo renacentista” puede leerse (y deletrearse), también, como un epitafio para el propio Paz. La poesía tiene el poder de convocar los sentimientos de cada uno, y definir asimismo las épocas que vivimos, cualquier época, en cualquier tiempo.”

Analisi traduttiva

Il testo, all’apparenza semplice ed immediato, presenta alcune difficoltà nel momento della traduzione. L’affinità strutturale tra italiano e spagnolo ci ha permesso di mantenere la metrica intatta con l’applicazione di accorgimenti minimi. Ad esempio, il verbo essere che in spagnolo alla prima persona singolare è monosillabo, soy, è stato reso con “son” per cercare di mantenere bilanciato il computo sillabico.

L’intera poesia infatti è formata da versi settenari ovvero versi agili, immediati e adatti a raccontare una storia dallo svolgimento veloce, molto lontani dai versi endecasillabi più lenti ed adatti al filosofeggiare. Per questo è stata spesa molta cura nel mantenere il verso fresco ed immediato come lo aveva composto Paz.

Questo rispetto del computo sillabico non è sempre stato possibile ma comunque ci si è mossi tra senari e ottonari cercando di bilanciare l’effetto totale in un processo di compensazione. Un esempio è la parola también che è stata tradotta con “ugualmente” favorendo una coerenza più con il contenuto che con la forma e trasformando il verso in ottonario anziché settenario.

Deletrea

L’elemento però più ostico da tradurre è stata la parola che conclude la poesia ovvero deletrea cioè scrivere meticolosamente ma anche l’atto di sillabare, la Rae ci da la seguente definizione:

  1. intr. Decir separadamente las letras de cada sílaba, las sílabas de cada palabra y luego la palabra entera; p. ej., b, o, bo, c, a, ca; boca.
  2. tr. Decir el nombre de cada una de las letras que constituyen una palabra.
  3. tr. Adivinar, interpretar lo oscuro y dificultoso de entender.

Questa paola spicca non solo perché posta a fine composizione ma soprattutto perché, con il suo essere inusuale, contrasta con la semplicità ed immediatezza del lessico impiegato nel resto della lirica.  Non esistendo un termine italiano che allo stesso tempo indichi l’atto di pronunciare o scrivere lettera per lettera una parola con meticolosità, si è scelto “sillaba” dal verbo sillabare poiché convogliava l’idea e allo stesso tempo rispettava il computo sillabico. Sarebbe stato impossibile, nonchè dannoso per l’intera traduzione, tentare di spiegare troppo il significato di questa parola con perifrasi. Per quello che riguarda la terza entrata del vocabolario, ovvero l’idea di deletrar  come processo conoscitivo di divinazione o interpretazione purtroppo è stato totalmente perso. 

A nostra consolazione possiamo però dire che questo significato, da noi inevitabilmente perduto in traduzione, non sarebbe risultato così immediato ad un hispanohablante per questo, forse, possiamo dire che la perdita è minima.

Articolo di

Simona Ciavolella

Bibliografia e sitografia

Cruz, J. La noche enorme. 28/04/2013 da https://elpais.com/elpais/2013/04/25/opinion/1366902436_295989.html 

Palenzuela, N.Octavio Paz y el pensamiento del presente,Alicante : Biblioteca Virtual Miguel de Cervantes, 2018

Vocabolario on-line Rae , https://dle.rae.es/deletrear?m=30_2

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