Salerno Letteratura Festival - Intervista a Ines Mainieri

Salerno Letteratura Festival – Intervista a Ines Mainieri

Quest’anno come da 8 anni a questa parte, si tiene il festival letterario Salerno Letteratura

Per sette giorni la letteratura e la diffusione culturale diventano protagoniste della città e la invadono, valorizzandone gli angoli più belli e caratteristici, per regalare un valore aggiunto alle grandi risorse storiche, artistiche di Salerno. Quest’anno, dal 18 al 25 luglio, alcuni luoghi storici della città sono animati da 160 panel che accolgono incontri in presenza e virtuali con ospiti d’eccezione, spettacoli teatrali, eventi per bambini, e una summer school pensata per i più giovani. La fortuna di Salerno Letteratura  Festival è merito dei suoi organizzatori, che dal 2013 portano alla città di Salerno un prodotto di qualità, accessibile a tutti – con prenotazione e attenzione agli assembramenti, data l’emergenza sanitaria in corso- e quasi totalmente gratuito. The Serendipity Periodical ha incontrato la direttrice organizzativa del festival, Ines Mainieri,che ci ha parlato di come si organizza un festival di questo livello e cosa cambia quest’anno rispetto a quelli passati per continuare a presentare un prodotto di alta qualità, in totale sicurezza.

Salerno Letteratura Festival - Intervista a Ines Mainieri
Ines Maineri

Il festival della letteratura di Salerno è una realtà ormai affermata e di successo dal 2013, come è nato il tutto?Salerno Letteratura Festival - Intervista a Ines Mainieri

Il festival nasce da una mia idea di fare innanzitutto una cosa che mi piacesse. Quando sono andata in pensione ho deciso di fare qualcosa che mi desse soddisfazione, e soprattutto ho pensato alla comunità. Mi sono detta, perché non fare qualcosa di culturale che serva a questa città? Allora ho pensato subito a Francesco Durante, ne ho parlato con lui e come due temerari siamo partiti per questa avventura. Tutto è stato nel ragionare sull’offerta. Siamo stati in grado di dare al pubblico salernitano un prodotto di qualità e Salerno ha risposto bene. Poi in otto anni siamo riusciti a crescere in maniera esponenziale, al di là delle nostre aspettative. E lo abbiamo fatto con determinazione. Abbiamo avuto e abbiamo ospiti importanti, siamo diventati molto attrattivi. Quando si tiene la barra dritta sulla qualità, si è educati e ci si tiene a fare le cose per bene, i risultati arrivano e il lavoro viene apprezzato.

Quest’anno la situazione è un po’ diversa per la questione relativa al Covid. Come cambia il festival rispetto agli anni passati?

Questa situazione ha richiesto norme di sicurezza che sono state una novità assoluta anche per noi. C’è voluto molto coraggio nel decidere di fare un festival in presenza. Al sud lo abbiamo fatto noi, e un altro festival in Puglia, tutti gli altri festival sono slittati ad ottobre. Io però a maggio ho detto: “proviamoci”. Poi via via, dal 18 maggio in poi le cose hanno iniziato a diventare più chiare. Dobbiamo ovviamente sottostare a norme di sicurezza che un po’ ci hanno penalizzato. Per il distanziamento, ad esempio, abbiamo ridotto a un terzo la nostra capienza standard dei luoghi. Se il duomo, ad esempio, ospitava seicento persone l’anno scorso, adesso sono 160. Un altro aspetto penalizzante è che non abbiamo potuto avere ospiti stranieri fisici, ma solo da remoto, dal momento che ovviamente non possono viaggiare. Quindi è un anno particolare, ma la cosa bella è che gli eventi sono comunque pieni. Abbiamo più eventi in contemporanea nella fascia oraria 19 – 00, e la contemporaneità, unita ai posti limitati è in realtà un punto di forza, perché le persone non trovano posto ad un evento e possono prenotarsi per un altro, o comunque passare, e se c’è disponibilità le persone si registrano lasciando i propri dati e partecipano all’evento.

Il festival, inoltre, è una realtà culturale interessantissima che riesce ad essere allo stesso tempo di alto livello ma quasi del tutto gratuito. È difficile fare cultura in questo modo inclusivo? Quali sono gli ostacoli incontrati negli anni?

Sicuramente quest’anno il festival è stato organizzato con l’aiuto della regione, ma da qualche anno abbiamo il sostegno di imprenditori e aziende private. Quest’anno la crisi ci ha un po’ penalizzato perché magari aziende che ci hanno sostenuto in passato non hanno potuto farlo. La questione della gratuità degli eventi è comunque ancora importantissima perché rende il festival accessibile.

Duna di sale, l’associazione dietro questo festival, ha anche molti altri progetti in ballo come Gli stati generali della letteratura del Sud , il premio Salerno Libro d’Europa etc. Qual è il fulcro di questi altri progetti e come si muovono?

In realtà di Duna di Sale se ne occupa Daria Limatola che è la referente del programma ragazzi. Io però ho fondato l’associazione del 2001, quindi 19 anni fa, ed è un’associazione che ha fatto molte cose per poi fare una pausa e riprendere con questo festival. Abbiamo partecipato anche a dei progetti europei, ad esempio siamo stati capofila al Progetto Ecic con delegazioni dal Portogallo, Francia, Spagna e Irlanda che si è concluso proprio lo scorso anno nell’edizione del festival 2019. Poi ci sono, sì, gli Stati Generali che si tengono ad ottobre. Un’altra attività che abbiamo è il circolo dei lettori, lavoriamo con loro tutto l’anno. Facciamo delle attività invernali sotto il cappello di Fuori Festival, invitiamo autori, facciamo presentazioni, facciamo cose con l’università con cui siamo convenzionati. Siamo sempre aperti a nuove proposte e nuovi autori, non ci fermiamo mai.

Salerno Letteratura Festival - Intervista a Ines Mainieri

 

Parlando invece di giovani, la generazione tra i 16 e i 30 anni, che è sempre più veloce e più tecnologica. Come reagiscono i giovani al festival?

Dallo scorso anno io ho visto molti più giovani al festival. Primi tra tutti i nostri volontari – sebbene quest’anno, per questioni di sicurezza e rischi di Covid abbiamo dovuto restringere il campo a volontari maggiorenni. Di solito abbiamo circa 70 volontari, quest’anno era un po’ complicato mantenere questi numeri e inserire i giovanissimi. Però abbiamo la Summer School, che generalmente ha circa 140 iscritti adolescenti. Quest’anno sono circa una quarantina. È molto diversa dagli scorsi anni. Se di solito dura tutto il giorno, tutti i giorni del festival, questa è prettamente pomeridiana e dura un paio d’ore al giorno. Abbiamo sviluppato un programma ristretto, ma non volevamo perdere questa occasione perché è importante per noi. I numeri nonostante le misure preventive sono stati ottimi. Questo mi ha anche molto sorpreso perché mi aspettavo che a luglio i ragazzi andassero al mare o prediligessero altre attività, invece abbiamo capito che questo evento è un qualcosa di consolidato e ha un certo impatto. E ne siamo molto contenti.

Che progetti avete per il futuro di questo festival?

Noi ci auguriamo e abbiamo intenzione di consolidare il festival ancora di più, anche da un punto di vista finanziario. C’è molto volontariato dietro l’organizzazione del festival, anche lo staff è qui per lo più perché ha creduto nel progetto. Ma ci auguriamo di tutelarlo un po’ di più. Inoltre ci auguriamo di fare cose sempre più interessanti. Diciamo che già l’edizione di quest’anno è una bella sorpresa dal momento che siamo ancora in periodo di Covid. Speriamo di continuare su questa linea e crescere.

intervista di

Martina Russo

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