Forme, icone, miti e linguaggi della propaganda del Terzo Reich. Il caso della rivista "Signal"

Forme, icone, miti e linguaggi della propaganda del Terzo Reich. Il caso della rivista “Signal”

Forme, icone, miti e linguaggi della propaganda del Terzo Reich.

Il caso della rivista “Signal”

L’attività propria di ogni sistema segnico di natura ideologica consiste nella costante e continua narcotizzazione delle coscienze di coloro che giacciono sotto la sua influenza, con conseguente deformazione del reale[1]; l’ideologia, in generale, si mostra ai suoi osservatori come un discorso coerente con presunzione di obiettività scientifica, con la pretesa cioè di munirsi dei criteri di una presunta verità oggettiva, che sia universalmente riconosciuta e quindi applicabile all’ambiente circostante così da appropriarsene culturalmente.

Si tratta dunque di un sistema organico di pretese valoriali sul mondo che tende alla mistificazione[2] e all’inversione delle relazioni naturali tra esseri umani[3]. L’assuefazione che ne consegue, genera a sua volta un’alterazione nella percezione di quelli che sono gli autentici rapporti pragmatici, vale a dire delle relazioni materiali tra individui, occultando il reale meccanismo mistificatorio che la sottende[4], monito che avverte di una irreversibile alienazione collettiva delle masse. È un’attività che si traduce in forza di coesione e cementificazione di una contingente articolazione sociale; essa vuole rendere stabile e duraturo un fenomeno storicamente determinato, e nel farlo sussume entro le proprie categorie ermeneutiche ogni avvenimento o fenomeno relativo alla sfera del sociale, giustificandone l’infrastruttura politica[5].

Una lingua posta al servizio di un’ideologia deve, dati i presupposti, rispettare tali pretese di assoggettamento e falsificazione dello spazio reale esterno, conferendo al sistema ideologico una sua propria struttura segnica in grado di comunicare razionalmente i principi primi di tale agglomerato di credenze[6] e porsi come la sua conseguente estensione espressiva, in modo da condensare al suo interno tutte le sue rappresentazioni concettuali, immagini, valori, obiettivi, interessi espliciti o impliciti; per sua natura dovrà comporsi di un aspetto formale, in grado di rendere percepibile il messaggio, e di una parte strettamente semantica e contenutistica che è il messaggio stesso, ed instaurare tra loro uno specifico rapporto ”mitologico”[7] tale da deformare effettivamente le categorie valoriali ed archetipiche con le quali l’uomo interpreta ed interagisce col mondo; il contenuto trasmesso dovrà, a sua volta, essere portatore di una verità univoca, e per farlo si dovrà ingegnare a nascondere l’immanente contraddittorietà dello spazio semantico a cui ogni lingua fa riferimento[8], e che ogni lingua ritaglia a proprio modo[9].

La lingua del Terzo Reich, che potremmo sin da subito dissociare dal concetto di lingua naturale[10], è uno degli esemplari più eloquenti di sistema segnico di natura ideologica creato ad hoc; essa nasce con l’obiettivo di legittimare una particolare interpretazione del reale, parziale e univoca, per parte del gruppo sociale che in quel dato momento storico deteneva le redini del potere politico. Tra le tante forme assunte dalla progressiva crescita del potere nazista, proprio la manomissione linguistica rappresenta la forma per eccellenza della distruzione del senso della libertà e dell’esistenza naturale, una vera e propria forma di occupazione territoriale, poiché occupare una lingua è, in senso stretto, occupare la patria e lo spazio vitale (Lebensraum) interiore di ogni suo parlante, la loro Heimat[11] più personale.

In modo lento ma inarrestabile, la lingua tedesca subisce una totale annessione (Anschluss) e conversione all’ideologia tedesca con tutti i suoi carichi morali e politici, vittima di un ben calibrato meccanismo di erosione, diventando la serva più devota di quella maniacale volontà di potenza che non ha mancato di sortire i propri effetti in tutta l’Europa. Non più una lingua libera di svolgere le sue molteplici funzioni, ma una lingua ”interessata” a svolgere un ruolo di mediazione degli interessi politici e sociali sino alla naturalizzazione del sistema sociale entro il quale viene concepita, la quale è ottenuta proprio attraverso una visione della lingua stessa come espressione dell’identità di una comunità[12].

L’analisi semiotica proposta sarà incentrata su tale sistema linguistico e tenterà una decostruzione e scomposizione in fattori primi di alcuni tratti strutturali della lingua imposta dal regime nazionalsocialista al fine di comprendere la ”fisiologia” di un sistema comunicativo verbale e non dimostratosi in grado di modellare e trasformare lo spazio semantico esterno, creando delle rappresentazioni concettuali che tradiscono la liberalità e la pluralità dell’universo sociale. La lingua in questione crea dei falsi sillogismi, si potrebbe dire, laddove le premesse sono date come postulati ed accettate incondizionatamente, e questo a partire dal particolare rapporto che riesce ad innescare tra le sue forme ed i suoi contenuti, vale a dire tra i suoi rispettivi significanti e significati.

L’obiettivo è dimostrare come la lingua creata dal nazionalsocialismo, intesa in quanto aggregato omogeneo di sistemi di segni, si munisca costantemente di meccanismi di significazione e di segni le cui componenti (significanti e significati) non instaurano tra di loro né un rapporto di tipo ”convenzionale” né uno di tipo iconico ”naturalistico”, bensì mitologico, ed il mito non è né un oggetto né un concetto né un’idea nello specifico, esso è semplicemente un modo di significare, una forma[13]; la scienza mitologica si presenta come una ramificazione interna, quindi, della scienza semiotica; a tal proposito cercheremo di mettere in evidenza le analogie che sussistono tra la significazione mitologica ed ideologica, mostrando come esse operino allo stesso livello, e con lo stesso obiettivo, ovvero appropriarsi di una realtà semantica ed al contempo tralasciandone l’intrinseca contraddittorietà[14].

Supportati da Barthes, in particolare, e dai suoi studi, così come quelli della moderna antropologia facenti capo a Levi-Strauss e attraverso gli strumenti d’analisi narratologica messi a punto da Greimas, cercheremo di applicare i risultati semiotici dalla scienza mitologica al campo della lingua nazionalsocialista, mettendo a nudo i meccanismi attraverso i quali una lingua ideologica/mitologica riesca a deformare il contenuto storico, a livello denotativo del linguaggio, da essa veicolato, creando una doppia struttura semiologica, un linguaggio che Barthes chiama metalinguaggio, in grado di ”naturalizzare” un concetto, di presentarcelo come un ”fatto” indiscutibilmente vero ed accaduto, sottratto alla contingenza storica e donato all’immutabilità dei processi naturali. Un tale sistema di significazione presenta i propri concetti e significati come naturali ed eterni, quando invece essi sono storici, contingenti, subordinati alle imperiture leggi del tempo e del mutamento: il mito trasforma la storia in natura[15].

La società di massa tedesca a partire dagli anni ’30 si ritrova così trasformata in società di consumo di massa di miti, ed il consumatore di miti non riesce a leggere il sistema semiologico attraverso il quale viene data forma al racconto mitico, vedendo semplicemente un nesso causale tra significante e significato, come se il primo fosse ”causa” del secondo, come se il secondo fosse ”conseguenza” naturale del primo, poiché un mito sempre adotta forme (significanti) già contenenti a loro volta dei significati, estrapolati magari da altri contesti e spogliati del loro senso originale, che viene, poi, adattato alle rinnovate istanze del nuovo messaggio da veicolare[16].

Lo studio verrà condotto su un corpus di materiali, in particolare su alcuni numeri di una rivista di propaganda internazionale filotedesca e filonazista, edita dal Deutscher Verlag, casa editrice patrocinata dall’Oberkommando der Wehrmacht[17], quindi relativamente autonoma rispetto al Ministero della propaganda di Joseph Goebbels[18]. Si tratta, nello specifico, di documenti che testimoniano sin dalla loro impostazione editoriale la volontà di ricoprire un’area di influenza abbastanza vasta; basti pensare allo stesso titolo utilizzato, Signal, il quale venne concepito in tal modo, molto probabilmente, proprio perché dal significato e dalla grafica facilmente intuibili tra le lingue indoeuropee, inoltre l’impaginazione stessa, che privilegia un impatto fortemente immaginifico e visivo sul lettore (forte abbondanza di immagini, foto, disegni pubblicitari)[19], fa percepire sin da subito i suoi intenti comunicativi internazionali.

La rivista ebbe vita breve ma intensa, poiché il suo periodo di attività propagandistica va di pari passo con il secondo conflitto mondiale (’40-44); inoltre è bene precisare che il documento ebbe larga diffusione anche nei paesi che vennero considerati, e furono di fatto, neutrali[20], non immischiati nel processo bellico, il che non poté non avere profonde ripercussioni sulle modalità espressive di cui il periodico dovette munirsi.

Il percorso di analisi si svilupperà attraverso un primo capitolo all’interno del quale verranno presi in considerazione gli strumenti metodologici e gli autori di riferimento utili al nostro fine, in particolare le ultime acquisizioni della semiotica strutturalista del ‘900 attraverso il pensiero di Barthes e Greimas, le cui osservazioni verranno affiancate in un primo momento al materiale filologico di Klemperer; il secondo capitolo sarà incentrato sulla contestualizzazione storica ed editoriale dell’articolo e della rivista presi in analisi; il terzo capitolo, infine, tenterà un’applicazione coordinata degli strumenti d’analisi proposti sul testo scelto, esplicitando il meccanismo mistificatorio della significazione ideologica.

Note:

  • [1] In linea col marxismo la deformazione consiste nell’assoluta supremazia delle idee della classe dominante, MARX, K., ENGELS, F., L’ideologia tedesca, Roma, Editori Riuniti, 1958.
  • [2] Althusser, Louis, Polemica sobre marxismo y humanismo, Siglo XXI, Colleción Minima, México, 1968, p. 178.
  • [3] Particolarmente interessante è la posizione sui generis di Louis Althusser sull’argomento; egli prende le distanze dal monolitico marxismo interpretando la struttura non come la semplice base economica di una società, bensì come un complesso organico tripartito: il livello economico, il livello giuridico-legislativo ed il livello ideologico. Dunque l’ideologia non è più relegata alla sovrastruttura, così che risulti intesa come il collante intrasociale della totalità delle relazioni degli uomini.
  • [4] Marx, K., Engels, F., L’ideologia tedesca, Roma, Editori Riuniti, 1958.
  • [5] Ibidem.
  • [6] Per approfondimenti sul tema dell’intreccio tra ideologia e linguaggio verbale vedi Bachtin, M., Freudismo, 1927 e Morris, C., Signification and Significance, 1964.
  • [7] L’accezione di mito qui utilizzata è quella formulata da Barthes, vedi Barthes, Roland, Mythologies, Paris, Seuil; trad. spa. http://www.ddooss.org/libros/mitologias_Roland_Barthes.pdf.
  • [8] Eco, Umberto, Struttura assente. La ricerca semiotica e il metodo strutturale, Bompiani, Milano.
  • [9] Il concetto è ben espresso da Saussurre sotto la denominazione di arbitrarietà orizzontale, ogni lingua pone autonomamente il proprio ordine; Saussurre, Ferdinand De, Corso di linguistica generale, Bari-Roma, Laterza, 2009.
  • [10] Una lingua naturale trova uno sviluppo ”spontaneo” entro un popolo culturalmente e storicamente ben determinato; è questo, invece, il caso di una lingua indotta mediante una reiterata somministrazione delle proprie formule. Vedi Klemperer, Victor, LTI. La lingua del Terzo Reich, Firenze, Giuntina, 2011.
  • [11] Non esiste un equivalente in italiano per esprimere il concetto di una ”patria” svestita della sua componente semantica feudalistico-patriarcale ed orientata ad uno spazio tutto interiore, ove la categoria spaziale lentamente sfuma verso quella temporale creando una sovrapposizione delle due componenti, diventando questa un luogo intimo dell’anima umana, regione mnemonica nella quale l’individuo ritrova il suo domicilio affettivo, luogo simbolico di mancanza e ricerca; la lingua è essa stessa ”Heimat” con la sua profonda stratificazione spazio-temporale. Vedi Miglio, Camilla, Heimat. Una parola mondo, in M. LUMACHI (a cura di) Patrie Territori mentali, Napoli, 2007.
  • [12] Errington, Joseph, Ideology, http://www.ec-aiss.it/biblioteca/pdf/duranti_culture_e_discorso/28_errington_ideologia.pdf.
  • [13]  Barthes, ROoland, Mythologies, Paris, Seuil, 1957, trad. spa. http://www.ddooss.org/libros/mitologias_Roland_Barthes.pdf.
  • [14] Eco, Umberto, Trattato di semiotica generale, Bompiani, Milano, 1975, p. 363.
  • [15] Barthes, Roland, Mythologies, Paris, Seuil, 1957, trad. spa. http://www.ddooss.org/libros/mitologias_Roland_Barthes.pdf.
  • [16] Barthes, Roland, Mythologies, Paris, Seuil, 1957, trad. spa. PDF, pp.113-114.
  • [17] O.K.W., abbr., era il comando supremo delle forze militari tedesche durante il secondo conflitto mondiale; a tale organizzazione capillare spettava il compito di coordinare le attività di guerra, da qui la particolare minuzia della rivista nella trattazione di temi bellici.
  • [18] http://www.giornalidiguerra.com/signal/storia.html
  • [19] Ibidem; Il modello di riferimento, come anche per molti fenomeni inerenti la lingua, è il giornalismo americano, in particolare la rivista Life, la quale sembra esser stata la prima fautrice di un giornalismo prevalentemente visivo.
  • [20] I paesi di diffusione, nell’ordine riportato sul bordo della rivista stessa, erano: Belgio, Protettorato di Boemia e Moravia, Bulgaria, Danimarca, Finlandia, Francia, Grecia, Italia, Croazia, Olanda, Norvegia, Portogallo, Romania, Svezia, Svizzera, Serbia, Slovacchia, Spagna, Turchia, Ungheria, province orientali del Reich (Südsteiermark, Ostland).

Bibliografia:

Letteratura primaria

  • Hitler, Adolf, Mein Kampf, Franz Eher Verlag, München;
  • Hoffmann, E.T.A., Notturni, L’orma editore, Roma, 2013;
  • Erodoto, Storie, Libri V-VI;

I.1 Riviste

  • «Signal», fascicolo 2. Settembre, 1940, Sonderausgabe der ”Berliner Illustrirten Zeitung”, Deutscher Verlag
  • «Signal», fascicolo 2. Novembre, 1940, Sonderausgabe der ”Berliner Illustrirten Zeitung”, Deutscher Verlag
  • «Signal», fascicolo 2. Dicembre, 1940, Sonderausgabe der ”Berliner Illustrirten Zeitung”, Deutscher Verlag
  • «Signal», fascicolo 2. Giugno, 1941, Sonderausgabe der ”Berliner Illustrirten Zeitung”, Deutscher Verlag
  • «Signal», fascicolo 2. Luglio, 1941, Sonderausgabe der ”Berliner Illustrirten Zeitung”, Deutscher Verlag
  • «Signal», fascicolo 2. Dicembre, 1941, Sonderausgabe der ”Berliner Illustrirten Zeitung”, Deutscher Verlag
  • «Signal», fascicolo 2. Settembre, 1942, Sonderausgabe der ”Berliner Illustrirten Zeitung”, Deutscher Verlag
  • «Signal», fascicolo 2. Novembre, 1942, Sonderausgabe der ”Berliner Illustrirten Zeitung”, Deutscher Verlag
  • «Signal», fascicolo 2. Dicembre, 1942, Sonderausgabe der ”Berliner Illustrirten Zeitung”, Deutscher Verlag
  • «Signal», fascicolo 1. Gennaio, 1943, Sonderausgabe der ”Berliner Illustrirten Zeitung”, Deutscher Verlag
  • «Signal», fascicolo 2. Gennaio, 1943, Sonderausgabe der ”Berliner Illustrirten Zeitung”, Deutscher Verlag
  • «Signal», fascicolo 2. Febbraio, 1943, Sonderausgabe der ”Berliner Illustrirten Zeitung”, Deutscher Verlag
  • «Signal», fascicolo 1. Marzo, 1943, Sonderausgabe der ”Berliner Illustrirten Zeitung”, Deutscher Verlag
  1. Testi e studi critici

II.1 Testi di Roland Barthes

  • Barthes, Roland, Mythologies, Paris, Seuil,1957
  • Barthes, Roland, Eléments de sémiologie, Paris, Seuil, trad. it. Elementi di semiologia, Torino, Einaudi, 1966
  • Barthes, Roland, La camera chiara, trad. it. Renzo Guidieri, Einaudi, Torino, 1980

II.2 Testi di Klemperer e letteratura critica

  • Klemperer, Victor, LTI. La lingua del Terzo Reich, Firenze, Giuntina, 2011
  • Ciniglio, Mariavittoria, Il lessico disumano del nazismo: l’oggettivazione linguistica dei malati psichici, 2010

II.3 Testi di Greimas e letteratura critica

  • Greimas, Algirdas, Julien, Sémantique structurale, Paris: Presses universitaires de France, 1986 [1966]
  • Greimas, Algirdas E Courtés, Semiotica. Dizionario ragionato della teoria del linguaggio, Mondadori, 2011
  • Traini, Stefano, Le due vie della semiotica: Teorie strutturali e interpretative, Bompiani, 2005

III. Altri testi

  • Althusser, Louis, Polemica sobre marxismo y humanismo, Siglo XXI, Colleción Minima, México, 1968
  • Aristotele, De interpretatione, Rizzoli, Milano, 1992
  • Aurox, Sylvain, ”Le naturalisme linguistique et ses désordres”,  Histoire Épistémologie Langage, 2007
  • Bachtin, M., Freudismo, 1927 e MORRIS, C., Signification and Significance, 1964
  • Calvet, L.-J., Roland Barthes, un regard politique sur le signe, Paris, Payot, trad.it. Roland Barthes, uno sguardo politico sul segno, Bari, Dedalo, 1978
  • Canetti, Elias, Massa e potere, trad. Furio Jesi, Rizzoli, Milano, I ed. 1972
  • Ciniglio, Mariavittoria, Il lessico disumano del nazismo: l’oggettivazione linguistica dei malati psichici, 2010
  • Dubois, Philippe, L’atto fotografico, a cura di Bernardo Valli, Quattroventi Editore, Pesaro-Urbino, 1996
  • Eco, Umberto, Struttura assente. La ricerca semiotica e il metodo strutturale, Bompiani, Milano.
  • ID, Trattato di semiotica generale, Bompiani, Milano, 1975
  • ID, Semiotica e filosofia del linguaggio, Einaudi, Torino, 1984
  • ID, Trattato di semiotica generale, Bompiani, Milano, 1975
  • Errington, Joseph, Ideology, 1999
  • FEerraro, Guido, Il linguaggio del mito. Valori simbolici e realtà sociale nelle mitologie primitive, Meltemi, 2001
  • Gensini, Stefano, Criticism of Arbitrariness of Language in Leibniz and Vico and the ‘Natural’ Philosophy of Language, in SIMONE, RAFFAELE (a cura di), Iconicity in Language, Amsterdam/Philadelphia, Benjamin, 1995
  • Hjelmslev, Louis, I fondamenti della teoria del linguaggio, Einaudi, Torino, 1968
  • Hjelmslev, Louis., I fondamenti della teoria del linguaggio, introduzione di Giulio C. Lepschy, Torino, Einaudi, 1968
  • Isnenghi, Mario, La grande guerra tra storia e ideologia, Rovereto, Moschini, 1969
  • Kendal, L., Walton, Mimesi come far finta. Sui fondamenti delle arti rappresentazionali, edizione italiana a cura di Marco Nani, Mimesis Edizioni, Milano-Udine, 2011
  • Marx, K., ENngels, F., L’ideologia tedesca, Roma, Editori Riuniti, 1958.
  • Lévi-Strauss, Claude, Antropologia strutturale, Il Saggiatore, 1966
  • Marrone, Gianfranco, Introduzione alla semiotica del testo, Laterza, Roma, 2011
  • Miglio, Camilla, Heimat. Una parola mondo, in M. LUMACHI (a cura di) Patrie Territori mentali, Napoli, 2007
  • Nobile, Luca, La voce allo specchio. Un’ipotesi sull’interfaccia fonetica-semantica illustrata sulle più brevi parole italiane, Université de Bourgogne, 2016
  • Omodeo, A., Scritti scelti, Mondadori, Milano, 1934
  • Oschlis, Wolf, Theorie und Empirie der Lagersprach, 1985
  • Peirce, Charles, Sanders, Collected papers, 1931
  • Perilli, Lorenzo, e Taormina, Daniela P., La filosofia antica. Itinerario storico e testuale, Utet, Torino, 2012
  • Propp, Vladimir, Morfologia della fiaba, Einaudi, 1966
  • Reale-Antiseri, Storia della filosofia. Dal Romanticismo ai giorni nostri, Bompiani, Milano, 2009
  • Rizzolatti, Giacomo e Sinigaglia, Corrado, So quel che fai. Il cervello che agisce e i neuroni specchio, Raffaello Cortina editore, Milano, 2006
  • Saussurre, Ferdinand De, Corso di linguistica generale, Bari-Roma, Laterza, 2009
  • Sobrero, Alberto M., Il cristallo e la fiamma, Carocci, Roma, 2009
  • Traini, Stefano, Le due vie della semiotica: Teorie strutturali e interpretative, Bompiani, 2005
  • Volli, Ugo, L’analisi semiotica, Comparative Studies in Modernism, 2014

III. Dizionari e opere di consultazione

  1. Sitografia

Claudio Oreste Menafra

Relatrice

Prof.ssa Camilla Miglio

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