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Ricordo di un Nobel: José Saramago e i “Quaderni di Lanzarote”

«Il piacere profondo, ineffabile, che è camminare in questi campi deserti e spazzati dal vento, risalire un pendio difficile e guardare dall’alto il paesaggio nero, scorticato, togliersi la camicia per sentire direttamente sulla pelle l’agitarsi furioso dell’aria, e poi capire che non si può fare nient’altro, l’erba secca, rasente al suolo, freme, le nuvole sfiorano per un attimo le cime dei monti e si allontanano verso il mare, e lo spirito entra in una specie di trance, cresce, si dilata, manca poco che scoppi di felicità. Che altro resta, allora, se non piangere?»

J. Saramago

“Il diario dell’anno del Nobel. L’ultimo quaderno di Lanzarote ”: gli ultimi pensieri di José Saramago 

 

Una scrittura audace, particolare nella sua originalità caratterizzata da quei tratti d’infinito che tolgono il respiro al lettore. 

Attraverso le pagine dei suoi romanzi, la letteratura portoghese  inizia ad ottenere un’importanza a dir poco considerevole. Questa raggiungerà l’apice, il giorno 10 ottobre 1998 a Stoccolma, giorno in cui Saramago verrà incoronato premio Nobel da re Carl Gustav di Svezia.

È l’unico portoghese ad aver vinto, sin ora, il premio Nobel per la letteratura.Dopo la sua morte avvenuto nel 2010, José Saramago irromperà con destrezza, ancora una volta, nel mondo della letteratura attraverso un diario in cui annotava i suoi pensieri più intimi. 

 

“Descubrimento” del libro

Un anno fa per puro caso la moglie dello scrittore, Pilar, insieme a Fernando Gómez, autore della cronografia di Saramago, ebbero la geniale idea di pubblicare una serie di interventi effettuati dall’autore durante delle conferenze a cui prese parte; questa pubblicazione aveva lo scopo di celebrare l’anniversario di morte dello scrittore portoghese. 

Accendendo il vecchio computer, impolverato e abbandonato in salotto, l’attenzione della donna venne attratta dalla cartella “Quaderni”. I  “Quaderni” pubblicati dall’autore sono cinque ma in realtà avrebbero dovuto essere sei. Dov’era il sesto? “Ho immaginato che il sesto fosse un testo di note” ha affermato la signora Saramago raccontando che questo era stato il suo primo pensiero. Cliccando sulla cartella, racconta, si aprirono due icone intitolate “file” e “note”. Pulsando ancora sul tasto sinistro del mouse per aprire la cartella “file”, tra sospiri di sorpresa, gioia e paura, si aprì il documento contenente il libro che da vent’anni era rimasto abbandonato, e al contempo concluso all’interno di un vecchio computer. Ed è così  che comparve il sesto ed ultimo dei quaderni di Lanzarote intitolato “Diario dell’anno del Nobel. L’ultimo quaderno di Lanzarote”.

Un diario in cui Saramago delinea gli orizzonti di alcuni paesaggi politici dei tempi ormai  passati, ma che in maniera profetica aprono gli occhi del lettore, riscoprendo la stessa situazione nel corso dei tempi presenti. La sua scrittura del romanziere portoghese è da sempre fonte di rivelazione, una scrittura che giudica in maniera sentenziale la società d’oggi con tutti i suoi peccati e peccatori.

Nel Microcosmo universale di Saramago

La scrittura de “Quaderni di Lanzarote” cominciò nel 1993, anno in cui lo scrittore dovette abbandonare il Portogallo, scegliendo di “auto esiliarsi”. Saramago decise infatti di rifugiarsi alle Canarie (Tías), a causa della censura dell’opera Il Vangelo secondo Gesù Cristo.

La voglia di scrivere queste riflessioni nacque da un quaderno regalatogli da parte dei cognati, che cercarono di incoraggiarlo nel continuare a scrivere, ma in una forma più personale e alquanto preveggente riguardo alcuni fatti (poi realmente accaduti).

Attraverso le pagine intime di questo diario si percepisce che c’è qualcosa che va ben oltre la scrittura di pensieri, qualcosa che va oltre l’essere scrittore, ci si avventa nella via di un esule pensatore durante il cammino nella sua vita.

 

Fonti

Robinson (La Repubblica) numero 132 (sabato, 15 giugno 2019)

https://luoghidautore.com/2016/11/20/aa-lanzarote-da-jose-saramago-una-casa-fatta-di-libri/

 

 Articolo di

Fabrizio Bianchi

 

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