"Principes" - una storia di Luigi di Landro - cap. III

“Principes” – una storia di Luigi di Landro – cap. III

Il nostro soldato si ritrovava con la mente combattuta tra un testo latino

il significato era ancora del tutto sconosciuto, e quei soliti veloci lampi di ricordi di quello strano incontro avvenuto pochi giorni prima. Una doppia folgorazione! Ormai non poteva non ammettere che, senza saperne il motivo, il sogno, ciò che poteva significare e quel veloce incontro erano strettamente collegati. A volte, infatti, sembra che il cuore ne sappia una in più di chi lo possiede… Forse perché la sua purezza lo spinge a non aver paura della realtà. Purtroppo si sa, il cuore non comanda la mente e questa combatte fino all’ultimo per impedire di farsi vincere da ciò che più ci spaventa. Pietro sapeva, però, che l’unica persona che lo avrebbe potuto aiutare era Concetta, un’amica di famiglia, e, a dir il vero, promessa in sposa di Pietro: “Una brava fanciulla” si diceva ogni volta…

Una brava fanciulla per la quale provava un grande affetto

Si presentò subito a casa della ragazza, nonostante non stesse bene per due giovani vedersi da soli. Ma lì si trovava anche il padre che, entusiasta, li lasciò subito incontrare:

«Ser Pietro» esclamò arrossendo la giovane, che invece molto lo ammirava «Che ci fate qui?»

«Concetta, vi chiedo scusa per il disturbo, ma ho bisogno di voi, subito!»

«E come posso…» la poverina non fece in tempo a finire di parlare quando

«So che voi, erudita come siete, non avrete problemi a tradurmi questa frase dal latino… Opera di Lucillo, voi sapete…» e qui Concetta aggrottò involontariamente le ciglia «Non gli si può chiedere nulla che… Lui ti risponde a modo suo… Oh, Concetta, siete la mia unica speranza!».

«Lucillo? Io sono ben lieta di aiutarvi, Pietro. Ma, se non sono indiscreta, perché mai vi trovate a confidarvi con Lucillo? Non è una persona molto affidabile… Non trovate anche voi?»

Pietro impallidì. Perché mai avrebbe dovuto chiedere a Lucillo un consiglio? E perché mai avrebbe dovuto dare così tanto peso a quelle parole, riportate anche in latino? Pietro era così preso a ricordare quella frase, che si dimenticò di inventarsi una scusa, anche banale, per spiegare il motivo di quella visita.

«Una scommessa!» rispose Pietro con aria impacciata. «Sì, ho perso una scommessa. Ho dovuto chiedere a Lucillo se… Beh sì, ho chiesto a Lucillo se poteva prevedermi il futuro… Ah, sai che sciocchezza! Però ora sono incuriosito più che mai.  E solo voi potete aiutarmi!»

«Il futuro! Ah, che meraviglia!»

Aggiunse subito Concetta «Il futuro… Non credo che sia facile svelarlo… Sarebbe bello! E comunque non penso proprio che uno come Lucillo possa esserne capace. Se ci tenete però, vi accontenterò! Ma non dategli retta più di tanto!» Concetta, che non apparteneva al movimento dei Principes, ma che sommariamente, seppur sufficientemente conosceva Lucillo, era l’unica che aveva potuto studiare a casa grazie al padre che, benestante e di vedute molto moderne, vedeva nella figlia la grande speranza della sua famiglia: avere un letterato o un matematico nella loro casata.

Da sempre Concetta fu trattata con grandi riserve e fatta sentire una ragazza speciale. Tuttavia, pur distinguendosi per la sua intelligenza e per la sua curiosità, per la sua diligenza nei lavori domestici e per il rispetto che portava per i suoi genitori, aveva un debole, più che per lo studio ufficiale, per le arti mistiche, o meglio, è il caso di dire restringendo un po’ il campo, aveva un debole per il cassettino segreto in cui custodiva foglie, rametti, sassi, ami da pesca, bucce di frutti, o qualsiasi altro oggetto maniacalmente conservato.

"Principes" - una storia di Luigi di Landro - cap. III

Un debole per le arti mistiche

Questi, loro malgrado, erano stati tutti presenti a uno qualsiasi dei momenti eccitanti della sua vita. Credeva, infatti, che le energie positive o negative delle persone, che le producevano a causa di una forte emozione dovuta ad un qualsiasi brutto o bell’avvenimento, potessero essere rinchiuse e rilasciate gradualmente da questi scrigni. E la giovane li avrebbe poi usati come amuleti. Vedersi Pietro, il suo amato Pietro, sull’uscio della sua stanza avrebbe sicuramente prodotto questo movimento di forte eccitazione, magari proprio su una piuma o sul suo orecchino. E quindi la ragazza, un po’ confusa, ma tuttavia anche lei talmente incuriosita, spiegato l’apparente motivo da dimenticarsi quasi il giudizio che poneva su Lucillo e col sorriso stampato sulle labbra, accettò di buon cuore la richiesta del giovane, sperando ora di poter scorgere in quella sorta di oracolo anche la sua persona e avere certezza del prossimo legame tra i due.

Pietro non perse tempo

Subito, come uno scolaro diligente, iniziò a ripetere la frase scritta da Lucillo. Solamente con qualche errore:

«Prorsus ad vivendo”»

«”Ad vivendum!”»

«Oh sì, sì, certo, “ad vivendum…  Velut ad natan… Dum is melior qui onere liberior”» poi continuava «“Sunt enim similiter etiam in esta… Vita… Humana tempesta levia sustentuit, gravia demersuit”»

«”In esta vita humana tempesta”… Pietro siete sicuro che fosse così?»

«Sicuro sicuro no… Comunque il più era questo…»

«Beh fatemi pensare meglio, ripetetemi la prima parte…» e così iniziarono pian piano a tradurre questa verità assoluta, come forse lo stesso Pietro sentiva che fosse, o questa veggenza, come la stessa Concetta credeva. Dopo vari tentativi, qualche correzione rispetto alla versione di Pietro e qualche occhiatina qua e là per vedere se non stesse sbagliando, Concetta arrivò a una traduzione:

«”Davvero chi è più libero dal peso se la cava meglio sia a vivere come a nuotare. Infatti, anche nella tempesta della vita umana, le cose leggere sostengono, quelle pesanti affondano”». Pietro, a sentire tutte insieme quelle parole, ebbe un certo sussulto. Comprese, infatti, che aveva bisogno di togliersi un peso, un peso che lo assillava. Ma quale? Forse proprio quello? “Ma no… sciocchezze!” continuava a ripetersi a mente.

Sciocchezze o no, Pietro si congedò da Concetta, la quale non si azzardò mai minimamente di chiedere per come Pietro potesse interpretare questo vaticinio di Lucillo, uno strano enigma da risolvere. Lesse, tuttavia, sul volto dell’amato prima una sensazione di soddisfacimento, poi un senso di sconforto o comunque di confusione. Pietro forse nascondeva qualcosa… E Concetta in cuor suo ne rimase delusa.

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