Espressioni #1

Un locale. Un bar. No, un pub. Un uomo seduto accanto alla finestra. Stanco. Un cameriere dall’aria strana. Fuori c’è bel tempo. No, l’uomo è pensieroso. Il cameriere gli chiede cosa voglia. Accanto, all’altro tavolo, una donna molto grassa. Non sa cosa vuole. Non è pensieroso è angosciato. Persone che vanno avanti e indietro. Accanto a lui una borsa. Al bar ci sono quattro sgabelli. La donna grassa parla ad alta voce. Il cameriere sembra accigliato. L’uomo ha mal di testa. Cosa vuole? Passa un cagnolino al guinzaglio, è buffo, si distrae. Non è un pub, è il bar della stazione. Per questo la gente. Un altro cagnolino. Cosa vuole, ripete il cameriere. Ha mal di testa. L’uomo, non il cameriere. Al bar si siede un uomo in giacca e cravatta molto inquietante.

La donna grassa, dopotutto, non sembra essere così grassa. Cosa vuole ordinare. Un cane, un alano, passa avanti e indietro. Ha mal di testa (l’uomo non l’alano). Fuori non è bel tempo, è nuvolo, sta per piovere. Tre sgabelli al bar. Il cameriere è una donna. L’uomo elegante ha i calzini di colore diverso, due diverse tonalità di blu. Si vede appena. La gente continua ad affluire da ogni parte, ma non è il bar della stazione, nel senso che non è quello che convenzionalmente si indicherebbe come il bar della stazione, tipo dandosi un appuntamento, sebbene dalla finestra si possano vedere le vetrate della stazione vera e propria, ed è quindi possibile che, effettivamente, da qualcuno possa essere inteso come il bar della stazione pur non essendo fisicamente collocato all’interno della stazione, ma solo nei pressi della suddetta stazione.

Il cameriere chiede all’uomo se si senta bene.

Accanto a lui un uomo non particolarmente grasso che ha un’aria molto femminea, femminile. Una persona elegante al bar, un grosso cane. Un grosso cane che fa avanti e indietro, com’è fastidioso. Un cane piccolo sarebbe carino, un cane di statura media anche. La persona accanto a lui, che lui identifica come un cameriere, potrebbe in realtà essere un individuo fuori di testa che ripete frasi in loop e che si aggira nei pressi della stazione e dei bar della stazione, sia che siano essi collocati dentro la stazione sia che siano essi solo nelle vicinanze della stazione.

Un uomo molto magro ma molto femminile parla col nipote, un corvo si posa a terra sull’asfalto, spaventando molti presenti. Una voce dice presagio negativo e una voce dice cosa vuole ordinare signore si sente bene signore mi sente. Il corvo è un animale legato alla morte, la sua comparsa viene dunque interpretata come un presagio di sventura, e questo anche grazie alle narrazioni di Edgar Allan Poe che, con mio rammarico, sono note non tanto per la loro capacità compositiva, quanto per le ridicole trasposizioni che ne sono state fatte nel corso degli anni, specie per film e giochi di società, cosa che mi ha sempre fatto sorgere dubbi sulla morale degli eredi della famiglia Poe.

Tutti notano il corvo e nessuno nota che il cagnolino (uso il diminutivo perché prima sembrava più grande di quanto in effetti non sia) ha appena morso una gamba al signore che mangiava un sandwich al bancone. Fuori piove a dirotto già da un po’, ma non si nota, non subito, perché sono gocce sottili e c’è anche il sole, di tanto in tanto. Il bar non sembra così vicino alla stazione, è una falsa impressione dovuta al rumore, che è il rumore di aerei che partono, non di treni, ed è dunque un aeroporto, non una stazione.

Essendo il rumore degli aerei di gran lunga più forte di quello dei treni, possiamo anche supporre che il ristorante non sia così vicino come poteva inizialmente sembrare. Che cosa ordina, signore. Ma l’uomo è troppo preso dal mal di testa e da certe questioni legali sui diritti delle opere di scrittori morti da più di settant’anni che, gli pare di ricordare, sono a disposizione di tutti. L’uomo che mangiava un sandwich, ma sarebbe meglio dire panino, sebbene per via della globalizzazione fosse indicato come sandwich sul menù, è lo stesso che sembra elegante e che in realtà è sciatto là dove nessuno può notarlo. Ho detto panino? Volevo dire tramezzino. Tramezzino è una parola inventata da D’Annunzio, o così si dice. D’Annunzio amava coniare nuove parole. E regalare fazzoletti sporchi di sperma come pegno d’amore alle amanti.

L’uomo col mal di testa, che abbiamo sin qui indicato come protagonista, riesce finalmente a rivolgere uno sguardo a quello che crede essere il cameriere, quello, insomma, che lo importuna da un po’. Ci riesce sebbene ci sia ancora un po’ di caos per il corvo, che ora viene fotografato dalle persone nel locale, compreso il travestito un po’ in carne seduto lì accanto. Lì significa a destra, alla vetrata, davanti al negozio di souvenir. L’uomo che forse è il cameriere, e forse è un pazzo che si spaccia per tale, perché si identifica con vari ruoli, per qualche disturbo mentale che nessuno gli cura, o forse perché vuole ingannare il tempo, gli scuote la spalla.

Davanti a lui c’è un caffè che non ricorda di aver ordinato.

Da quanto tempo è lì? Il corvo fuori gracchia, com’è affascinante! Beve il caffè (il protagonista, non il corvo). Ed ecco un’intuizione: lui è un importante personaggio con al suo servizio non una, ma ben due guardie del corpo. Lo so, sembra folle, ma seguimi: “cosa ordina” potrebbe essere inteso come “quali sono le sue disposizioni”, disposizioni che l’uomo sta aspettando per capire come agire. Preoccupandosi, lo ha scosso per la spalla. Pensaci: un cameriere l’avrebbe ignorato, e se ne sarebbe andato, scocciato, sapendo che non può perdere tempo. Perché un cameriere ha altri tavoli da servire.

E qui arriva il bello: il mal di testa dell’uomo è dovuto a un’amnesia. Esatto, non ha contato male gli sgabelli, è che ha un disturbo al cervello. Disturbo inteso come qualunque cosa che non va, forse è un cancro, forse qualcosa di più complicato. Comunque piccole amnesie. No? E il cane è un cane da guardia, che però è stato innervosito da qualcosa, o forse non era addestrato così bene. E fuori dalla finestra c’è un corvo perché ci sono briciole a terra.

L’uomo deve chiaramente fare un viaggio importante, e forse il travestito deve venire con lui: è noto che i ricchi hanno gusti eccentrici, si stufano presto delle cose. Conscio di questo, si alza ed esce, ma poco dopo essere uscito, muore. Cade a terra di colpo, attirando l’attenzione di tutti. Qualcuno urla. Qualcuno riprende. È morto come D’Annunzio. È morto nel momento in cui tocca terra, come Manzoni, che morì sbattendo la testa per una caduta, da vecchio, o prima? Non ha importanza, se ci pensi.

Che io sappia, comunque, non ha sofferto.

 

Questo racconto è apparso precedentemente su Reader for blind e sulla rubrica L’Officina del racconto.

 

Racconto scritto da,

Michelangelo Franchini

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli correlati

Inizia a scrivere il termine ricerca qua sopra e premi invio per iniziare la ricerca. Premi ESC per annullare.

Torna in alto