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“Urlo” la mia libertà “Sulla Strada” della Beat Generation

Per non cadere in tentazione e liberarvi da qualsiasi indugio o eventuali incomprensioni, il titolo dell’articolo fa riferimento ai due libri, forse i più emblematici, e  sregolati della “Beat Generation”: “On the Road” di Jack Kerouc e “Owl” di Allen Ginsberg.

Il loro viaggio cominciò durante gli anni del dopo guerra quando tre giovani anticonformisti letterati, Allen Ginsberg, Jack Kerouac e Lucien Carr, studenti della Columbia University,si ritrovarono insieme a NY.

La caratteristica principale di questi Beatmen era la volontà di distruggere, di farla finita una volta per tutte con gli schemi tradizionali, classici e pieni di tecnicismi. Il loro scopo era creare una visione più libera e al contempo, più immorale (in alcuni momenti) e ribelle alla poesia e alla prosa. In generale  la letteratura viene utilizzata come manifesto per celebrare la propria identità, la propria indignazione, la propria voglia di godersi la vita di fronte gli occhi della nuova società americana e non.

Insieme a questi tre possiamo annoverare tra gli interpreti della generazione Beat Gregory Corso, Neal Cassady (l’antieroe senza etica) e Peter Orlovsky. Si uniranno a loro altri tra cui Diane Di Prima, John Wieners, William S. Burroughs, Amiri Baraka, Joanne Kyger, Lew Welch, Lenor Kandel, Philip Whalen, Bob Kaufman, Michael McClure e Gary Snyder.  Per quanto riguarda  Lawrence Ferlinghetti non è totalmente appropriato parlare di “Beat”, ma certamente lo si potrebbe considerare uno dei precursori, se non il primo e vero, della Beat Generation insieme ad Henry Miller,che aprì le porte a questa nuova poetica con “Tropico del cancro” e “Tropico del capricorno”.

Alcuni fra questi scrittori sono poco conosciuti, o addirittura non sono mai stati ritenuti importanti dalla critica letteraria, ciò non toglie che fecero parte di un movimento epocale ed influenzarono quella che verrà conosciuta come la Beat Generation.

Quando e come nacque l’espressione Beat Generation

Nella Premessa scritta da Allen Ginsberg sul “The Beat Book” viene spiegato che l’espressione “Beat Generation” nacque nel 1948 durante una conversazione tra Kerouac e Holmes. Ricordavano la bellezza della Lost Generation. Kerouac invece coniò l’espressione contraria Beat Generation (Generazione Ritrovata).

Nel 1952, John Holmes, sulle pagine del New York Magazine pubblicò un articolo intitolato “ This is the Beat Generation” e nello stesso tempo Kerouac, in forma anonima, divulgò un estratto di “On The Road” ( jazz della beat generation), segnando così la definitiva nascita di questa.

Herbert Huncke fu colui che fece conoscere a Kerouac e tutti gli altri il “il linguaggio Hip”, quel linguaggio tipico della sottocultura urbana. In questo contesto contro culturale, infatti, la parola  Beat si riferisce al momento in cui ci troviamo “senza posto dove stare e  senza soldi”. Secondo questo punto di vista la parola Beat indica colui che esausto, respinto dalla società e senza fissa dimora vaga alla ricerca di un riparo.

I molti significati di Beat

A sua volta il termine Beat riprende il significato Whitmaniano di umiltà, inteso in tali circostanze come svuotato ma ricettivo alla visione.

Altro significato di Beat, venne introdotto da Kerouac nel 1959, scontrandosi col significato dato dai media ovvero “perdente” da intendere, probabilmente, come errori di interpretazione etimologica.  Jack Kerouac infatti si difese coniando tale significato dal termine Beatness “beatitudine” o “beatifico”.

 La Beat Generation è importante per lo sviluppo della dottrina Buddhista in America. La filosofia orientale si diffuse grazie ai viaggi fatti dagli scrittori, che scoprirono nuovi metodi per conoscere meglio se stessi e la loro spiritualità.

Nell’immaginario collettivo l’espressione Beat Generation fa riferimento ad un gruppo di poeti e scrittori,  che alternavano momenti di pura follia con momenti di visione causata da sostanze allucinogene. Queste venivano mischiate a cascate di birra e distillati vari, che aumentavano i momenti di visione. In questi era fondamentale la presenza di una penna e un quadernino dove appuntare ciò che l’ispirazione sussurrava alle orecchie.

L’ultimo significato fa riferimento all’ambiente Bohemien in America attraendo masse di giovani emarginati e spensierati.

Un’ulteriore interpretazione per capire questa nuova prospettiva letteraria potrebbe riprendere dagli ambienti musicali jazz, del bop jazz, dove il musicista era libero di improvvisare qualsiasi nota, persino la più stonata, all’interno di una eccitante melodia poetica.

Tra multiculturalismo etnico e sessuale

Tutti erano diversi tra loro, nessuno era uguale. Tutti avevano tratti distintivi l’uno dall’altro, sia dal punto di vista sessuale, che etnico e culturale. Tutti erano ben accetti e uguali. Nessuna distinzione. Solo eccessi. Nessuno era perfetto, tutti avevano i loro difetti ma in una cosa erano perfetti, in loro si vedeva quella voglia di accettare le differenze ( che oggi vengono respinte e considerate “malattie” per colpa dell’ignoranza). Persino l’arte del sesso venne rivalutata e considerata  gioioso momento di puro piacere. Questa visione più tollerante, più aperta del Mondo venne coscritta da forti movimenti di repressione politica e sociale. Infatti è questo un periodo di forte censura ed una maggiore crudeltà da parte dello stato nei confronti di queste persone, rafforzando ancor di più le punizioni da attribuirgli in base alle loro attitudini. 

“Il messaggio è: allargate l’area della coscienza”. 

 

 

articolo di

Fabrizio Bianchi

 

 

Fonti

Jack Kerouac “On The Road” il “Rotolo” originale del 1951 (traduzione di Michele Piumini) edizione Arnoldo Mondadori Editore S.p.A, 2017, Milano

Allen Ginsberg “Jukebox All’Idrogeno” (tradotto e curato da Fernanda Pivano) edizione Arnoldo Mondadori Editore S.p. A, 1965Milano

Anne Waldman “The Beat Book,poesie e prose della Beat Generation e Premessa di Allen Ginsberg” a cura di Anne Waldman, edizione italiana curata da Luca Fontana, Il Saggiatore Editore S. r. L, 2015, Milano

 

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