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Roma, neve, caminetto e leggende

Roma, neve, caminetto e leggende passate

Roma, la neve e il caldo del caminetto – quando storie antiche sanno ancora affascinare

La storia di Roma ha il colore di anni ingialliti, inchiostro nero su avorio; pagine e pagine di libri con un italiano diverso da quello usato oggi con una melodia elegante e dal suono vellutato. Roma, una città che sa raccontare molte storie su di sé; antiche e misteriose, curiose e piene di tradizione. Neve e caminetto; la magia dei fiocchi che scendono dal cielo e imbiancano le strade; la voglia di rimanere in casa davanti al focolare per stare con i propri cari. Queste sono immagini che forse comunemente si associano ai mesi freddi e forse in modo particolare al mese di dicembre. Ma le leggende affondano le proprie radici in storie passate, dove a volte le stagioni contano ben poco e quanto invece fa la differenza è la magia che resta viva nel tempo, capace di stratificarsi in una cultura assorbita dalla storia. Un tuffo nell’antica Roma per scoprire antiche leggende di focolare, festività pagane e la magia della neve d’estate, per inseguire e riscoprire storie legate alla neve, al caminetto e a dicembre.

Roma, neve, caminetto e leggende
foto di Fabio Lottino

Roma, il caminetto e il focolare

Romolo e Remo sono i protagonisti indiscussi di molti racconti e diverse le leggende riguardo loro e il legame avuto con l’antica città sul Tevere. Un certo signor Timothy Peter Wiseman spiega che esistono addirittura una sessantottina di leggende differenti dalla storia tradizionale circa la nascita dei due gemelli e della fondazione di Roma [1]. Ma cosa c’è in comune tra Roma, Romolo, Remo e il fuoco? Plutarco, attraverso i suoi studi, narra in un suo resoconto una versione molto dettagliata e abbastanza particolare circa la nascita dei due gemelli. Ecco un piccolo resoconto.

Il focolare e la nascita prodigiosa

Un giorno ci fu un’apparizione misteriosa nella reggia di Tarchezio, re di Alba: dalle fiamme del focolare saltò fuori all’improvviso la figura vivida di un membro virile che, nonostante lo scorrere del tempo, rimase nel fuoco per molti, molti giorni. Tarchezio chiese agli indovini; un mistero aleggiava nella sua reggia e sembrava non esserci motivazione alcuna. Infine giunse un responso: una vergine avrebbe dovuto concedersi, affinché potesse nascere un bambino molto importante. Un bambino che sarebbe divenuto famoso per il suo valore e la sua forza. Il re, preso da incertezza, sgomento e infine timore, decise di precipitarsi dalle proprie figlie per ordinare a una di loro di lasciare che il miracolo facesse il suo corso. Ma la giovane, che non aveva nessuna intenzione di concedersi, scambiò il suo destino con quello di una schiava. Venuto a conoscenza del misfatto Tarchezio andò su tutte le furie, condannando, uscito di senno, entrambe a morte. Un’esecuzione che venne scongiurata grazie all’intervento tempestivo della dea Vesta. La dea romana del focolare chiese al re di risparmiare la vita delle due giovani, le quali, per “contrappasso”, passarono giorni e giorni a tessere una tela, che ancelle disfacevano ogni notte. Quando nacquero i due bambini, Tarchezio senza alcuna remora li consegnò a un uomo per farli uccidere. Ma i neonati si salvarono, allattati da una lupa, imbeccati dagli uccellini furono infine salvati da un pastore e, una volta divenuti adulti, uccisero Tarchezio [2].

La leggenda del focolare

Romolo e Remo sono dunque, in questa versione della loro storia, nati dall’unione di una schiava e di un dio del fuoco, apparso appunto nel focolare domestico. Molte leggende riportate da Wiseman si basano su questo schema: focolare, un’apparizione di natura ignea che con un fallo o una lingua è in grado di fecondare [3]. Non era raro difatti nell’antica e rurale Roma, trovare il fuoco e l’immaginario legato al focolare molto presenti nelle cerimonie pubbliche, private e tradizionali. È noto che la storia tramanda di uomini impegnati a compiere sacrifici sul focolare, mentre alla donna è sempre spettato accendere il fuoco del focolare domestico [5]. Così nel folklore e nei libri si narra di un fuoco sempre più legato al sesso maschile e di un focolare sempre più vicino alla sfera del mondo femminile, dall’unione dei quali ha luogo la vita. Fiaccole, tizzoni portati accesi in casa, dove vi era sempre un focolare scoppiettante, sono divenuti simbolo della fertilità, di cui le leggende e la letteratura si sono appropriati.

Il Sol Indiges dell’11 dicembre e la neve d’estate

Ogni 11 dicembre a Roma avevano luogo gli Agonalia, la cui origine è misteriosa e legata a un rito sacrificale. Festività istituita probabilmente da Numa Pompilio, aveva luogo sul colle Palatino, in un antico edificio della città, durante 4 differenti date dell’anno: 9 gennaio, 17 marzo, 21 maggio e per l’appunto l’11 dicembre. La divinità che si festeggiava a dicembre era il Sole Indigete – riconosciuto anche come il dio Apollo, vale a dirsi il sole invocato e nato, che nella tradizione italica si riteneva in grado di regolare l’alternarsi delle stagioni. Il rito sacrificale era l’uccisione di un montone o di un ariete nero, che spinto sull’altare a forza moriva in agonia. Queste storie e molte altre sono narrate nei Fasti di Ovidio, in cui si legge che gli Agonalia erano feste dove si giocava e si facevano gare, le così chiamate “agonie” per via del nome della dea Agona o Angerona. Il 9 gennaio si festeggiava in onore di Giano, il 17 marzo per il Dio Marte, il 21 maggio in onore di Vediove, e l’11 dicembre, la più misteriosa delle date, i romani si riunivano per festeggiare il Sole Indigete e alcune presunte divinità infernali 5. Ma la neve? Beh la neve fa parte di un’altra leggenda, quella di un giorno in piena estate.

Era agosto…

di un anno del lontano IV secolo d. C.. Una leggenda vuole che durante una notte in piena estate la Vergine Maria apparve in sogno a un ricco patrizio di nome Giovanni. Ella gli chiese di costruire una chiesa nel luogo in cui nel giorno successivo sarebbe apparsa della neve fresca. Giovanni incredulo la mattina successiva accorse da Papa Liberio per renderlo noto della sua apparizione; in quell’incontro Giovanni scoprì con sommo stupore che la medesima apparizione l’ebbe anche il Pontefice. Ma ciò che veramente di incredibile accadde fu la neve. Una coltre bianca ricoprì tutto il colle Esquilino, dove il Papa fece così costruire dal nobile Giovanni la Basilica di Santa Maria Maggiore ad nives sul perimetro tracciato dalla neve caduta a terra [6].

 

Note:
  • 1 WISEMAN 1995: T.P. Wiseman, Remus. Un mito di Roma (ed. or. Remus. A Roman Myth, Cambridge 1995), trad. it. Roma 1999, pp. 150‐156.
  • 2 CARATOZZOLO 2007: A. Caratozzolo, I figli del focolare: storie di eroi fondatori, «Paideia» 57 (2007), pp. 197‐199.
  • 3 CARATOZZOLO 2007: A. Caratozzolo, I figli del focolare: storie di eroi fondatori, «Paideia» 57 (2007), p. 86.
  • 4 FRAENKEL 1950: E. Fraenkel (ed.), Aeschylus: Agamemnon, Oxford 1950, p. 677 ad Aesch. Ag. 1435.
  • 5 Renato Del Ponte – Dei e miti italici. Archetipi e forme della sacralità romano-italica – ECIG – Genova – 1985.
  • 6 Nostra Signora della Neve.

Editoriale di

Valeria Magini

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