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La tregua di Natale 1914-fiammelle di umanità nelle trincee

La storia della Tregua di Natale e il lato umano di una guerra disumana

Fiandre, 23 dicembre 1914. La neve cade lentamente sul campo, la terra di nessuno costellata di cadaveri e buche è tutto ciò che ci divide dal nemico. I compagni che hanno combattuto al nostro fianco, o meglio ciò che resta dei loro corpi scempiati dalle bombe, è ricoperto da un velo di gelo quasi fosse glassa. Tutto intorno è gelato, tutto tranne la trincea, buco fangoso che si addentra nelle viscere della terra, che ci protegge e ci incatena all’inferno allo stesso tempo. Stare fermi, soffrire il freddo, l’attesa, il tanfo e la morte che ricopre  tutto come fosse uno strato di polvere, di quelli che si formano nei luoghi abbandonati per troppo tempo. 

Questa breve descrizione è frutto di fantasia e probabilmente la realtà del primo inverno della Grande Guerra è molto più crudele di quanto appena descritto. Molto peggio di quanto le migliaia di lettere inviate a casa possano aver espresso. Però proprio grazie a questa fitta corrispondenza dal fronte è stato possibile, per gli storici, ricostruire un evento straordinario: la tregua di Natale del 1914. Ricostruire perché l’evento in questione fu osteggiato da ambe le parti del fronte, solo alcune informazioni riuscirono a passare faticosamente le maglie della censura tanto che il primo a darne notizia fu il New York Times il 31 dicembre 1914. Gli Stati Uniti infatti erano ancora neutrali, ciò diede il la alla stampa Britannica che, verso i primi di Gennaio 1915, ruppe una sorta di censura autoimposta, dando ampio spazio alla notizia della Tregua. Infine, la stampa Tedesca decise di parlare della Tregua molto tardi e lo fece incolpando i Francesi e gli inglesi di tale atto. Ma incolpare di cosa precisamente?

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La stampa inglese

Christmas Truce

Con Christmas Truce si intende una serie di movimenti spontanei da parte degli stessi soldati delle trincee che, intorno ai giorni precedenti il 25 Dicembre 1914, decisero di smettere di combattere e fraternizzarono con il nemico. I campi di battaglia erano congelati e le condizioni metereologiche impedirono in molti luoghi di continuare lo sforzo bellico. I soldati erano stanchi e logorati da quella che è la prima guerra di posizione, la prima guerra combattuta in trincee. In molti luoghi lungo il fronte, in Francia e nelle Fiandre, nacquero piccole tregue per raccogliere i compagni morti sul campo. Entrambi gli schieramenti iniziarono a seppellire i caduti avventurandosi nella cosiddetta “No men’s land”, la striscia di terra che divideva le trincee. La tregua si protrasse e divenne qualcosa di più; seppelliti i morti nessuno aveva voglia di continuare le ostilità. Alla vigilia di Natale iniziarono ad arrivare strane notizie presso i quartieri generali come questa:

Germans have illuminated their trenches, are singing songs and wishing us a Happy Xmas. Compliments are being exchanged but am nevertheless taking all military precautions.

Ancora oggi non è chiaro il come tutto ciò sia avvenuto ma è stato possibile ricostruire che due terzi dei soldati al fronte, circa 100.000 persone, parteciparono alla tregua di Natale del 1914.

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Partite di calcio e regali

I resoconti dei soldati al fronte appaiono delle fiabe moderne, dei miracoli di Natale in stile Blockbuster. Alcuni raccontano di canti di Natale, scambi di regali e partite di calcio. Questi eventi spontanei mostrano infatti una ricerca di contatto con il nemico anche a costo della vita; Graham William soldato appartenente al Fifth London Rifle Brigade racconta:

First the Germans would sing one of their carols and then we would sing one of ours, until when we started up ‘O Come, All Ye Faithful’ the Germans immediately joined in singing the same hymn to the Latin words Adeste Fideles. And I thought, well, this is really a most extraordinary thing ­– two nations both singing the same carol in the middle of a war.

Nel Gennaio del 1915 poi il Time pubblicò la lettera di un medico inglese al fronte che riportava “a football match… played between them and us in front of the trench.”. Le canzoni, lo sport e lo scambio di piccoli regali divennero un modo per oltrepassare le barriere linguistiche e riconquistare l’umanità che era stata seppellita nelle trincee. Si assiste ad un momento storico senza precedenti e, purtroppo, unico nel suo genere; la tregua di Natale mostra con incredibile chiarezza l’inumanità della Prima Guerra Mondiale, che reclamò il tributo di 15 milioni di vite, e delle guerre in generale. 

Confini e svolte epocali

Il fatto che un evento così incredibile sia avvenuto proprio il primo natale della Prima Guerra Mondiale forse non è un caso. Nel dicembre 1914 si sovrappongono troppe “prime volte” che segnano cambiamenti sostanziali nella storia dell’umanità; si assiste per la prima volta ad un conflitto bellico di tale portata, si attua una guerra di trincea per la prima volta, per la prima volta scendono in campo armi come le bombe e le mitragliette (si stima che circa il 60% dei morti della Grande Guerra sia dovuta proprio all’introduzione di questi ordigni). Insomma, cambia l’intero modo di combattere. Anche le divise cambiano, le colorate uniformi dai sgargianti colori nazionali vengono sostituite dalle mimetiche color fango che permettono di essere meno visibili. Questo cambio di stile, all’apparenza marginale, è in realtà fondamentale; i francesi sono gli ultimi a rinunciare al blu e al rosso delle divise pagando un caro prezzo in termini di vite. Insomma cambia il concetto stesso di guerra, l’eroismo della carica è ormai abbandonato in favore di una guerra di logoramento, fatta di morti lente, ferite infette, freddo e fango delle trincee. Figure come i musicisti militari smettono di esistere, niente più tamburi a scandire il ritmo di marcia e le cariche, il silenzio diventa un’arma.

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Cesura con il passato

Non è un caso quindi che lo storico Hobsbawm indichi lo scoppio della prima guerra mondiale come il momento di “fine” del lungo Ottocento e come l’inizio del nuovo secolo, il “breve” Novecento. Il cambiamento nel modo di combattere riflette un cambiamento anche nel modo di pensare e di vedere il mondo, la guerra ne è semplicemente un riflesso. L’eroismo ottocentesco perde di senso e la crescente industrializzazione, che aveva preso piede da quasi due secoli, prende possesso di tutti i campi della vita umana. La guerra diviene meccanizzata ed inizia ad essere regolata da logiche quasi capitalistiche, l’essere umano viene straniato ed alienato dallo stesso processo bellico. Anche l’idea di Tregua scompare e smette di essere un concetto familiare per i soldati. Nelle guerre del secolo precedente la tregua era prassi, soprattutto durante le festività ed i periodi troppo freddi per combattere. Potremmo definirlo un gesto di quella “cavalleria” ormai scomparsa.

Nessuna difesa

Ovviamente questo non vuole essere una difesa delle guerre ottocentesche, della cavallerie o un richiamo nostalgico ai “bei vecchi tempi”. Le guerre sono ripugnanti in qualsiasi luogo e qualsiasi epoca. Resta però il fatto che la Prima Guerra Mondiale demarca un confine fondamentale per la storia umana; la guerra diviene meccanizzata e cambia volto per sempre. La Tregua di Natale rimase un unicum nella storia dell’umanità, una sorta di vestigia di un mondo che non esisteva più e che si era manifestato per una sola notte, quasi un fantasma dei Natali passati.

Articolo di

Simona Ciavolella

Bibliografia e sitografia

  • https://time.com/3643889/christmas-truce-1914/
  • https://www.smithsonianmag.com/history/the-story-of-the-wwi-christmas-truce-11972213/
  • http://istitutostoricoresistenza.it/wp-content/uploads/2016/12/QF-2015-n.-3.pdf

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