Biblioteca Turgenev

Biblioteca Turgenev

La più straordinaria raccolta di libri in lingua russa

Se nel 1875, a Parigi, aveste sbirciato dalla finestra giusta, vi sarebbe potuto capitare di vedere un uomo bofonchiare sprofondato nella sua poltrona. Il suo nome è German Aleksandrovič Lopatin, scrittore e rivoluzionario russo noto per la sua traduzione del Capitale di Karl Marx. Uno dei tanti russi costretti a fuggire dalla patria.

Ma avvicinatevi ancora un po’. Accanto alla sua poltrona c’è un tavolino di legno scuro dagli angoli smussati, logorati dal tempo. E sopra – riuscite a vederlo? – un taccuino con un appunto scritto in un elegante corsivo: “Biblioteca”.

Un luogo dove poter riunire i capolavori

Inizia proprio nel 1875 la storia della Biblioteca Turgenev. Lopatin desiderava ardentemente creare un luogo di incontro per tutti i russi costretti ad emigrare. Un luogo dove poter riunire le grandi opere della sua terra, comprese quelle che erano state bannate o censurate in Russia.

“It became one of the biggest Russian libraries in Europe. There were Russian libraries in other cities, but they did not survive. This is the largest and oldest of these libraries still in existence. It is something quite unique, because it was never given any financial support from Russia, and only grew because of support from various Russian exile groups – often by people donating books or working as volunteers at the library.”

Un angolo di Russia nel cuore di Parigi

L’iniziativa di Lopatin presto venne condivisa da molti altri intellettuali e Turgenev stesso, che in quegli anni si trovava a Parigi, offrì i suoi libri come nucleo iniziale della Biblioteca che proprio per questo, dopo la sua morte nel 1883, ne prese il nome. Personaggi importanti gravitavano intorno ad essa: Bunin, che nel 1933 fu il primo scrittore russo a ricevere il Premio Nobel per la letteratura, Mark Aldanov, Mikhail Osorgin, Boris Nikolaevkij. Ed anche un certo Vladimir Il’ič Ul’janov.

“The library and the revolutionary sphere around it would be a nursery for several generations of Russian revolutionaries. One revolutionary who worked at the library before the First World War was a Russian named Vladimir Ilyich Ulyanov, later known as Lenin. […] The Turgenev Library became an important meeting place for Paris-based Bolsheviks in exile. So important, in fact, that in 1910 Lenin personally ensured the transfer of the library and archive of the Russian Social Democratic Party to the Turgenev Library.”

Il prestigio e l’importanza della Biblioteca Turgenev continuarono a crescere inesorabilmente. Scrittori, intellettuali e uomini di cultura donavano i loro volumi (spesso anche annotati) per aumentarne il patrimonio e per contribuire a questo meraviglioso progetto: un angolo di Russia nel bel mezzo di Parigi, il cuore della Francia.

“At the turn of the century there were about 3,500 books in the library. By 1925 it had increased to 50,000 books, and ten years later the collection had doubled in size. Before long, the Turgenev Library was considered one of the absolutely leading Russian libraries. As the library’s renown spread, it also gained support.”

Il racconto di Nina Berberova

Anche Nina Berberova fa parte di questo pezzo di storia. Durante gli anni della seconda guerra mondiale viveva in campagna e spesso, in bicicletta, raggiungeva Parigi dove prendeva in prestito libri dalla biblioteca. Nel suo racconto La scomparsa della Biblioteca Turgenev riporta le memorie di I.G. Erenburg:

“Prendevo i libri in prestito alla Biblioteca Turgenev. La sua sorte è stata drammatica, Nel 1875 si tenne a Parigi una matinée letterario-musicale con la partecipazione di Turgenev, Gleb Uspenskij, Pauline Viardot e del poeta Kuročkin. I.S. Turgevev nel distribuire gli inviti aveva aggiunto una postilla: ‘L’introito sarà destinato all’organizzazione di una biblioteca russa per studenti bisognosi’. Lo scrittore donò alla Biblioteca i suoi libri, spesso corredati da note autografe a margine. Due generazioni di rivoluzionari emigrati utilizzarono i libri della Biblioteca Turgenev e la arricchirono di rarità bibliografiche. Dopo la rivoluzione la Biblioteca continuò a esistere, ma i lettori cambiarono. All’inizio della Seconda guerra mondiale, gli scrittori emirati cedettero i propri archivi in custodia alla Biblioteca Turgenev. Uno dei più stretti collaboratori di Hitler, il tedesco del Baltico Rosenberg, considerato un intenditore di ‘cose russe’, fece trasferire la Biblioteca Turgenev in Germania. Nel 1945, poco prima della fine della guerra, un ufficiale sconosciuto mi portò una lettera che avevo scritto nel 1913 a M.O. Cetlin (il poeta Amari). L’ufficiale mi raccontò di aver visto in una stazione tedesca delle casse sfondate: per terra erano sparsi libri russi, manoscritti, lettere; raccolse alcune lettere di Gor’kij, notò per caso su un foglio bruciacchiato la mia firma e decise di farmi un piacere. Questa è stata la fine della Biblioteca Turgenev»” («Novy Mir (1960, fasc. 9, p.90))

Il tradimento

Nina Berberova si accorge all’improvviso di possedere il tassello mancante: quando la biblioteca era stata sventrata, lei c’era. Più volte aveva esortato un amico, I.I. Fondaminskij, a darle i libri più preziosi per nasconderli nella sua casa in campagna ma aveva sempre ricevuto un categorico rifiuto: Fondaminskij si sentiva al sicuro grazie all’amicizia di una giovane tedesco, amante della cultura russa, di cui si fidava ciecamente. Alla Berberova rimase solo – un cuore gonfio d’angoscia.

Quando tornò alla Biblioteca Turgenev per restituire il volume di Schopenhauer che aveva preso in prestito si trovò tra “lunghe casse di legno grezzo, simili a bare” e, tra loro, si ergeva il giovane biondo che aveva visto in casa di Fondaminskij – tradimento. Lei e Vasilij Alekseevič Maklakov decisero di chiamare il presidente della Direzione della Biblioteca Turgenev, D.M. Odinec: bisognava correre all’ambasciata russa e denunciare quello scempio.

Lo condussero per varie stanze – dentro, fuori, dentro, fuori –, lo fecero parlare con diverse persone ma: «Sono problemi degli emigrati! Non ci riguardano proprio.» Solo quando Odinec ricordò agli ufficiali che in quella stessa biblioteca aveva lavorato Lenin e che c’erano opere da lui stesso annotate, ottenne una reazione. Ma era troppo tardi.

Come testimonia Erenburg, i libri vennero smarriti e ritrovati, anni dopo, nei luoghi più disparati: negozi dell’usato, bancarelle ed antiquari di tutto il mondo accoglievano i volumi con il marchio della Biblioteca Turgenev. Nel 1959 venne riaperta ma, nonostante gli sforzi, il nucleo originale è andato perduto.

Eppure, se oggi andate al numero 11 di Rue de Valence, la trovate ancora lì.

Articolo di

Lisa Ceccarelli

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