Lolita – o La confessione di un vedovo di razza bianca

Il romanzo dello scandalo

Ci sono opere che sopravvivono al tempo nonostante la morale pubblica non sia esattamente dalla loro parte. È questo il caso di Lolita (1955), il romanzo più celebre dello scrittore russo naturalizzato statunitense, Vladimir Nabokov. La pubblicazione non fu immediata: come racconta lo stesso autore in A proposito di un libro intitolato Lolita, il dattiloscritto suscitò una forte reazione negativa da parte degli editori americani, che giudicarono il romanzo osceno e pornografico. Ma qual è il contenuto di Lolita per essere tacciato di simili accuse?

L’opera

Il romanzo è diviso in due parti e racchiude le memorie di Humbert Humbert, pseudonimo di uno studioso di letteratura francese dalla passione immorale per quelle che lui definisce le sue “ninfette”, bambine in età prepuberale che popolano le sue perverse fantasie. Dopo un matrimonio fallito e a seguito di un’eredità ingente lasciatagli da un lontano parente, decide di trasferirsi negli Stati Uniti, dove conosce la sua Lolita.

Lolita è il soprannome di Dolores, ragazzina dodicenne figlia di Charlotte Haze, proprietaria della casa presso cui Humbert alloggerà a Ramsdale, New England. Per una fortunata serie di eventi, Humbert riuscirà a sposare Charlotte, che morirà in un incidente stradale proprio quando scoprirà le mire diaboliche del marito.

Humbert, divenuto tutore di Lolita, trama per abusare della giovane, ma sarà la stessa ragazzina a offrirsi a lui. Tra il 1947 e il 1948, Lolita e Humbert viaggiano per l’America passando da un motel all’altro, stabilendosi poi a Beardsley, dove Lolita inizierà a frequentare una scuola femminile, dimostrando un particolare talento per la recitazione: ciò diverrà il pretesto per allentare la morsa in cui la stringe Humbert, sempre più ossessionato dall’idea che la ragazza possa fuggire.

Alle prove per una recita scolastica, Lolita conosce il commediografo Clare Quilty, che l’aiuterà a scappare. Sapremo dopo da Lolita, ormai diciassettenne, sposata e in dolce attesa, che Quilty non aveva intenzioni migliori per lei, in quanto mirava a farla diventare la star dei suoi film erotici. Venutone a conoscenza, Humbert decide di ucciderlo.

Arrestato e in attesa del processo, l’uomo scrive queste sue confessioni prima di morire in carcere; la sorte di Lolita non sarà migliore: morirà dando alla luce una bambina morta.

 

Lolita – o una parodia dell’infanzia del sogno americano

Se il tema più banale è la perversione sessuale e, più precisamente, la pedofilia, a passare inosservati sono temi come l’impatto del cinema e della pubblicità sulla vita delle giovani fanciulle. Lolita è ossessionata dalle riviste patinate, dai cartelloni pubblicitari e dalle dive del cinema.

La ragazza, particolarmente precoce e promiscua, accetta di avere rapporti sessuali con Humbert ingolosita dalla prospettiva di regali, dolciumi e ricompense in denaro: la vera rovina di Lolita è la cultura di massa e il consumismo. Il cinema è strumento di perdizione per le giovani ninfette, mitizzate e sessualizzate dal grande schermo. Il più celebre caso di sessualizzazione di una bambina nella storia del cinema è rappresentato dalla carriera di Shirley Temple, all’apice del successo tra gli anni ’30 e gli anni ’40.

La Temple iniziò la sua carriera nei Baby Burlesks, una serie di otto pellicole satiriche interamente interpretate da bambini. In uno di questi, War Babies (1932), rifacimento del film muto What Price Glory? (1926), la diva-bambina interpreta il ruolo di una prostituta che si fa pagare in lecca-lecca, accessorio ricorrente nell’iconografia di Lolita, come ricorda anche la locandina del rifacimento cinematografico del 1962 diretto da Stanley Kubrick.

Nella pellicola del ’26 il ruolo di prostituta è interpretato dall’attrice messicana Dolores del Río, con cui la giovane Lolita condivide il nome e le origini (secondo Humbert, la ragazza sarebbe stata concepita in Messico). In Bright Eyes (1934), altra pellicola che vede Shirley Temple come protagonista, la madre della bambina da lei interpretata perde la vita in un incidente stradale, e a prendersi cura della povera orfanella sarà il padrino scapolo.

I riferimenti di Lolita alla filmografia di Shirley Temple potrebbero continuare, ma qui se ne dà solo qualche esempio.

Lolita e la psicoanalisi

In uno sfogo che ricorda quasi La coscienza di Zeno, Humbert Humbert racconta la storia della sua perversione e spesso scimmiotta il pensiero di Freud, ma proprio in termini psicoanalitici, la storia di Lolita potrebbe essere interpretata come un esempio del complesso di Elettra.

Effettivamente, Charlotte e Lolita si contendono le attenzioni di Humbert e, già prima del matrimonio che lo farà diventare suo padre, Lolita dimostra una certa simpatia per l’uomo, di cui sembra essersi infatuata; la madre, intuendo i sentimenti della figlia, la tratta come una rivale in amore.

Emblematico è il fatto che una volta scoperte le mire di Humbert, Charlotte reagisca provando rabbia nei confronti di Lolita, definendola una “miserabile mocciosa”, come se fosse lei la causa della perversione del marito.

Lolita di Nabokov è certamente un romanzo complesso, analizzabile sotto vari aspetti, tra cui non va dimenticato quello estetico. La prosa dello scrittore è fortemente evocativa e mai esplicita. Per questo, nonostante le tematiche scabrose, Lolita rimane un capolavoro della letteratura contemporanea.

Articolo di

Caterina Pagano

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