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Recensione - "Qui dovevo stare" di Giovanni Dozzini edito Fandango Libri

Recensione – “Qui dovevo stare” di Giovanni Dozzini edito Fandango Libri

Esce oggi “Qui dovevo stare” edito Fandango Libri dello scrittore e giornalista Giovanni Dozzini

Qui dovevo stare, romanzo di Giovanni Dozzini edito Fandango Libri , esce oggi in tutte le librerie. L’autore ha vinto negli anni diversi premi tra cui lo European Union Prize for Literature 2019 grazie al romanzo “E Baboucar guidava la fila” che al momento è in corso di pubblicazione in 12 paesi. Giovanni Dozzini è inoltre uno tra gli organizzatori del Festival di letteratura ispano-americana Encuentro. Qui Dovevo stare è un romanzo politico su come la provincia italiana sia diventata leghista, basato sul pensiero dell’autore secondo cui:

Non ci si vergogna più a esprimere in maniera esplicita le proprie idee razziste, e prima ancora non ci si vergogna più di possederle, certe idee

 

Giovanni Dozzini racconta, in un rovesciamento di prospettiva provocatorio, la mentalità e le scelte politiche di un Paese allo sbando. Un Paese in cuiil tessuto sociale è esploso e chi votava falce e martello ora vota a destra. Questo  perché più del resto vale la paura. L’opera porta il lettore in un romanzo di sedici giorni e duecento pagine, vissuti all’interno della testa di Luca Bregolisse. Quest’ultimo il protagonista, quarantenne, imbianchino e umbro, inanella un pensiero dopo l’altro, un’azione dopo l’altra, in una struttura testuale paratattica piena, strabordante, coinvolgente e realistica. 

Recensione - "Qui dovevo stare" di Giovanni Dozzini edito Fandango Libri
“Qui dovevo stare” di Giovanni Dozzini edito Fandango Libri

“Qui dovevo stare” – naturale e realistico

Utilizzo l’aggettivo «realistico» perché è questo ciò che più colpisce del flusso ininterrotto dei ragionamenti, incensurati e senza sconti, che costruiscono l’architettura dell’interiorità di Luca. Molti pensieri si ripetono ossessivamente, com’è naturale e realistico che accada. Perché se ti muore una madre prematuramente, è naturale e realistico che il suo lutto, mai assorbito del tutto, si trasformi in una figurina di lei incastrata «in alto a destra nel cranio buio [di Luca] sopra il sopracciglio e la tempia», sempre presente, sempre ricordata al lettore. E’ naturale e realistico che lui riporti alla mente dei ricordi, sempre gli stessi, perché un uomo di provincia non ne ha di infiniti, e quelli che possiede ritornano senza tregua, senza scampo, così come le preoccupazioni e il pensiero del lavoro da finire. E’ naturale e realistico che un uomo che è stanco, frustrato e nervoso, ripeta in continuazione, all’interno della sua mente, quanto effettivamente sia stanco e frustrato e nervoso.

Recensione - "Qui dovevo stare" di Giovanni Dozzini edito Fandango Libri
Giovanni Dozzini, foto di www.euprizeliterature.eu

Pensieri intrusivi, ossessivi, ripetitivi ma che non annoiano mai. Servono, al contrario, a far acclimatare il lettore all’interno della testa di un uomo che attraverso la ripetizione di nomi, ricordi e riflessioni, impara a conoscere. Impariamo a conoscerlo soprattutto attraverso dei pensieri stranianti e molto presenti nella mente di Luca. Pensieri che ci parlano di ciò che pensa dello straniero, del diverso, dell’immigrato, del ladro – indubbiamente rumeno – che, di notte, puntellandosi sulle tubature esterne dei palazzi, tenta di entrare nelle case delle persone per bene. Sono pensieri davanti ai quali nella lettura si può rimanere interdetti: la curiosità risiede nel cercare di capire a cosa avrebbero portato, perché un senso – si percepisce fin da subito – dovevano averlo. 

Luca Bregolisse, uomo come tanti

E il “senso”, ciò che spiega l’atteggiamento intollerante di Luca; arriva in un finale che colpisce duro, perché tutto l’implicito, tutti gli indizi che Dozzini ha sparpagliato nel corso dell’intera narrazione e che ci facevano domandare dove stessero andando a parare il protagonista e i suoi pensieri stranianti, si rivela in maniera esplicita, non lasciando alcun dubbio su ciò che è Luca Bregolisse e su ciò che rappresenta. Questa è la magia di Giovanni Dozzini: costruire un personaggio che non puoi dire che sia cattivo o che sia buono. Dozzini lo costruisce in prima persona, una strategia difficile da eseguire e che rivela la bravura dell’autore. Il lettore viene messo di fronte a un uomo come tanti e di fronte ai suoi pensieri che possono essere pensieri di uomini come tanti, e che, nel loro essere intolleranti, riconosciamo come pensieri che abbiamo sentito sulla bocca di tanti uomini.

La frustrazione dell’uomo medio

Luca Bregolisse non è la macchietta stereotipata dell’uomo di destra con la spilla del fascio littorio appuntata sul risvolto della giacca. Per noi lettori non è così immediato e semplice riconoscerlo, comprenderlo ed etichettarlo. Lui è stato, da giovane, uno di quei comunisti con la kefiah rossa che scrive ACAB sui muri dei palazzi in centro. E adesso è un uomo di quarant’anni e di provincia, come esistono tanti uomini di quarant’anni e di provincia, con i loro pensieri stanchi e frustrati e perfino, a tratti, comprensibili. Ed è così, ci racconta Giovanni Dozzini, che l’ideologia di destra è arrivata anche nelle province più “rosse” d’Italia.

 

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