L’elogio della normalità nella mostra di ZeroCalcare

Scavare fossati-nutrire coccodrilli-una mostra su ZeroCalcare

Questo il titolo dell’esposizione dedicata a ZeroCalcare, uno dei fumettisti più famosi della scena underground. Curata da Giulia Ferracci con la collaborazione di Silvia Barbagallo, va in scena al MAXXI di Roma dal 10 novembre al 10 marzo – uno dei più fortunati esperimenti del nostro tempo. L’intento di raccogliere l’intera produzione di Michele Rech è un lavoro ambizioso, ma allo stesso tempo restituisce al grande pubblico un autore che ha molto da dire.

Attualità per tutti

L’illustratore parla del suo tempo, avvicina bambini, giovani e adulti con un linguaggio semplice e diretto. Descrive la vita quotidiana in una grande città come Roma e si sofferma sulla periferia, in particolare Rebibbia, il vero motore della scena. Così il suo quartiere è raccontato, attraverso i suoi disegni, con tutti i malesseri e le bellezze che esso nasconde. ZeroCalcare opera una decostruzione della complessità reale fino ad arrivare alla massima semplicità senza però banalizzare, è probabilmente a questo che si deve il suo successo. Tale tratto distintivo dell’artista si evince facilmente dalla mostra che non è diretta semplicemente ai fan del noto fumettista ma può rivelarsi un mezzo per avvicinarsi alle sue opere.

La mostra è articolata in quattro sezioni: Pop, Tribù, Lotte e resistenze, Non-reportage. Questo permette di attraversare il lavoro dell’autore che non si è mai fermato ad un solo metodo comunicativo ma si è espresso attraverso varie forme, tutte legate al mondo del fumetto ovviamente. Mentre nella sezione Pop ritroviamo le strisce che hanno fatto ridere migliaia di lettori, in quella di tribù viene sintetizzata l’anima punk dell’artista. Zerocalcare è sempre stato molto legato a questo movimento culturale che non è caratterizzato semplicemente dal genere musicale. Lo stesso fumettista parla del movimento punk come della sua “tribù”, da qui il titolo della sezione.

Uno dei principali tratti caratteristici del fumettista romano è da sempre il suo impegno politico e sociale che ovviamente entra nella sua produzione. Questo elemento risalta in modo ancor più chiaro nella sezione “Lotte e resistenze” e in quella denominata “Non-reportage”. Nella prima ritroviamo le strisce dell’artista che mostrano una società in crisi e i movimenti di opposizione sociale a cui ha sempre partecipato attivamente. Tra queste ci sono le numerose locandine fatte per i centri sociali o le manifestazioni che qualche anno addietro si potevano vedere per tutta Roma. Infine nella sezione Non-reportage troviamo le stripes curate per Espresso e Internazionale, e quelle relative ai fatti di cronaca del G8 di Genova che lo stesso autore definisce come uno spartiacque nella sua vita, in particolare la morte di Carlo Giuliani e il caso di Federico Aldrovandi. Con queste opere, in particolare con Kobane Calling, Zerocalcare ha dimostarto che il fumetto non è solo un genere di intrattenimento ma che può dare luogo a profonde riflessioni.

La stessa mostra ne è una prova. Il fatto di trovare questa forma d’arte, a metà tra la letteratura e le arti figurative, all’interno di un museo la dice lunga sul futuro del fumetto. “Scavare fossati. Nutrire coccodrilli.” è interessantissima non solo di per se, ma anche perché finalmente riconosce uno status al fumetto che in Italia è sempre stato preso poco sul serio.

 

 

 

 

articolo di

Daniele Altina

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli correlati

Inizia a scrivere il termine ricerca qua sopra e premi invio per iniziare la ricerca. Premi ESC per annullare.

Torna in alto