Più Libri Più Liberi: alla fiera del Libro di Roma il nuovo libro di Paolo Mieli

Lampi sulla storia, arrestare l’avanzata del presente sul passato

Se c’è un autore che più fra tutti ha fatto proprio il motto ciceroniano Historia Magistra Vitae, questi è senz’altro Paolo Mieli, un partigiano della Storia con la esse maiuscola, quella universale, in cui i destini individuali sono pallidi partecipanti di una comune ed inconsapevole matrice tutta immanente. Alla fiera del libro di Roma che urla a squarciagola ‘’Più Libri Più Liberi’’, il giorno 6 dicembre, alle ore 15.00 nella Sala La Nuvola, Mieli non ha mancato di offrirci la sua prospettiva storica attraverso la quale poter interpretare i fatti e gli avvenimenti più recenti delle nostre vicende contemporanee, alla luce di quella lux veritatis che continua imperterrita a prodigare i suoi insegnamenti, nonostante la scarsa ricettività dei suoi scolari.

 

Con l’imponenza delle sue ben 352 pagine, il nuovo volume di Paolo Mieli, Lampi sulla Storia. Intrecci tra passato e presente (Rizzoli), non ha nulla di ermetico e sin dal suo titolo esplicita chiaramente l’intento sotteso durante tutta la tensione intellettuale: l’albero della Storia possiede una serie infinita di nodi e diramazioni concettuali che non smettono mai di intersecarsi con l’attualità più evidente. Proprio in questo incessante sfregare tra passato e presente, è possibile che il troppo attrito possa creare scintille destinate a diventare fiamme divampanti che si propagano tra le sterpaglie del campo storico; scintille potenzialmente distruttive quindi, che nascono da una mania anch’essa storica dell’uomo e cioè quella di leggere i fatti di ieri alla luce delle categorie ideologiche di oggi, piegando dunque gli eventi del passato ad una sorta di accordo coatto con le prospettive odierne.

La Storia, una disciplina sui generis 

Accademicamente parlando, fra le varie discipline scientifiche la Storia è quella maggiormente soggetta ad un principio epistemologico fondamentale: se si cambia la posizione da cui si sta osservando, cambierà anche l’interpretazione dell’evento. E’ un gioco di luci, in cui la rifrazione è tutto. La domanda fondamentale che Mieli rivolge anzitutto a se stesso è dunque: come può uno storico cambiare il proprio punto di vista? Cos’è che spinge più o meno inconsapevolmente a cadere in quelle che potremmo definire delle ‘distorsioni ermeneutiche? Cosa innesca la deformazione ideologica?

Il nostro autore spende gran parte delle sue pagine nel tentativo di elencare alcuni degli elementi che contribuiscono a questo fenomeno. Un punto in particolare diventa il cardine di tutto un discorso: se un ricercatore, uno storico, scopre un documento inedito, allora è giusto che questi sia disposto a mettere in discussione tutto il quadro storico a cui corrisponde; ciò che rende viva la Storia è proprio il fatto che venga composta e ricomposta incessantemente, in un intricato mosaico di ipotesi e verifiche.

Bisogna dunque parlare del passato soppesando cautamente la complessità di una matassa troppo intricata da poter essere sacrificata sull’altare della moderna invocazione alla semplicità di informazione. Parlare del passato equivale a spurgare la mente da ogni pregiudizio e riflesso moderno, sgomberarla dalla mania di rinchiudere gli eventi all’interno di categorie semplicistiche solo per il piacere di una lettura lineare degli eventi. Usando le parole dello stesso Mieli ‘’bisogna arrestare l’avanzata del presente sul passato’’ ed impedire letture fraudolente.

I pericoli del presente che incombono sul passato

Sono in particolare le mode del nuovo tempo a generare le principali distorsioni ermeneutiche sul passato, mode come quella del “politicamente corretto’’ (a tutti i costi) che in America ha spinto a rimuovere le statue dei generali sudisti. Lo stesso Cristoforo Colombo, anch’egli simbolo ambiguo di discriminazione razziale sta subendo lo stesso trattamento: le sue statue vengono in ogni dove abbattute dalla ‘’cultura del piagnisteo’’, cadavere ormai in decomposizione del liberalismo anni ’60. Che dire poi delle profonde critiche innescate dalla fascinazione che alcuni illustri premi Nobel ebbero per il nazismo, come Hamsun e Lorenz? Cosa dire di un Gramsci umanamente contraddittorio, critico del giacobinismo antidemocratico ma poi sostenitore della rivoluzione leninista?

Questi solo alcuni dei tanti personaggi di forte rilievo storico che sono passati in rassegna razionalmente, con spirito e rigore critico, all’interno del laboratorio di ricerca di Paolo Mieli, in cui l’equilibrio teorico che da sempre lo contraddistingue la fa da padrone; la ricostruzione storica diventa così un’operazione sottile e complessa, un equilibrio ricercato ad ogni passo tra ragione critica e verifica documentaria, evitando di configurare durante la ricostruzione corsi e ricorsi prestabiliti. La galleria stilata da Mieli comprende poi anche altri personaggi quali Robespierre, De Gaulle, il maresciallo Pétain, Federico II di Svevia, Caterina de Medici, Cesare Beccaria, Pio XI e molti altri ancora.

Pacto del Olvido

Personaggi disparati per tempi e coordinate storiche, ma tutti accomunati da un sottile filo rosso che procede lineare dal gomitolo della critica, e cioè lo smarrimento del senso e del rilievo della storia in un’epoca sempre più ossessionata dall’informazione blanda e fugace dei social-media. La manifestazione più lampante è il linguaggio che ne consegue, un linguaggio reificato ma soprattutto impietrito, votato all’estrema semplificazione tipica dell’etichetta pubblicitaria.

Il capitolo finale del libro presenta infine la soluzione proposta dal suo autore per poter arrestare questa temibile avanzata del presente e del suo linguaggio sul passato, un metodo, per dirla con Mieli, ‘’per domare le fiamme’’. La formula è quella della legge dell’oblio, una sentenza che deve inesorabilmente calare sulle fratture e le ferite irrisolte del passato, senza lasciare alla comunità la possibilità di rievocare antichi traumi perturbanti che come revenant possano irrompere bruscamente deformando il passato, proprio perché muniti di nuovi punti di vista provenienti dalle nuove coordinate storiche del presente.

Lasciamo dunque la Storia agli storici, gli unici in grado di saper gestire la complessità della loro materia e di soppesarne criticamente gli aspetti.

Non solo archivi..

Ma Mieli non è solamente un saggiatore innamorato degli archivi storici. Accanto alla sua produzione su carta, lo abbiamo spesso visto e apprezzato in qualità di conduttore de La Grande Storia, un programma che ha avuto la capacità, nell’etica mediatica del nostro Paese, di trasformare la semplice rievocazione di fatti del passato in una vera ed appassionata narrazione storica, debitamente supportata da materiale documentaristico di forte rilievo.

Il passo fondamentale avverrà poi nel 2017, con la rubrica giornaliera Passato e Presente, un programma per molti aspetti rivoluzionario dal punto di vista televisivo poiché Mieli introduce così in Italia il concetto di Public History, che non è semplice informazione e divulgazione storica ma anche e soprattutto un modo per formare individui; dottorandi e giovani ricercatori, ma anche studenti appassionati, che vogliano portare la storia nelle televisioni e proporre nuove prospettive per l’analisi critica.

La struttura del programma è volutamente dialogica, studenti e professori a confronto, poiché è il coro del dialogo stesso a generare verità, mai pienamente consolidate ma sempre in cerca di approvazione o smentita.

 

 

articolo di

Claudio O. Menafra

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