Riti odinici nella Campania longobarda

Somiglianze tra due culture

Sin dall’antichità, in seguito alle molteplici invasioni barbariche che hanno visto l’Italia come palcoscenico di conflitti e convivenze, la cultura classica romana e quella germanica sono state a contatto, influenzandosi a vicenda. Dunque, più che ad uno scontro, bisogna guardare a queste incursioni come ad uno scambio culturale tra popoli connotati da una forte impronta rituale-religiosa, ma non solo: basti pensare all’usanza dei ceti longobardi più elevati, di aggiungere al corredo funerario una croce in lamina d’oro, tipico della cultura latina, segno del potere del defunto, equiparato ormai al prestigio sociale riservato alle genti romane. Di fatto è semplice capire che la conversione al cristianesimo dei popoli barbari non è altro che un espediente politico, di fatti riti e miti germanici continuavano a permeare la quotidianità di questi popoli, riflettendosi anche nella cultura italica. Primo tra tutti il culto di Wotan/Odino, con la caccia selvaggia e l’adorazione della vipera bicefala, figura successivamente associata, in seguito alla cacciata dei bizantini dal Gargano, a quella di San Michele Arcangelo, rappresentato con un mantello o tra tuoni e fulmini, attributi tipici del dio germanico padre degli Asi.

I barbari in Campania

In Campania per secoli hanno convissuto popoli di diversa origine e cultura, in un clima alternato di guerra e convivenza. Dopo la caduta dell’Impero Romano, datata dagli storici nel 476 d.C. si susseguirono varie invasioni barbariche. Ricalcando le orme dei Goti, nel 568 d.C. i Longobardi, guidati dal re Alboino, riuscirono a superare le Alpi, facendo di Pavia la capitale della Langobardìa Maior. Ma la loro avanzata continuò fino alle terre di Benevento, Salerno e Capua, dando vita alla controparte meridionale del regno, la Langobardìa Minor.

Culto odinico

Al centro della religiosità pagana troneggiava la figura del padre degli dei nordici, gli Asi, ovvero Wotan/Odino; il cui nome, d’altronde, proviene dalla stessa radice del latino ‘vates’ (veggente), caratteristica permeante della figura di questo dio. La caratteristica magica di Odino sfida la nostra concezione di dio: è un dio misogino, crudele, furbo, bellicoso, ma anche Ergreifer (colui che afferra), cioè che possiede gli uomini tramite il furor estatico, basti pensare ai Berserkir.

Il rito della Caccia Selvaggia

Un’eco odi questo antico culto lo troviamo descritto nel De Nuce Maga Beneventana di Pietro Piperno del 1639, una controparte campana di un rito odinico che vedeva una schiera di guerrieri a cavallo che girano in una giostra equestre intorno ad un albero di noce al quale è appesa una pelle animale. Durante il rito le spoglie erano bersagliate con lance e frecce e poi morse dai celebranti in una sorta di furor estatico. Secondo alcuni studiosi questo rito potrebbe essere collegato anche ad una cerimonia tipica dei cacciatori del Nord, durante la quale all’immolazione di una capra erano collegati balli frenetici e canti.Il rito potrebbe ricollegarsi al mito di Thor/Donar che sfama i suoi compagni e se stesso con due capre, di cui fa conservare le ossa e le pelli per poi, col suo martello, resuscitarle. Inoltre a questa tradizione può essere ricollegato anche il culto osco della dea Diana. A Benevento molte streghe erano chiamate Janare, nome riconducibile alla stessa dea Diana, dea della caccia. Dunque il rituale delle Janare intorno all’albero di noce può essere ascritto ai vari riti della Caccia Selvaggia.

L’adorazione della vipera bicefala

Piperno afferma anche che a Benevento era adorata un a vipera d’oro bicefala e alata. In presenza di essa si svolgeva un rito sul fiume Sabato: delle donne urlanti saltavano intorno ad un albero di noce da cui pendevano serpenti. Questa è una chiara rappresentazione di compenetrazione di rituali germanici e italici collegati alla fertilità, alla natura e all’oltremondo.

San Michele Arcangelo

La Chiesa, nei confronti di Wotan/Odino, ha avuto una posizione ambivalente: c’è chi l’ha trasformato in un diavolo e chi, invece, lo ha conservato trasformandolo in un santo, come è stato fatto per tantissime altre figure, in modo tale da invogliare la conversione dei pagani. Una delle ‘incarnazioni’ più famose del dio è quella nell’Arcangelo Michele, che andò connotandosi sempre più come ‘’protettore delle milizie’’ e ‘’Arcangelo giustiziere’’. Inoltre conserva caratteristiche tipiche del dio nordico, ad esempio, sul Gargano, appare rappresentato tra fulmini e tuoni e colpisce i bizantini con saette di fuoco.

Bibliografia

Il culto odinico nella Campania longobarda, P. Costagliola, edizioni Ensi, Roma.

Articolo di

Erika Inderst

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