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“Lo spazio bianco”, storia di un inizio

“Lo spazio bianco” di Valeria Parrella è il racconto di un inizio, o meglio, di una storia che deve ancora iniziare

 

Non ti erano nascoste le mie ossa

Quando venivo formato nel segreto,

né la mia sostanza nelle viscere della terra.

Il mio corpo informe gli occhi tuoi lo videro,

e nel tuo libro erano scritti tutti

i giorni cher sarebbero venuti:

non ne mancava uno.

Salmo 138, vv. 15-16

 

Il simulacro sollevò le sonnolenti

palpebre e vide forme e colori

che non intese, persi in rumori,

e tentò timorosi movimenti.

Gradualmente si vide come noi altri

Imprigionato in questa rete sonora

di prima, poi, ieri, mentre, ora,

destra, sinistra, io, tu, quelli, gli altri.

Jorges Luis Borges, Il Golem

 

Così Valeria Parrella apre “Lo Spazio Bianco”, romanzo di inizi incerti. “Lo spazio Bianco” è infatti più una storia sul tempo, sui tempi, sulla tempistica e sugli imprevisti della vita. È una storia di una storia che deve ancora iniziare e non si sa se davvero inizierà. La scrittrice ci porta nel mondo di Maria, professoressa di una scuola media serale di Napoli, e del suo particolare percorso verso la maternità. Maria aspetta, anche se , come dice lei, non è “buona ad aspettare”; aspetta di essere madre anche se la sua maternità è inaspettata, frutto di un amore distratto che da un giorno all’altro sfuma, rivelandosi davvero per quello che è.

"Lo spazio bianco", storia di un inizio
Lo spazio bianco di Valeria Parrella- foto di Einaudi Editore

Lo Spazio Bianco

Il romanzo inizia in medias res, il lettore è infatti catapultato senza troppi preamboli in una corsia d’ospedale, Maria sta aspettando Irene, sua figlia, che in un certo senso ancora non è nata. Irene infatti ha deciso di arrivare prima del previsto e, per tutta la durata del romanzo, si trova in un’incubatrice sospesa tra il nascere ed il morire. Questi due verbi diventano sinonimi all’orecchio della protagonista che alberga in uno “spazio bianco”, su una panchina di un ospedale, insieme ad altre madri (a volte anche padri) e gravitano tutte insieme nell’incertezza del futuro.

“Il fatto è che mia figlia Irene stava morendo, o stava nascendo, non ho capito bene: per quaranta giorni è stato come nominare la stessa condizione.”

La storia di  Maria non è però semplicemente questo, sarebbe più corretto dire che il romanzo è la somma di tutte le vite che gravitano intorno a quella corsia di ospedale; è la storia di genitori in attesa, di famiglie non sempre tradizionali e di amici che cercano di strappare la protagonista dal torpore che la invade. “Lo Spazio Bianco” è un romanzo a suo modo corale, infatti, anche se il punto di vista è quello di Maria, molte sono le vite che si intersecano con la protagonista. È una storia di legami che vanno al di la di quello biologico e mostrano come la famiglia è spesso una scelta. Il padre di Irene infatti sceglie di non esserci, di uscire fuori dal cerchio degli affetti della bambina non ancora nata, tanto quanto la scelta di Maria è quella di esserci ad ogni costo per questa vita sospesa.

Un romanzo poetico

La scrittrice ci presenta un’opera su una vita che deve ancora iniziare e che già porta con sé un bagaglio formato da altre vite che la precedono. La prosa è agile, delicata e allo stesso tempo poetica; con questo romanzo Parrella ci restituisce un’immagine diversa e nuova del concetto di maternità senza mai cadere nella banalità dell’anticonformismo a tutti i costi. Maria ed i personaggi che le gravitano intorno sono “veri” e fuoriescono dalla pagina in maniera naturale con tutte le loro contraddizioni, i loro punti di forza e le loro debolezze.

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