All'ora di cena - racconto breve di Valeria Magini

All’ora di cena – racconto breve di Valeria Magini

 

La luce afona del giardino si arrossa e la pace echeggia armoniosa sul finire di questo tramonto estivo. Sola un’ape ancora viaggia, saltellando di pistillo in pistillo.

L’aria è selvaggia, umida, zuccherina; insaporita dal profumo del bergamotto e dalla salsedine, che senza sosta vola, trascinata dalla stanca brezza, sua eterna compagna. In lontananza risa fiacche, riarse dal sole di fine estate, tornano a casa. All’ombra del mandarino, infreddoliti granelli di sabbia dorata riposano, sospirando il caldo del giorno. E’ ora di cena e il pergolato, ammantato dalla Bouganville, colora la tavola. Il bucato fresco e profumato svolazza in un angolo del mio giardino, mentre seduta, abbandono le mie nude solitarie gambe sull’erba madida. Il mio vestito bianco risalta sul verde brillante. Le braccia si stringono l’un l’altra, un colpo di vento e subito qualche brivido mi sconquassa.

Osservo l’edera, che allacciata al pino, prova a raggiungere le nuvole rosa rimaste intrappolate in questo quadrato di cielo. I fiori profumati del Rinscospermo abbracciano il muro che fa da confine con il vicino di Bergamo; allungo lo sguardo, non vedo niente; ma dall’altra parte il profumo di pesce grigliato si alza nell’aria. All’improvviso nel mio giardino dalla soglia della porta finestra spunta un piede scalzo, piccolino e cicciotto. E’ Alice, nostra figlia. Neanche mi guarda; esce di corsa e, dopo una veloce occhiata alla casa delle fatine nella siepe, torna dentro tra una piroetta e l’altra. Provo a seguirla con lo sguardo nel salotto confortevole e accogliente di questa casa ormai passata. Intravedo le vecchie fotografie, ora ingiallite…. Ma ecco che vengo distratta dagli spruzzi dell’innaffiatoio automatico che si sveglia puntuale ogni giorno alle otto. E’ ora di cena.

Resto seduta ancora qualche minuto e ripenso ai nostri sorrisi e a quei baci che ci siamo scambiati su un’isola al largo della Sicilia in un’estate lontana. C’era una specie di magia nell’aria: il sole sempre caldo, i fiori dai colori così esotici, il pesce fresco giù al vecchio porto. Chiudo gli occhi e mi sembra di rivivere quei momenti, tra litigi e cene romantiche. Un viaggio da ripetere, ci eravamo detti. Volevamo vivere in un sogno colorato dal mare e profumato dai fiori, lontani dal reale per farci cullare dalla nenia del vento.

Ma di nuovo l’innaffiatoio mi distrae; mi riporta a casa e all’ora di cena. Devo alzarmi; il sugo lasciato in cucina sarà ormai pronto.

 

Scritto di

Valeria Magini

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