Considerazioni sulla paura

Considerazioni sulla paura

L’orrore del reale è nulla contro

L’idea dell’orrore

                Dal Macbeth (Atto I, scena III) di William Shakespeare

È stata rappresentata, discussa, in mille modi, ha influito sulle arti antiche e moderne, sulla filosofia, sulla psicologia, sulle religioni. La paura è l’Iceberg del quale non conosciamo la parte immersa, che ne costituisce i nove decimi. L’homo sapiens, dalla preistoria in poi, subisce una quantità di eventi, che gli fanno conoscere la paura, un fulmine origina un incendio, e lui fugge terrorizzato. Reagisce allo stesso modo quando viene aggredito da un predatore, o da un gruppo di suoi simili. Comportandosi come tutte le creature viventi. Tentiamo, di chiarire-chiarirci, un mistero, un’ancestrale condizione. La paura non è tangibile, né concreta, non ha forma definita, eppure esiste, e condiziona la nostra esistenza. Ci afferra le viscere e le torce, quando meno ce lo aspettiamo. Si accresce, quando le permettiamo di alimentarsi di sé e nonostante tutto, ne restiamo ammaliati. Le cause che la evocano sono diverse per ciascuno di noi, in funzione della nostra unicità, dell’essere atei o credenti, dall’ambiente, dalla società più o meno democratica in cui viviamo. La paura… Della morte, dell’ignoto, delle potenze infernali, del dolore, della perdita dei nostri cari, della solitudine, della miseria, provocata intenzionalmente, di perdere i benefici acquisiti e le posizioni raggiunte. Pertanto, sceglierò solo alcuni dei motivi che la generano. Quelli che mi affascinano di più, poiché la paura affascina.

LA PAURA NATURALE

Considerazioni sulla paura
Frontespizio della prima edizione
del Leviatano di Hobbes (1651)

Nell’opera filosofica “The Leviathan”, Thomas Hobbes, afferma, in sintesi, che ogni uomo è affetto da una bramosia naturale, che lo porta a voler godere da solo di quei beni, che dovrebbero essere comuni. L’uomo quindi, è un animale mosso da pulsioni egoistiche, non è un animale politico o sociale, infatti, pur necessitando dell’aiuto degli altri, non possiede un amore naturale per i suoi simili. L’associazione in gruppi scaturisce dal timore reciproco o dal bisogno, non certo dalla benevolenza. Da ciò si può dedurre, (dal mio punto di vista), che l’organizzazione sociale, per come la conosciamo, è frutto della paura, di cui l’uomo è al contempo, vittima e carnefice. Nondimeno, esiste nell’individuo, la componente, che ha permesso di migliorare nei secoli la qualità delle aggregazioni umane, ovvero la comprensione delle ragioni dell’altro. Purtroppo l’egoismo prevale, altrimenti vivremmo in una condizione idilliaca, priva di sopraffazioni e violenze. Homo homini lupus – proverbio derivato dall’Asinaria di Plauto, (lupus est homo homini, non homo), è citato dal filosofo T. Hobbes, nella sua opera De Cive (Il cittadino) pubblicato nel 1642, rielaborato e sviluppato, ha dato origine al suo capolavoro, il Leviatano, per indicare lo stato di natura in cui gli uomini, asserviti all’egoismo, si combattono l’un l’altro per sopravvivere. La filosofia di Hobbes, è superata? Siamo convinti di aver migliorato noi stessi, dal 1651 data della pubblicazione del “The Leviathan? Nel leggere la frase comunicata da Papa Francesco e la presentazione del libro dal quale ho estrapolato le espressioni che seguono, non ho potuto evitare di collegarle con le forti emozioni che stiamo vivendo e abbiamo vissuto, individualmente e collettivamente dalla comparsa del covid.

Una comunicazione autentica non è preoccupata di “colpire”: l’alternanza tra allarmismo catastrofico e disimpegno consolatorio, due estremi che continuamente vediamo riproposti nella comunicazione odierna, non è un buon servizio che i media possono offrire alle persone. Occorre parlare alle persone intere: alla loro mente e al loro cuore, perché sappiano vedere oltre l’immediato, oltre un presente che rischia di essere smemorato e timoroso.

– Papa Francesco –

La paura è l’emozione che più di altre sta segnando in profondità questi giorni: ci toglie il respiro, ci costringe sulla difensiva e al contempo ci rende istintivamente più aggressivi. Ma avere paura non è sempre un’esperienza totalmente negativa e nelle situazioni estreme sa far emergere con più chiarezza la verità.

fonte –

LA PAURA ORIGINATA DAI MITI

Anche il versante teologico, da questo punto di vista, contribuisce eloquentemente a riconoscere la pauracome esperienza immanente all’umanità universale. Mi preme sottolineare in modo particolare soprattutto un aspetto di questa eloquenza teologica che emerge nelle pagine che seguono: già i principali miti biblicifondativi si possono interpretare come narrazioni ed elaborazioni dell’esperienza umana della paura e della Verunsicherung (incertezza), dell’esistenza umana. Fare i conti con l’esperienza della paura è dunque un compito con cui si confronta già la sapienza più antica.

fonte

Esiste un Leviatano mitico, potente, terribile e temibile che incuteva nell’uomo il terrore. Giobbe, nella bibbia, ne offre una suggestiva descrizione:

 

Puoi tu pescare il Leviatan con l’amo, e tener ferma la sua lingua con una corda, ficcargli un giunco nelle narici e forargli la mascella con un uncino?

(…) Il suo dorso è a lamine di scudi, saldate con stretto suggello;

l’una con l’altra si toccano, sì che aria fra di esse non passa:

ognuna aderisce alla vicina, sono compatte e non possono separarsi.

Il suo starnuto irradia luce e i suoi occhi sono come le palpebre dell’aurora.

Dalla sua bocca partono vampate, sprizzano scintille di fuoco.

Dalle sue narici esce fumo come da caldaia, che bolle sul fuoco.

Il suo fiato incendia carboni e dalla bocca gli escono fiamme.

Nel suo collo risiede la forza e innanzi a lui corre la paura.

Nessuno sulla terra è pari a lui, fatto per non aver paura.

Lo teme ogni essere più altero; egli è il re su tutte le fiere più superbe.   

Giobbe (40-41)

Considerazioni sulla paura
Distruzione del Leviatano di Gustave Doré

“Dopo gli importanti versetti, pieni di simbologia e mistica, che raccontano la Creazione dal nulla di tutta la Natura come noi la conosciamo, la Torà ci racconta che: “D-o creò i grandi mostri acquatici…” (Bereshìt 1,21). Da notare immediatamente che la Torà impiega l’espressione “creò” e non “fece” per indicare che la genesi di questi “mostri acquatici” è indubbiamente diversa. E, infatti, i commentatori se ne accorgono (Hor haKhaym,Bereshìt 1,21). Il Talmùd (Babà Batrà 74), secondo anche la citazione di Rashì (Bereshìt 1,21) tratta proprio della natura di questi “mostri” Leviathàn. Innanzitutto D-o ne creò soltanto due, un maschio e una femmina. Anche il profeta Yeshayà’hu profetizza a proposito  del Leviathan: “Il serpente bariakh e il serpente akalatòn” (Yeshayà’hu 27,1). Rashì (nome con cui è comunemente noto il dottore ebreo Shĕlōmōh ben Yiṣḥāq), spiega che bariakh è il maschio perchè era eretto come il ferro, mentre akalatòn è la femmina perché era arrotolata attorno a tutto il Creato. La Natura di queste creature è talmente elevata che D-o castrò il maschio (per evitare che si accoppiasse con altre specie acquatiche) e uccise la femmina perchè se avesse procreato, il Mondo non avrebbe resistito alla loro potenza. Il suo nome risale all’etimologia fenicia, dove simboleggiava una nube tempestosa che sconfigge Baal e riversa sul mondo una pioggia benefica. In seguito la tradizione lo vede come rappresentazione del Caos primitivo, risvegliatosi a causa di una maledizione fatta dal demonio contro l’ordine. Nelle leggende babilonesi Tiamat, il Mare, dopo aver contribuito a dare vita agli dei, viene sottomessa da uno di loro, Yahvè, che crea il Leviatano per governare l’Oceano e i suoi abitanti. In seguito entra a far parte anche della tradizione ebraica e viene citato nella Bibbia.”

LA PAURA PROVOCATA INTENZIONALMENTE

Il fenomeno della santa inquisizione, per quale motivo si è originato? Per la miseria? Per le credenze popolari? Per la crisi dei valori? O per riportare nelle mani della chiesa un potere assoluto? Probabilmente, per la somma di tutte queste e altre ragioni. Comunque, (a mio parere), le responsabilità maggiori sono attribuibili a coloro che possedevano a quei tempi, la cultura e il potere. Tuttavia, quando una nazione o una fazione, attraversa un periodo di estrema difficoltà, è nella natura dell’uomo trovare un capro espiatorio, un colpevole, eliminando il quale, tutto (all’apparenza), si risolve. E c’è sempre qualcuno che soffiando sul fuoco della paura, ne trae beneficio.

Ad esempio, vedi “la caccia agli ebrei “, perpetrata dai nazisti. “Le Herbariae, per le quali il diritto di Roma prescriveva il divieto di “facere cum herbis”, erano in età classica, sapienti donne greche, portate a Roma come schiave, che istruivano le donne romane, le quali, a loro volta, apprendevano e tramandavano la conoscenza acquisita alle loro figlie, trattandosi, dunque, di un sapere che presentava svariati caratteri: era in forma orale; di tipo pratico-applicativo; come si vedrà, intrecciato alle prime divinità femminili greche e al loro ruolo sociale (non trascurando le fonti epigrafiche, le quali rivelano che, le prime forme di medicina applicata sono intimamente connesse al sapere magico e ai rituali ad esso associati). Le erboriste greche, giunte a Roma, venivano ”ingaggiate” da famiglie senatorie per sanare vendette (nel caso delle esperte di veleni, le “avvelenatrici”), o per rendere un favore alle nobildonne, qualora fossero rimaste incinte a seguito di rapporti al di fuori dal matrimonio, o per curare il popolo, in particolare le donne.” L’operato delle Herbariae nel Basso Medioevo, (1300-1492), assume un significato diverso, in quel periodo furono definite streghe, poiché ritenute alleate e serve di satana. Purtroppo, tristemente note, per la caccia omonima, posta in atto dalla santa inquisizione.

Un problema era la scarsità di medici, soprattutto nell’Alto Medioevo. Solo la nobiltà e le gerarchie ecclesiastiche di grado più elevato potevano permettersi di essere curati da monaci esperti o, dopo la nascita delle Università, da medici “laici”. Invece il popolo, tranne il caso che abitasse in prossimità di conventi, veniva curato da “medici pratici”, guaritori più o meno capaci e seri, nelle zone rurali, soprattutto da donne che conoscevano per tradizione familiare l’uso delle erbe.

fonte

Stiamo “covando” una nuova caccia alle streghe?

Nell’anno 1487 venne dato alle stampe, il famigerato trattato sulla stregoneria: il “Malleus maleficarum”, ovvero “Il martello delle streghe”. Redatto dai domenicani tedeschi Henricus Institoris (Heinrich Kramer) e Jakob Sprenger. il manuale permetteva di riconoscere e affrontare le streghe, come catturarle, torturarle ed estorcere la confessione, per giungere alla prestabilita sentenza e al rogoHo notato, compiendo le ricerche necessarie a questo mio commento sulla stregoneria, con incredulità, una sequela di interpretazioni sulla figura dei Papi nel medioevo, e il loro legame diretto o derivato, dalle bolle papali da loro emesse sull’argomento, e in particolare sull’operato della santa inquisizione, che hanno ben poco di storico. In diversi siti in internet, da me visitati, il tema viene trattato, spesso citando il “Malleus Maleficarum”, e si finisce con il parlare delle streghe per l’aspetto pittoresco, confermando l’interesse contemporaneo sull’argomento, da parte di fasce eterogenee della popolazione.

Considerazioni sulla paura
Frontespizio del Malleus maleficarum.
Il martello delle streghe, in una edizione del 1669

Altri siti, invece ritengono che la chiesa, e i suoi più alti rappresentanti, siano gli unici responsabili delle torture e delle condanne al rogo inflitte a centinaia di migliaia di donne e uomini, ritenuti servi del diavolo. Per nostra fortuna, c’è chi è in grado, di non trasformare la verità storica in una contesa fra fazioni radicalmente opposte, (accecate dalla partigianeria), sviluppando il tema stregoneria, sulla base di fonti certe. Pertanto, invito, chi fosse interessato ad approfondire l’argomento, di leggere l’intervento della professoressa Angela Santangelo Cordani, pubblicato nella rivista Historia et ius (storia giuridica dell’età medievale e moderna), relativo al: “Del modo di procedere contro alle streghe nel Santo Officio, Il Sacro Arsenale di Eliseo Masini e gli albori del declino della caccia alle streghe”.

Versione masiniana

“La versione masiniana, rivela, senza giri di parole, l’atteggiamento che l’Inquisizione romana – creata da Paolo III con la bolla Licet ab initio sulle ceneri dell’Inquisizione medievale e sul modello dell’Inquisizione di Spagna, col compito di combattere, in piena Controriforma, il dissenso e l’eretica pravità -, andava assumendo ormai da qualche tempo nei confronti dei processi di stregoneria, mentre i roghi si moltiplicavano in tutta Europa: si segnava così una svolta profonda rispetto ad un passato contraddistinto anche nella Penisola, specie nel nord Italia, da punte altissime raggiunte dall’ossessione per le streghe e dalla loro sistematica persecuzione, alimentata dalla liturgia della paura e dalla pedagogia del terrore che si sprigionava dal fumo dei roghi.”

“Il più alto momento di esplosione della paura si ebbe nei cinquant’anni che intercorrono fra il 1575 e il 1625. Per le società arcaiche e le loro idee di culto è tipica l’identificazione del concetto di “altrui” con il concetto di “principio soprannaturale maligno”. All’“altrui”, allo “straniero” e al demone, rappresentante delle forze magiche dal male, vengono attribuiti tratti comuni.”

A tal proposito Jurij Lotman ne “La caccia alle streghe” spiega:

“L’aspetto della strega, il suo comportamento, l’aspetto esteriore di Satana e la sua attività, il rituale del sabba: tutto ha assunto forme stereotipate. Le accuse, le risposte, la descrizione delle azioni malefiche, le confessioni, le autoaccuse si susseguono con spossante monotonia di documento in documento nel corso di alcuni secoli e in un territorio che spazia dai Pirenei fino alla Scozia, dalla Scandinavia all’Italia.”

LA PAURA-IL FASCINO-L’IGNOTO-L’INCONSCIO

Quasi tutti da bambini avevamo paura del buio, la notte spalancava le porte alla fantasia, e quel nero diveniva profondo, corposo, materico, pulsava di vita propria e assumeva un’identità. La notte, ci risucchiava in una realtà alternativa, mostrandoci il nostro lato oscuro in tutta la sua immanenza. Ancora oggi, da adulti, quando sogniamo, a volte permane nello stato cosciente, un frammento, un flebile ricordo, un’immagine, un’emozione, che ci pervade e libera un indescrivibile disorientamento. “qualcosa”, che appartiene ad un non tempo, ad un non luogo, che “sentiamo”, di conoscere, ma resta per noi sfuggente. Quel frammento è porzione del mistero infinito che lo accoglie. E quando cerchiamo di afferrare quella impercettibile particella, tentando di dargli un significato razionale, essa si dissolve e si ritrae, nel suo impenetrabile regno, che è “il nostro individuale- collettivo intimo regno nascosto”. Nel fluire dei secoli, le paure dell’uomo sono mutate? Alcune sono di certo passate in secondo piano, o addirittura scomparse.

Le eclissi solari o lunari per migliaia di anni hanno terrorizzato e affascinato i popoli della Terra, fino a quando la scienza ne ha spiegato le origini. oltre la paura innescata da eventi ciclici: guerre, atti terroristici, crisi economiche, epidemie, causati dagli uomini. Quindi reali. Esistono, altre motivazioni ben più potenti, che la evocano, quelle occultate nell’abissale inconscio, non governabili dalla ragione, ma presenti da sempre nella percezione (individuale – collettiva), che gravano come un enorme monòlito, sulla condizione umana. Gli archetipi.

Nella psicologia analitica di C.G. Jung, l’a. (o Imago o dominante o immagine mitologica o primordiale) è un contenuto dell’inconscio collettivo, che determina la tendenza a reagire e a percepire la realtà secondo forme tipiche costanti nei vari gruppi culturali e periodi storici. Gli a., contenuti nei livelli più profondi dell’inconscio, non risultano mai accessibili direttamente e affiorano nel linguaggio figurato, nei miti, nei simboli onirici, nelle rappresentazioni folcloriche, tutte manifestazioni che possono essere utilizzate nella terapia analitica per indagare il modo in cui l’inconscio collettivo modella le forme fondamentali dell’adattamento.

Considerazioni sulla paura
“L’anima e l’inconscio” – (dipinto digitale, particolare) – 19/02/2008, di Enzo Magini

LA PAURA INDUBBIAMENTE AFFASCINA

La definizione di fascino, qualunque sia il dizionario o vocabolario al quale facciamo riferimento, è la stessa, e tanto vale anche per il suo etimo.

  1. potere di seduzione esercitato da cose o persone.
  2. malia, stregoneria con cui si influisce su altri a scopo malefico.

Etimologia: ← dal lat. fascĭnu(m) ‘incantesimo, maleficio, amuleto’, probabilmente, dalla sovrapposizione di scis (fascio), al greco, skanos (incantatore).

La seduzione, la malia, l’incantesimo. Hanno origine dalla paura, o la determinano? L’occulto ha “sedotto” l’uomo, come il miele attira le mosche. Questo è l’aspetto della paura che più mi attrae. Occulto, nascosto, celato, segreto, misterioso:

In fondo sappiamo, e lo abbiamo sempre saputo, che non sono le cose esterne a farci paura: che la paura nasce da un senso di vertigine davanti all’ignoto, e che l’ignoto più grande e misterioso di ogni altro, è quello che alberga nelle nostre profondità, non nella dimensione esterna.

 – fonte

I misteri, sono stati e sono il movente che ha permesso all’umanità di evolversi.Convinto della sfericità della Terra, Cristoforo Colombo ha compiuto un viaggio verso l’ignoto, pieno di insidie, reali e irreali. Arrivando a San Salvador, (come la chiamiamo oggi), è riuscito a dimostrare che la Terra è effettivamente tonda. Ma che fine hanno fatto, le insidie irreali che hanno quasi costretto Colombo, a rinunciare all’impresa? Attualmente, i marinai quando affrontano gli oceani, muniti di tutti i mezzi tecnologici necessari, come affrontano le paure irreali che certamente, li assalgono? Quella massa infinita d’acqua, è un enorme creatura, che avvolge tutto, lo permea, plasma visioni, e le paure inconsce dell’uomo inevitabilmente affiorano.

Come affiorano senz’altro nei moderni “navigatori dello spazio”, gli Astro-Nauti. Concludendo, cosa è più potente la paura generata da un fatto concreto o quella prodotta dal misterioso, enigmatico inconscio? Quanto l’inconscio collettivo ha influito sulle vicende umane? Quando posso osservare la volta celeste di notte, lontano dalle arroganti luci della città, che lo nascondono, torno come per magia ad essere il bambino che si perdeva stregato e impaurito, nell’oscurità della sua stanza e provo di nuovo, sconcerto, paura, vertigine, nell’attimo fuggente e fuggevole, che mi travolge, ma anche un’emozione non definibile da un solo vocabolo, perché è armonia di tante emozioni diverse: serenità, quiete, distacco dagli umani affanni. Il profondo nero di quella stanza, è mutato in un eterno, incommensurabile e misterioso universo. E la mia essenza interiore finalmente, per una frazione di secondo, avverte la concordia.

 Articolo di

Enzo Magini

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli correlati

Inizia a scrivere il termine ricerca qua sopra e premi invio per iniziare la ricerca. Premi ESC per annullare.

Torna in alto