Neopatrimonialismo

Ascesa e declino dei regimi Neopatrimonialistici-parte II

Ascesa e declino dei regimi Neopatrimonialistici-parte I

In questa sezione tratteremo le nozioni di “Sultanismo” e “Neopatrimonialismo”, riportando alcuni esempi storici di dittature neopatrimoniali; in particolare la Repubblica Dominicana di Trujllo e la Repubblica Centrafricana guidata da Jean Bedel Bokassa.

Vi è innanzitutto da precisare che il “Sultanismo” non si riferisce solo a regimi di matrice islamica, ma anche a ordinamenti militari di stampo autoritario come le Filippine di Marcos e la Corea del Nord capeggiata da Kim il Sung.

Il Sultanismo vuole indicare un potere autoritario che investe tutte le sfere sociali, ma in maniera più massiccia la vita pubblica e quella politica.

Secondo Juan Linz la pervasività del potere sultanistico fa in modo che venga abrogata ogni forma democratica, annullando il pluralismo. Facendo però, un breve excursus storico dobbiamo ricordare che il potere sultanistico tipico dell’impero Ottomano ha registrato anche l’azione eccellente di alcuni sultani che oltre a estendere i propri confini del loro impero ne hanno accresciuto il prestigio, sostenendo iniziative artistiche e culturali.

Tuttavia esso ha anche attraversato periodi in cui sultani feroci utilizzavano il loro potere militare come mezzo volto a soffocare ogni iniziativa del popolo, che il più delle volte viveva in condizioni di indigenza.

Il Neopatrimonialismo indica invece un regime assolutistico caratterizzato dall’accentramento del potere e dalla gestione del territorio considerato come parte del proprio patrimonio personale. Esso si basa su due aspetti fondamentali:

  • Il potere politico costituisce il patrimonio privato del sovrano.
  • La pubblica amministrazione serve solo alla gestione del potere e del territorio considerati patrimonio del sovrano.

Il potere neopatrimoniale inoltre  trova il suo profilo in quella che Max Weber definiva “Legittimità carismatica”, vale a dire che il potere deriva dalle caratteristiche eccezionali di una persona. In questo caso il leader/capo politico si sente investito di una missione che esercita con il consenso estorto ai suoi sudditi. Questo ad esempio è il caso di Hitler, Mussolini, Lenin e Stalin.

Il Neopatrimonialismo attua dunque un controllo totale delle istituzioni pubbliche e della società attraverso funzionari corrotti che in cambio di benefici diventano sentinelle del dittatore.

Concludendo, dunque, si può evincere che l’amministrazione nei regimi neopatrimoniali è l’amministrazione del sovrano che si contraddistingue per tre aspetti fondamentali:

  • I funzionari vengono reclutati in base al rapporto fiduciario con il Sovrano.
  • Le decisioni vengono prese in base alla discrezionalità del dittatore.
  • I cittadini sono trattati in base a un sistema di favori politici.

La Repubblica Dominicana

Rafael Leónidas Trujillo Molina, soprannominato “el Jefe” (il capo) o “el Benefactor” (il benefattore), è stato per oltre trent’anni dittatore della Repubblica Dominicana, governandola come un padrone assoluto. Il suo governo è considerato come una tra le dittature latine più sanguinose dell’età contemporanea con la morte di circa 50.000 persone, tra oppositori politici, rivoltosi e vittime della propaganda anti-haitiana dell’epoca.  La strada, che lo portò al potere nel 1930, fu quella della carriera militare, da lui percorsa negli anni tra il 1916 e il 1924, quando la regione dominicana si trovava sotto l’occupazione statunitense.  Trujillo si era unito alla Guardia Nazionale addestrata dai Marines americani, iniziando così la strada che lo portò al potere. Nel 1924, quando le truppe statunitensi lasciarono il paese in una traumatica situazione sociale ed economica , Trujillo che era in buoni rapporti con Horacio Vásquez, allora eletto presidente della Repubblica, fu nominato prima tenente colonnello e capo di Stato Maggiore e poi generale.

Nel 1830 un gruppo di oppositori politici sollevò un’insurrezione contro il presidente Horacio Vásquez. Trujillo, pur avendo ricevuto l’ordine di contrastare  l’insurrezione, lasciò mano libera agli insorti, che obbligarono Vásquez a dimettersi. Trujillo si propose come candidato alle elezioni presidenziali del 1930, in concorrenza con Federico Velásquez Hernández, ma quest’ultimo ben presto si ritirò dalla candidatura probabilmente per via della forte repressione subita dall’avversario.

Il generale divenne così l’unico candidato alle elezioni, sostenuto dal gruppo paramilitare altamente repressivo ed intimidatorio, che assaliva i locali dei partiti oppositori e non esitò a eliminare chi era d’intralcio, come il giornalista Virgilio Martinez Reyna e sua moglie Altagracia Almánzar. Divenne ufficialmente presidente della Repubblica Dominicana il 24 maggio del 1930. In seguito si scoprì che le elezioni erano truccate, dato che alle urne si trovarono più voti a favore di Trujillo di quanti non fossero gli elettori. Assunto il potere, instaurò un sistema dittatoriale che è durato per oltre trent’anni; un governo molto rigido e vessatorio nei confronti dell’opposizione quasi inesistente. Nell’intento di controllare qualsiasi atto di dissenso, stabilì di devolvere il 21% del bilancio nazionale al rafforzamento della “Guardia Nacional” e alle agenzie di spionaggio.

La dittatura (dal 1930 al 1961)

Gli anni della dittatura durarono dal 1930 al 1961, intervallati dal governo condotto da Héctor Bienvenido Trujillo Molina, fratello del dittatore, che ricoprì la carica di presidente della Repubblica Dominicana due volte (sotto il controllo del fratello).

L’unico partito presente nel paese era il “Partido Dominicano”,  sostenitore della dittatura e basato sui principi della lealtà al proprio presidente, dell’ordine e della disciplina, considerati valori irrinunciabili per i Dominicani

Spinto da esasperato egocentrismo cambiò anche il nome a molte città, compresa la capitale, che fu denominata Ciudad Trujillo.

Inoltre, avvalendosi del proprio potere riuscì a crearsi un’enorme patrimonio, che gli conferì il titolo di uomo più ricco del paese. L’operazione più traumatica della sua dittatura fu il genocidio del 1937, noto come “Massacro del prezzemolo”. Trujillo aveva sempre sostenuto l’immigrazione europea nel paese, infatti nel 1938, alla Conferenza di Evian, si era dichiarato disposto ad accettare un buon numero e nel 1939 ad accettare  gli esiliati repubblicani reduci dalla guerra civile spagnola. Tuttavia si mostrò sempre contrario all’immigrazione haitiana , al punto tale da promuovere una politica xenofoba nel paese nei confronti degli haitiani e anche dei dominicani con un colore della pelle particolarmente scuro. Nell’autunno del 1937 Trujillo ordinò l’uccisione degli haitiani che vivevano nella zona di confine tra i due paesi. Il numero delle vittime è ancora incerto, ma se ne stimano circa 20.000.

Inizialmente il governo incolpò il popolo intollerante nei confronti degli haitiani, poi usò come giustificazione la necessità politica di eliminare le infiltrazioni cospirative. Molti videro l’accaduto come una “punizione” nei confronti di Haiti che si era dichiarata disposta ad accogliere i dominicani che vi cercavano rifugio. L’evento fu denominato “El corte” o anche “Massacro del prezzemolo“, poiché gli haitiani erano identificati facendoli, pronunciare la parola “perejil” (prezzemolo). Anche per tale evento il governo trujillista fu accusato di voler attuare una politica di “sbiancamento razziale” della popolazione. Trujillo realizzò anche un forte e vasto piano di alfabetizzazione, allo scopo di contrastare l’alto tasso di analfebetismo presente nel paese e cercò di aiutare le molte famiglie povere del paese con una serie di sussidi statali. Nonostante queste misure, le condizioni di vita della popolazione rimasero precarie. Alla fine del 1945 aumentò il malcontento dei coltivatori di zucchero a causa dell’inflazione e vi furono molti scioperi i quali furono considerati come “delitti di vacanza” e gli scioperanti furono catturati e incarcerati. La politica repressiva di Trujillo aveva scandalizzato l’opinione pubblica internazionale e si era procurata molti paesi nemici come: il Venezuela , il Guatemala ,Cuba , Haiti e la Costa Rica Subì anche molte critiche dalla presidenza Kennedy,  che stava già elaborando dei piani con la CIA a proposito della situazione dominicana. Anche il popolo tentò di ribellarsi alla tirannia; nacquero il movimento rivoluzionario “14 giugno” e la spedizione di “Cayo Confites“, entrambi costituiti per lo più da esiliati, appoggiati dal governo cubano. Due furono gli episodi che sconvolsero il mondo: il primo fu il rapimento e l’assassinio del professore spagnolo Jesús Galíndez nel 1956, il quale viveva a New York ed aveva fortemente criticato la dittatura; il secondo episodio fu l’assassinio delle sorelle Mirabal il 25 novembre del 1960, ispiratrici del movimento democratico “14 giugno”.

Nel 1961 un colpo di fucile lo raggiunse mentre, nottetempo, transitava in automobile verso San Cristobál, la sua città natale, alla periferia della capitale, Santo Domingo, che aveva fatto ribattezzare come “Ciudad TrujilloPrima della morte era riuscito, assecondato da una famiglia voracissima, ad accumulare circa 800 milioni di dollari dell’epoca, messi al sicuro in banche straniere.

La sua morte segnò la fine della dittatura. Il 20 dicembre del 1962 si ebbero le elezioni libere, di carattere democratico, dove poterono partecipare tutti i partiti. Gli spogli diedero la vittoria a Juan Bosch, candidato presidenziale a capo del “Partito Rivoluzionario Dominicano”, con il 59% dei voti.

 

La Repubblica Centrafricana sotto Jean-Bedel Bokassa

Jean-Bedel Bokassa, noto anche come Salah Eddine Ahmed Bokassa , è stato Presidente della Repubblica Centrafricana dal 1º gennaio 1966 al 4 dicembre 1976 e poi imperatore dell’Impero Centrafricano (fino al 21 settembre 1979) col nome di Bokassa I.

Bokassa era nato a Bobangi, nella colonia francese, chiamata allora Africa Equatoriale Francese e oggi Repubblica Centrafricana. Il padre era un capo che osò opporsi  alla dominazione francese, aggredito dalle truppe francesi,venne brutalmente ucciso il 13 novembre dello stesso anno e una settimana dopo anche la madre di Bokassa decise di suicidarsi, sconvolta dalla perdita del coniuge. Bokassa, rimasto orfano, fu iscritto dai parenti in una scuola di missionari cattolici. Si impegnò ad imparare bene la lingua francese ed un suo insegnante, vedendo che era molto attaccato ad un libro di grammatica scritto da un certo Bedel, cominciò a chiamarlo col nome di Jean Bedel.

Ottenuto il diploma, decise di unirsi all’esercito della Francia, iniziando così la  carriera di soldato professionista, che alla fine della seconda guerra mondiale lo portò ad ottenere il grado di sergente maggiore , nonché due importanti decorazioni: la Legione d’Onore e la Croce di Guerra. Il 1º gennaio del 1966, con la nazione in gravi difficoltà economiche, Bokassa attraverso un audace colpo di stato esautorò il cugino Dacko ed assunse il potere come presidente della Repubblica e capo dell’unico partito politico legalmente ammesso, il Movimento per l’Evoluzione Sociale dell’Africa Nera (MESAN).

Nel marzo del 1972 si autoproclamò presidente a vita. Scongiurò un colpo di Stato nel dicembre del 1974 e sopravvisse ad un attentato alla sua vita realizzato nel febbraio del 1976 Nel settembre del 1976 Bokassa sciolse il governo e lo rimpiazzò con il Consiglio della rivoluzione Centrafricana. Tre mesi dopo nel dicembre 1976, al congresso del MESAN, Bokassa dichiarò la trasformazione della repubblica in monarchia e la nascita dell’Impero Centrafricano. Promulgò una costituzione imperiale e si autoproclamò imperatore col nome di Bokassa I.

La cerimonia dell’incoronazione fu sfarzosa . Bokassa, con in mano uno scettro preziosissimo, imitando Napoleone I , alla presenza del vescovo di Bangui, suo cugino, cinse la corona da solo: era d’oro massiccio, tempestata da 5000 diamanti e realizzata in Francia. Bokassa tentò di giustificare la sua azione con la scusa che la creazione di una monarchia imperiale avrebbe aiutato la Repubblica Centrafricana ad elevarsi rispetto al resto del continente e guadagnarsi il rispetto del mondo.

La sua iniziativa però ebbe solo conseguenze negative: ad esempio furono spesi più di 20 milioni di dollari per l’incoronazione e  una tale perdita gettò sul lastrico le già esigue risorse del povero Stato. Inoltre, nonostante fossero stati diramati moltissimi inviti, quasi nessun leader straniero partecipò all’evento, pertanto il prestigio tanto agognato non fu affatto raggiunto: addirittura Bokassa desiderava che fosse il papa Paolo VI ad incoronarlo, ma ciò non avvenne.

Anche se il nuovo impero era nominalmente una monarchia costituzionale, non vennero fatte riforme democratiche di rilievo, in compenso rimase ampiamente praticata con tutti i mezzi la repressione degli oppositori politici. Largamente praticate erano le torture. L’instaurazione del regime autoritario e dittatoriale non venne censurata a livello internazionale. La Francia, ad esempio, continuò ad avere buoni rapporti con l‘ex colonia . Il presidente francese Valéry Giscard d’Estaing fu un alleato fedele dell’impero centrafricano e supportò il regime di Bokassa con aiuti finanziari e militari. In cambio Bokassa ospitò molte volte d’Estaing in safari e lo rifornì di uranio, un minerale vitale per il programma nucleare militare francese. Con il passare degli anni, comunque, il presidente francese cominciò ad essere criticato , specie quando venne rivelato che Bokassa gli regalava frequentemente diamanti.

A partire dal gennaio del 1979 l’appoggio della Francia venne meno dopo la violenta repressione della rivolta Bangui; molti studenti vennero arrestati per aver protestato contro l’uso delle costose uniformi scolastiche imposte dal governo e circa 100 studenti vennero uccisi. L’ex presidente Dacko con l’aiuto del governo francese riuscì ad organizzare un colpo di Stato , utilizzando  le truppe francesi, mentre Bokassa era in Libia: l’operazione Barracuda (così venne chiamato l’intervento ) venne diretta con successo dal diplomatico francese Jacques Foccart.

Dacko rimase in carica come presidente fino a quando non venne rovesciato il 20 settembre1981 da André Kolingba. Bokassa, frattanto, si era rifugiato in Costa d’Avorio, dove rimase per quattro anni. Un tribunale nazionale nel frattempo lo condannò a morte in contumacia. Nel 1985 Bokassa si trasferì in Francia , dove gli venne concessa ospitalità per i suoi trascorsi nell’esercito. Il 24 ottobre del 1986 Bokassa fece inaspettatamente ritorno nel suo Paese, lanciandosi in paracadute da un aereo: nelle settimane precedenti, alcuni oppositori di Kolingba lo avevano contattato informandolo di un imminente colpo di Stato in Repubblica Centrafricana e proponendogli di ritornare al potere, a patto che avesse garantito il mantenimento di relazioni fra il nuovo governo e la Francia. L’operazione non ebbe successo e Bokassa venne arrestato e processato per alto tradimentoassassinio, cannibalismo ed appropriazione indebita.

Seguì il processo. Dopo alcuni mesi, Bokassa fu scagionato dalle accuse di cannibalismo, ma fu comunque condannato a morte il 12 giugno 1987., ma la a pena fu commutata in ergastolo  e poi ancora ridotta a venti anni di carcere.

Con il ritorno della democrazia nel 1993, Kolingba concesse un’amnistia generale per tutti i condannati come uno degli ultimi atti della sua presidenza e Bokassa fu rilasciato il 1º agosto dello stesso anno , vivendo i suoi ultimi anni da uomo libero in una villa alla periferia di Bangui. A coloro che vennero ad intervistarlo parlò di un incontro segreto con il Papa, che a suo dire lo aveva incaricato, negli anni in cui era regnante, di una nuova evangelizzazione del continente africano. Dichiarò anche di sentirsi tradito da quella Francia per la quale aveva combattuto da giovane.

Morì di infarto a Bangui il 3 novembre del 1996, all’età di 75 anni.

 

articolo di

Lucio Altina

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