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Dal taccuino di un filologo: Victor Klemperer e la lingua del III Reich

La lingua come portatrice di mito

La Nazi-Sprache o Sprache der dritten Reich di cui parla Victor Klemperer nel suo taccuino, spesso nominata semplicemente LTI[1], con un acronimo appunto, nel tentativo di sottolineare la mania nazionalsocialista di ridurre il linguaggio stesso ad una serie di icone indecifrabili se non per i membri del sistema stesso, è la lingua ufficiale utilizzata dal sistema dittatoriale nazista, che possiamo definire in prima battuta come una semplice variazione del tedesco standard messa in atto durante gli anni del Reich[2].

Essa fu lo strumento principale attraverso il quale la propaganda nazista avrebbe dovuto penetrare a fondo nelle coscienze dei suoi adepti, dapprima come semplice modalità espressiva di una singola minoranza politica, poi come vero e proprio organismo trans-sociale in grado di permeare tutti i reparti della società tedesca; la lingua totalitaria non fa eccezione, e soprattutto non si preclude la possibilità di insinuarsi anche tra i suoi nemici, al fine di padroneggiarli senza riserve.

Infatti i carnefici (Täter), facendone un uso smodato, spinsero anche ”gli estranei alla razza” (Artfremde) ad assimilarla, iniziando a circolare anche tra i prigionieri del Reich, i quali ne crearono ulteriori varianti note principalmente attraverso le etichette di Lagerdeutsche Lagerjargon[3].

La lingua proposta dal Reichsminister für Volksaufklärung und Propaganda[4], secondo le direttive che si trovavano già esposte nel Mein Kampf[5], fu completamente volta alla semplificazione delle capacità cognitive dei suoi parlanti attraverso una monotona reiterazione di formule espressive estrapolate da contesti estranei e somministrate in modo asfissiante, costringendo ad un irrigidimento intellettivo, all’imbarbarimento e all’assoggettamento dell’essere umano in genere, ad un’azione mistificatoria nei confronti di una realtà politica che volle spacciarsi per ordine naturale delle cose.

Lingua come mitologia

È per questo che vogliamo, in questa sede, insistere sul concetto per il quale una lingua di tale levatura altro non è se non un codice ideologico che instaura un rapporto mitologico, alla Barthes, tra le sue forme espressive ed i contenuti veicolati, una lingua che attinge le sue componenti formali da materiali storicamente definiti convertendoli in meri significanti vacui dei suoi concetti mitici, così da naturalizzare una semplice e caduca contingenza storica.

Infatti, nonostante si trattasse di una condizione politica e culturale relativamente nuova per l’intero popolo (Volk) tedesco, la LTI non vantò un vasto e rinnovato arsenale lessicale con il quale poter descrivere le nuove circostanze sociali, al contrario, il suo è un lessico povero, costituito prevalentemente da lessemi ripresi dal suo passato prussiano[6], in particolare dall’età guglielmina riabilitando quel codice militaresco che tanta parte ha avuto nel passato germanico, dai suoi trascorsi romantici e dai suoi più recenti trascorsi artistici e culturali.

Non furono i termini ad essere nuovi, bensì i significati di cui vennero violentemente imbottiti, e che si accavallarono alla storia semantica di questi termini creando quello che doveva apparire al popolo tedesco come una continuità generazionale, in grado, appunto, di naturalizzare un decorso politico, renderlo necessario ed inevitabile.

La forma legittima il senso

Tali termini furono scelti proprio per l’intrinseca nebulosità semantica di cui erano naturalmente portatori, provenendo essi da un passato pre-hitleriano[7]carico di significati profondamente tradizionali, ed è assolutamente lecito che, se calati nella nuova modernità tedesca, avrebbero suscitato non meno di qualche ambiguità retorica.

Ognuno di questi termini appartiene ad un contesto storico che viene fatto evaporare dalla LTI, così da assoggettarli alle nuove esigenze propagandistiche; abbiamo a che fare con quel famoso furto di linguaggiodi cui parla Barthes: segni pieni e saturi che vengono utilizzati come formevuote attraverso le quali veicolare il nuovo sostrato semantico imposto dal regime, ma essendo tali forme già piene, nel senso di una profonda storia semantica radicata in esse, ecco che nel momento in cui vengono utilizzati dal Reich con nuove latenze di significato, generando ambiguità, creano un significato nebuloso, dai contorni non ben definiti, labile e suscettibile di deformazioni concettuali.

Il mito del Reich poteva così rifugiarsi

costantemente negli innumerevoli strati semantici di quei lessemi, che, seppur messi tra parentesi durante il processo di mistificazione mitica, non venivano mai completamente cancellati, ma deformati; ecco che tutta la stratificazione semantica di quei termini veniva veicolata verso il concetto globale del Terzo Reich.

In modo progressivo ed inevitabile, supportati dal controllo ”totale” dei mezzi di comunicazione e di tutto ciò che riguardasse la vita sociale e culturale della Germania, il tedesco standard e la lingua comune (Alltagssprache) cominciarono ad essere assediati da questo nuovo germe destinato a germogliare inconsciamente nella vita dei suoi parlanti, divenendo la lingua ufficiale di un’intera nazione, la quale, per le ragioni suddette, di certo non fu difficile da ”imparare”, dato anche il forte tasso di semplificazione a cui veniva progressivamente soggetta.

LTI – Le caratteristiche individuate da Klemperer

Il taccuino filologico di Klemperer, in tal senso, si presenta come una miniera d’informazioni d’inestimabile valore antropologico e linguistico; al suo interno, seppur in modo poco sistematico e sotto forma di resoconto diaristico, è possibile osservare tutti gli effetti deleteri e le forzature effettuate, e di come a partire da una lingua è possibile diventare gli adepti di un sistema totalitario, poiché in essa, più che nel sangue, è celata la natura stessa dell’uomo.

Le principali caratteristiche della LTI, rinvenute da Klemperer, che si riversano nel tedesco standard possono essere elencate secondo precisi raggruppamenti:

 

  • Utilizzo di acronimi e sigle che consistevano in una sorta di stilizzazione iconica di quelle che erano le formule più ricorrenti, formate ovviamente dalle sole lettere iniziali della proposizione da trasmettere. Quale modalità migliore per rendere ancora più mistificatrice l’azione di una lingua che tende ad un sapere nebuloso ed aleatorio e quale migliore stratagemma per fissare mnemonicamente nelle coscienze degli individui le formule d’appartenenza ad un sistema. Inoltre l’utilizzo di sigle incrementava quel fanatico nazionalismo che sta alla base di ogni sistema dittatoriale, se è vero che solo chi vi appartiene è in grado di decifrarle. Tra gli esempi di Klemperer BDM[8](Bund Deutscher Mädel); HJ[9](Hitler Jugend); DAF[10](Deutsche Arbeitsfront); SS[11](Schutz-staffeln); SA[12](Sturmabteilung); NSDAP[13](Nationalsozialistische der Deutschen Arbeiter Partei); SD[14](Sicherheitsdients).

 

  • Utilizzo di forme abbreviate che trovano la propria genealogia nelle avanguardie economiche. Già a partire dalla metà degli anni ’30 viene registrata a Berlino una vera e propria mania per le abbreviazioni che iniziano a corrompere anche le forme orali del discorso[15], forme artificiali e macchinose di un linguaggio sempre più dedito alla semplificazione concettuale ed allo smarrimento della spontaneità espressiva. Secondo le speculazioni di Klemperer la matrice di tale propensione sarebbe stato, in principio, lo slancio industriale e commerciale avutosi proprio nei primi decenni del secolo, una tendenza le cui radici risalirebbero alla preistoria del consumismo americano, inglese ed anche russo[16]. Per il filologo di Górzow, chi concepisce, economicamente parlando, un’abbreviazione al servizio del cliente non fa che infondergli, in modo più o meno cosciente, un certo piacevole sentimento di distinzione dalla massa, per il fatto stesso di possedere quel prodotto, grazie anche alla comprensione della suddetta sigla col quale lo si definisce[17](un processo molto simile a quello descritto nel punto uno, ci si distingue quasi in modo settario da tutto ciò che è fuori dal sistema per il fatto di saper leggere la sua lingua, incentivo al senso di appartenenza).Del resto è anche impossibile stabilire dove finiscano le abbreviazioni commerciali ed inizino quelle scientifiche, e da tali frangenti l’abbreviazione giunge anche al contesto più specificatamente politico; inoltre in questa ”moda”, oltre ad un elemento tipicamente straniero inseritosi nel corredo linguistico tedesco, si assiste ad una sua mescolanza col principio, sicuramente più autoctono, del militarismo alla prussiana[18]. L’organizzazione militare è stata da sempre uno dei tratti caratteristici della Germania imperiale, e la lingua utilizzata dall’esercito era ed è una lingua in cui vi si ritrovano tutte le principali forme di abbreviazione possibili, e questo data la necessità di veicolare rapidamente ed in modo conciso un messaggio attraverso una formulazione precisa e concisa di un agglomerato informativo. Anche qui si annida la tendenza a riportare tutto ciò che di apparentemente nuovo viene proposto ad un passato glorioso, magico, ammantato di epicità. La lingua, come il sistema stesso, diventa un luogo in cui si tecnicizza e si organizza tutto, in base alle proprie aspirazioni totalitarie; Knif[19](Kommt nicht in Frage); Kakfif[20](Kommt auf keinen Fall in Frage); Popo[21](Penne ohne Pause oben),sono solo alcuni esempi.

  • Forte utilizzo di germanismi e di lessemi che traggono il loro vigore semantico dalla lunga tradizione germanica e che meglio definiscono, sin dai loro grafemi, un netto distacco rispetto alle tradizioni romanze e tutto ciò che non ha a che fare con l’arianesimo. Si tratta di termini che affondano la loro storia nel medioevo e che all’orecchio di un tedesco del XXI secolo dovevano apparire altisonanti ed ammantati di un’aura veneranda, il che infondeva enorme reverenza nei confronti del proprio passato storico, riecheggiando, così come doveva accadere con l’utilizzo del latino per l’Italia mussoliniana, un antico e glorioso passato che potesse giustificare le politiche militari presenti.Il loro perseverare nella civiltà moderna appariva come il segno indiscutibile di una continuità genetica che andava preservata: termini come Gau, ”suolo”, ”territorio”, oppure il temibile concetto di Gefolgschaft, ”seguito”, già considerato da Tacito nella sua Germania uno degli aspetti peculiari delle società germaniche di quel periodo; in particolare ci si riferisce con tale concetto ad un gruppo di uomini legati alla figura di un capo da un vincolo di assoluta fedeltà, spesso è proprio a partire da tali organizzazioni che nascevano interi popoli od eserciti con il loro rispettivo sovrano; il concetto era particolarmente caro al Führer in quanto egli si considerava quel capo a cui era dovuta una cieca fiducia ed obbedienza.

 

  • Anche l’uso di forestierismi rientra nelle peculiarità della LTI[22]; particolarmente abbondanti erano gli americanismi e tutto ciò contro cui si era battuto l’ Allgemeiner Deutscher Sprachverein (ASD), una sorta di associazione linguistica a carattere nazionalista il cui obiettivo consisteva nel depurare la lingua tedesca da ogni tipo di influsso straniero (Fremdwortpurismus), attiva soprattutto alla fine del primo grande conflitto mondiale; gli influssi principali che venivano ritenuti deleteri per la lingua tedesca erano quelli provenienti dalle lingue neolatine, in particolare italiano, francese e spagnolo (Entwelschung).L’associazione fu bandita dallo stesso Hitler nel 1939, nel momento in cui decise di adoperare tali forestierismi nella sua campagna propagandistica. Anche qui, un chiaro esempio di segni che non potevano essere immediatamente compresi dalle masse, e che pertanto erano portatori di un significato ambiguo ed aleatorio, allontanati dalla loro contingenza culturale ed adoperati dal Reich come forme assoggettate alla veicolazione dei suoi ideali; Klemperer porta l’esempio di liquidieren, ”liquidare”, in origine confinato al linguaggio economico-finanziaro ma utilizzato dalla LTI prevalentemente per indicare l’eliminazione fisica di individui, a mò di eufemismo; Garant in luogo di Ersatzwort, ”parola sostitutiva”;  diffamieren, ”diffamare”, come sostituto di Schlechtmachen.

 

  • I neologismi a maggior ragione rientrano in quel meccanismo linguistico che tende alla creazione di un sapere confuso, mistificatorio e deformante; Parteigenossen, per indicare gli iscritti al partito; Artfremd, letteralemente ”estraneo alla razza”[23]; Konzetrationslager, ”campi di concentramento”. Viene spesso sfruttata l’elasticità stessa del tedesco nella formazione di nuove parole mediante i composti: Weltjuden,Halbjuden etc.

 

  • Gli eufemismi sono per loro natura dediti alla deformazione della realtà, con l’obiettivo di migliorarla e celarne le intrinseche contraddizioni; l’espressione più che ricorrente Endlösung der Judenfrageè fin troppo distante dalla vera natura dei fatti, con essa ci si riferiva alla deportazione con successivo annientamento dei prigionieri ebrei d’Europa, la ”soluzione finale della questione ebraica”; Engpaß, ”strettoia”, un modo accomodante per riferirsi alla reale Versorgungskrise, ”crisi degli approvigionamenti”; Großnotstand, ”grande stato di emergenza”, in luogo di Katastrophe; lo stesso liquidieren, citato precedentemente potrebbe essere inteso con valore eufemistico, stando esso per una reale eliminazione celata sotto la semantica finanziaria.

 

  • L’elettrotecnica ha fornito spesso il proprio armamentario lessematico alla LTI, considerata anche la passione di tale linguaggio per tutti quei termini che tendevano a meccanicizzare e a tecnicizzare le espressioni verbali; in questa categoria rientrano termini quali Gleichschaltung, derivato da gleichschalten, ”sincronizzare, allineare, uniformare”, con esplicito riferimento a tutti gli enti politici e non che si sarebbero dovuti adattare, e quindi sincronizzare con le vicissitudini del Reich; Kraftströme, ”correnti d’energia”[24];anlaufen, ”avviare”;überholen, ”revisionare”; spuren, ”mantere l’assetto (delle ruote ad esempio);ma il termine più unheimlich, per così dire, fu aufziehen, ”allestire” (le cerimonie del Reich), ma anche ”caricare”, ”tendere un meccanismo”. In quest’ultimo termine si percepisce una sorta di senso meccanicistico del verbo (caricare un orologio ad esempio, oppure dare la carica ad un giocattolo), ed è difficile non pensare alla lunga tradizione letteraria ottocentesca dell’orrido che, facendo capo ad Hoffman[25], si ispirava proprio agli automi, esseri meccanici, copie umane senza spirito; proprio in automi riduceva la LTI i suoi adepti[26].

 

  • Utilizzo di parole che tendono, come le precedenti, a ridurre l’umanità in un complesso materiale e spersonalizzato senz’anima[27], privo, come direbbe Klemperer, della sua componente più umana, incrementando anche psicologicamente il processo di schiavizzazione. È il caso di Untermensch, ”subumano”, Menschenmaterial, ”materiale umano”, Stück, ”pezzo” etc. Tutti elementi che tendono a ridurre i prigionieri a meri agglomerati di materia (reificazione).

 

  • L’incremento di frequenza nell’uso di verbi che morfologicamente presentano prefisso in –ent-; l’aggiunta di tale prefisso, in genere, fa in modo che il verbo tedesco diventi transitivo e quindi regga un complemento diretto (oggetto) che per sua natura non necessita di una preposizione, sfoltendo e semplificando, la varietà articolatoria della lingua stessa, così come la sua stessa capacità di render giustizia alla complessità dei fenomeni extralinguistici. Le preposizioni, soprattutto in tedesco, sono fondamentali per una precisa collocazione spazio-temporale degli avvenimenti esterni. Entgreuzung, ”svincolarsi dai confini”, tale termine risale alla tradizione romantica designando l’atteggiamento dell’uomo che non conosce limiti; entdunkeln, ”rimuovere l’oscurità”; entrümpeln, ”sgomberare le soffitte”; entnazifizieren, ”denazificare”, quest’ultimo verbo appare di fondamentale importanza poiché, essendo stato usato come formula, alla fine della guerra, per indicare l’eliminazione dei residui culturali nazisti, testimoniava la contempo una sua permanenza nella lingua. La resa transitiva dei verbi non si manifesta esclusivamente mediante il suddetto morfema, alle volte verbi intransitivi possono essere semplicemente resi transitivi senza che ciò venga segnalato morfologicamente: ad esempio anche nel tedesco odierno il verbo fliegen, ”volare”, ha valore intransitivo, nella LTI, invece, è utilizzato come verbo transitivo e sinonimo di ”pilotare”; oppure frieren, che diventa transitivamente ”congelare”.

 

  • Tassativo utilizzo di superlativi, non solo in senso strettamente grammaticale, ma di termini che in generale tendono a sottolineare la grandezza totalizzante degli avvenimenti relegati nella sfera del Reich; einzig, ”unico”, gigantisch, ”gigante”, historisch, ”storico”, sono tutti aggettivi utilizzati con estrema frequenza ed in differenti settori, così come ad esempio le parole composte a partire da Welt, ”mondo”; total, einmalig, ewig, rientrano invece in quelli che potremmo definire i superlativi numerici. Il superlativo viene definito da Klempere il tratto più distintivo della LTI[28], strumento propagandistico letale ed efficiente, particolarmente consono all’opera nazista in quanto conferisce un generico senso di grandezza non specifico, non commensurabile e quindi indefinito, rientrando così in quell’opera di creazione di un sapere nebuloso ed offuscato.

 

  • Trasformazioni onomastiche; spesso i facenti parte del sistema solevano cambiare i loro nomi riconducendoli a radici più strettamente germaniche, con chiaro riferimento a miti, leggende e storie di chiara provenienza ariana. Tra i più comuni: Horst,Siegliende, Detlev, Dietler, Uwe,Margit, Ingrid, Heidrun, Uta. La tendenza fu presto bilanciata dall’obbligo emanato, per cristiani ed ebrei, di rinunciare ai nomi delle loro tradizioni che furono prontamente vietati; inoltre per gli ebrei che non possedessero nomi tipicamente ebraici, in grado di contraddistinguerli immediatamente, fu prescritta l’osservanza di aggiungere ai loro nomi altri appellativi di chiara testimonianza semitica come ad esempio Israelo Sara.

 

  • Riadattamento della terminologia sportiva a contesti bellici; Kampf, ”lotta”, è un termine tipico di alcune competizioni sportive, utilizzato spesso in luogo di Krieg, ”guerra”; l’espressione auf Siegkämpfen, ”combattere fino alla vittoria”, è ripresa dal linguaggio riferito alle corse dei cavalli, dove si scommette sulla vittoria o sulla sconfitta, così come molte altre espressioni riprese soprattutto dal contesto della boxe[29].

Deformazione del reale e legittimazione dell’ideologia

Ciò che emerge dall’intero resoconto, con particolare chiarezza attraverso le considerazioni filologiche di Klemperer, è che la LTI attinge il proprio lessico da tutto un ventaglio di tradizioni retoriche e linguistiche che non appartengono strettamente alla sua realtà circostanziale. Si possono rintracciare furti da materiali di tradizione Romantica, dal Futurismo, dalla pubblicistica americana, dal campionario grammaticale italo-spagnolo[30], dalla retorica chiesastica, dal sionismo, dall’etica nietzschana, dal gergo sportivo etc.

La Nazi-Sprache assume insomma l’atteggiamento del mito nel momento in cui utilizza tali materiali come forme espressive per veicolare i propri concetti propagandistici, privandoli della loro verace realtà storica, deformandone il contenuto e creando una miscellanea al proprio servizio. A tal fine è fondamentale assumere l’atteggiamento di chi ha a che fare con un sistema segnico completamente autonomo ed indipendente rispetto al tedesco standard, i cui termini ritagliano lo spazio semantico a proprio piacimento secondo una prospettiva ideologica.

I termini sottratti alle altre tradizioni linguistiche sono bruscamente immesse nella LTI mantenendo latentemente il loro significato, ma riferendosi quindi ad una realtà semantica (significazione mitica) completamente differente; quel significato latente è però la vera causa dell’ideologia, poiché legittima e ”causa” il rispettivo significato associato in modo apparentemente naturale.

 

articolo di

Claudio O. Menafra

 

[1]   L’acronimo sta per ”Lingua Tertii Imperi”.

[2]   CINIGLIO, MARIAVITTORIA, Il lessico disumano del nazismo: l’oggettivazione linguistica dei malati psichici, 2010.

[3]   OSCHLIS, WOLF, Theorie und Empirie der Lagersprach,1985. L’autore intende con l’espressione ”Lagerdeutsch” il tedesco utilizzato dai prigionieri nei campi di concentramento, mentre con ”Lagerjargon” vuole riferirsi ad una sorta di commistione, avvenuta in quegli anni, tra la LTI ed i diversi dialetti parlati nei campi di sterminio. Spesso furono proprio queste variazioni a fare un enorme utilizzo di neologismi dettati dalle nuove ed anguste condizioni; inoltre questi idiomi avevano la peculiarità di non essere immediatamente compensibili dai soldati del Reich, così che divennero quasi dei linguaggi in codice usati dai prigionieri.

 

[4]   L’ampollosa carica di cui fu insignito Joseph Goebbels (1897-1945), che assunse praticamente il controllo dell’intero apparato dei media riguardante la vita sociale e culturale dei tedeschi: cinema, teatro, giornali, sport etc.

[5]   HITLER, ADOLF, Mein Kampf, Franz Eher Verlag, München.

[6]   CINIGLIO, MARIAVITTORIA, Il lessico disumano del nazismo: l’oggettivazione linguistica dei malati psichici, 2010.

[7]   «[…] requisisce (questa lingua) per il partito ciò che era patrimonio comune e in complesso impregna del suo veleno parole, gruppi di parole e struttura delle frasi, asservisce la lingua al suo spaventoso sistema», vedi KLEMPERER VICTOR, LTI. La lingua del terzo Reich, Giuntina, Firenze, 2011 p. 32.

[8]   ”Lega delle fanciulle tedesche” (tra i 14 e i 21 anni). Importante sottolineare come l’utilizzo stesso di  ”Mädel” abbia un valore più che propedeutico alla campagna nazista; il termine infatti risale a quella vasta tradizione pre-hitleriana di cui si parlava, al fine di generare continuità storica.

[9]   ”Gioventù hitleriana” (ragazzi tra i 14 e i 18 anni)

[10]”Fronte tedesco del lavoro”. Riuscì a rimpiazzare i sindacati a partire dal 1933.

[11]”Squadre di protezione”. Klemperer ci descrive anche le modalità visive con le quali venne concepita questo acronimo; le due ”S” della sigla vennero concepite graficamente come delle saette o fulmini, così che le due lettere potessero rimandare ad un altro termine tanto caro alla brutalità nazista per il suo pagano vigore immaginatico, ovvero ”Sturm” (un termine tra l’altro sottratto alla tradizione romantica degli Stürmer). Tutta la campagna propagandistica mirava alla costruzione di un’immaginazione collettiva nazista tendente a creare i falsi miti di robustezza e tenacia fisica da contrapporre all’intellettualismo ebraico e alla stessa morale antisovversiva cristiana.

[12]”Squadre d’assalto”. Reparti militari rozzamente organizzati e reduci dalla Grande Guerra. Questo, come gli esempi rimanenti non ritrovano in Klemperer, ma sono stati aggiunti al fine di dimostrare l’abbondante uso di tali sigle iconiche.

[13]”Partito nazionalsocialista dei lavoratori tedeschi”. Il partito di Hitler che si identificò, a seguito della sua vittoria politica, con lo stato tedesco.

[14]”Servizio di sicurezza”. La sezione interna all’organizzazione delle SS addetta alle opere di spionaggio politico.

[15]KLEMPERER VICTOR, LTI. La lingua del terzo Reich, Giuntina, Firenze, 2011 p. 115.

[16]Ibidem, p. 119.

[17]Ibidem, pp. 118-119.

[18]Ibidem.

[19]”Nemmeno per idea!” trad.

[20]”Ma nemmeno per sogno!” trad.

[21]Nel gergo quotidiano simpaticamente ”culetto”, reso però come abbreviazione di ”Dormi senza alcuna interruzione (sotto)” trad.

[22]KLEMPERER VICTOR, LTI. La lingua del terzo Reich, Giuntina, Firenze, 2011, cap. 23 e 28.

[23]La maniacalità nazista si evince soprattutto dal suo amore per il dato ”tecnico”: si era considerati ”Artfremd” quando si possedeva il venticinque percento di sangue non ariano.

[24]Esplicito in questo caso il lavoro semiotico impiegato dal mito; in questa categoria abbiamo tutti termini e lessemi pieni che posseggono un proprio contesto d’uso e contingenza d’impiego, in particolare il mondo dei motori e dell’elettrotecnica; questi sensi originari vengono allontanati senza svanire del tutto, e così riadattati al contesto del Reich. Il consumatore di miti vi legge una relazione di continuità storico-semantica che provoca la naturalizzazione del concetto.

[25]Notturni di Hoffman

[26]Lo stesso Klemperer ci informa che il termine, se utilizzato in senso metaforico e riferito ad una persona, significherebbe ”canzonarlo”, ”far di lui una marionetta”, esso è dunque parte integrante di quel processo di automatizzazione del vivente a cui aspirava la logica nazista. KLEMPERER, VICTOR, 2011, p. 67.

[27]Quella che potremmo definire una ”reificazione dell’essere umano”.

[28]KLEMPERER VICTOR, LTI. La lingua del terzo Reich, Giuntina, Firenze, 2011, pp. 258-268.

[29]Ibidem, p. 276.

[30]A questa tradizione risale ad esempio l’utilizzo dei superlativi, che sino ad allora venivano considerati dai tedeschi quali forme sfarzose e caricaturali. KLEMPERER VICTOR, 2011.

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