Privacy Policy Esercizi di instapoesia – Intervista a Ophelia Borghesan - The Serendipity Periodical
Esercizi di instapoesia – Intervista a Ophelia Borghesan

Esercizi di instapoesia – Intervista a Ophelia Borghesan

Ophelia Borghesan: artista multimediale, cantrice dell’Instagram, buona consigliera

Ophelia Borghesan (Angela Grasso e Luca Rizzatello) è un progetto fondato nel 2013 che si occupa di scrittura, grafica e videoinstallazioni. Nel 2021 viene creata Howphelia, una piattaforma per la distribuzione di serie video e libri. Fra le pubblicazioni di Ophelia: Canile (Howphelia, 2021), Tigre X Trousse (Howphelia, 2021), Canile Vol. 2 (Howphelia, 2022).

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Ophelia Borghesan è due voci o un’unica voce?

Ophelia Borghesan è formata da due persone ma la voce è unica. Possiamo dirlo meglio: se le voci fossero due, non ci sarebbe Ophelia Borghesan.

Spediremo gli stipendi a casa,
su alfa centauri, accetteremo
i precariati che gli italiani
non vogliono fare più, i partner
che non vogliono scopare più,
il degrado, il viagra, l’avocado.

*

Saremo umanisti e storytellers
per poter lavorare nel food,
racconteremo che quel vitello
è morto mangiando le nocciole
o stroncato da troppi massaggi,
tra gli spasimi dell’happy ending.

(Ophelia Borghesan – Canile)

L’instapoesia, che è poesia e che per altri non è poesia. Voi però tenete a ribadire la serietà della vostra opera. Come nasce l’idea?

L’instapoesia è un dispositivo che mette in discussione la maggior parte delle certezze legate allo status di poeta, e per questo a noi piace. È un campo estremamente competitivo, e in evoluzione rapidissima, che giocoforza produce tantissime cose irrilevanti, tra le quali bisogna saper scegliere. In alcuni casi delle/degli instapoets hanno raggiunto una visibilità che sarebbe stata impensabile con i canali dell’editoria tradizionale. D’altro canto, si sente dire “questa non è poesia”, come se tutta quella che si trova nei libri fosse automaticamente poesia. Ma qui si aprirebbe una questione ulteriore, legata al tema del prestigio determinato dalla pubblicazione dei propri testi in un libro. Probabilmente manca ancora un accordo su quali siano i requisiti per attribuire la cosiddetta dignità letteraria a opere che utilizzano supporti diversi dal libro cartaceo. Prima di cominciare a pubblicare le nostre instapoesie abbiamo studiato il fenomeno con la stessa cura con cui si potrebbero studiare dei classici della letteratura, perché avevamo bisogno di apprenderne i meccanismi, sia grafici che testuali. Solo una volta compresi i punti di forza, ci siamo chiestə come il nostro immaginario avrebbe potuto sfruttare questa forma espressiva, personalizzando quello che già stavamo facendo su altri supporti. Si torna al punto di partenza: l’instapoesia è uno strumento neutro, che offre degli spazi di creatività incredibili.

“L’instapoesia è negli occhi di chi legge”

È uno dei nostri slogan. Per noi questo significa che ogni supporto va utilizzato sfruttandone al massimo le potenzialità, e addirittura facendogli aprire dei varchi imprevisti, perché continuare a provare stupore è una cosa fondamentale. Per esempio, alcune delle nostre instapoesie parlano delle contraddizioni del mondo del lavoro, o dello sfruttamento degli animali, o di quanto sia difficile gestire i propri desideri. Sono argomenti lontanissimi dal luogo comune delle instapoesie tutte cuori infranti e gattini, ma il fatto di poter veicolare messaggi di questo tipo anche attraverso un progetto grafico realizzato per parlare di quelle cose a un numero maggiore di persone, e al contempo di aumentare i livelli di lettura, rende la sfida avvincente, e dà nuovamente un senso alla scrittura come impegno.

Grafica originale di Ophelia Borghesan

Per vincere il concorso di poesia
ti diamo alcune dritte, per esempio:
“io sono la sorgente e tu la foce”,
o viceversa, o con l’upgrade del mare
a chiudere il triangolo e, volendo,
c’è Brise marine di Mallarmé citata
in corpo sette, senza la sua fonte.

*

Per vincere il concorso di poesia
ti diamo alcune dritte, per esempio:
le nubi sullo sfondo a incorniciare
qualsiasi cosa, meglio se nel campo
ci metti quella fabbrica dismessa,
qualcosa di Aristofane o Foucault,
qualcosa che rimanda a un ventre gravido.

*

Per vincere il concorso di poesia
ti diamo alcune dritte, per esempio:
i film che hai visto in quarta superiore,
Pier Paolo Pasolini (La ricotta
va bene, meglio ancora se è Teorema),
Tarkovskij (Stalker certamente), ma
Don’t look up non va bene, è troppo presto.

(Ophelia Borghesan)

Nei vostri ultimi componimenti dispensate consigli per vincere i concorsi di poesia — gli uccelli sui tralicci, citazioni bibliche, Foucault, Solaris non lo capiscono. Si direbbe che Ophelia ha vinto molti premi.

Con Ophelia Borghesan non abbiamo mai partecipato a un premio letterario, in compenso prima di fare Ophelia Borghesan abbiamo entrambə vinto dei premi e siamo statə in alcune giurie. Poi abbiamo deciso di tornare per così dire al grado zero, e infatti Ophelia Borghesan è nata come un dispositivo a cui abbiamo fatto acquisire una sempre maggiore consapevolezza stilistica e tematica, testo dopo testo (è possibile farsi un’idea di questo percorso nell’ebook Not a saudade, che si può leggere con login gratuito qui). Tornando ai premi letterari: riteniamo inconciliabile redarre un metodo per vincerli e contemporaneamente parteciparvi, a maggior ragione perché siamo convintə che il metodo funzioni.

Ricordi i giorni in cui ascoltavi Nelly
Furtado e tutto aveva un senso, quando
a guisa di un uccello lei e tu
vi sentivate, e lo eravate, bell*,
ai giardinetti o sopra le pedane
dell’autoscontro, oggi la riascolti
tornando in auto dal lavoro, e piangi.

*

Ricorda l’autoscontro, le pedane,
la luce bianca dello strobo, il fumo,
i bassi, Rhythm is a dancer, adesso
nel dormiveglia senti Baby K,
probabilmente non è lei, non conta,
non c’è più causa-effetto, tutto
ridicolmente si distende il tempo.

(Ophelia Borghesan – Delle poesie nuove di una serie nuova, Vol. 2)

Di recente avete creato una pagina di meme “a un/a giovane poeta” con le vostre invettive contro editori e case editrici. È più importante essere letti o pubblicati? Qual è il vostro consiglio per i giovani poeti?

Meme a un/a giovane poeta non è stato pensato con il registro dell’invettiva, bensì per essere quello che promette il titolo: una serie di diapositive a servizio del/della giovane poeta, una variazione sul tema delle Lettere a un giovane poeta di Rilke, ovvero delle Istruzioni alla Servitù di Swift, ma anche dei tutorial che si trovano un po’ dappertutto. Entrando nel merito della questione, il tema della giovinezza non è privo di ambiguità, come del resto non lo è quello del meme. Per quanto riguarda invece i contenuti, abbiamo deciso di descrivere solo le situazioni di cui abbiamo avuto esperienza diretta, situazioni che spesso per le/i poetə non più giovani sono evidenze a cui più o meno rassegnarsi. La nostra percezione, ad oggi, è che questa serie di meme abbia contribuito a normalizzare – nell’intervallo che va dal volemose bene al mal comune mezzo gaudio –, situazioni che a nostro parere sono tossiche. Se così fosse non ne saremmo felici. Il nostro consiglio è di valutare attentamente da chi farsi pubblicare, pretendendo con rispetto che il proprio lavoro venga messo in valore nel migliore dei modi. Al contempo, individuare i propri limiti, cercando nel proprio margine di crescita un elemento di forza, con la consapevolezza che non è detto che qualcosa che si è scritto o che si scriverà potrà mai fare la differenza. Infine: non omologare il proprio stile per fare anticamera con la promessa, per esempio, di venire pubblicati in una antologia tra cinque anni, perché il fatto che la poesia debba decantare talvolta non è nient’altro che un pay off.

Da Meme a un/a giovane poeta

Con un abbonamento trimestrale posso guardare le vostre serie video e leggere le vostre poesie, ricevendo il libro in omaggio. Qualche benpensante storcerebbe il naso, la poesia come Netflix, un prodotto culturale.

Howphelia è una piattaforma che ospita serie video + libri di artistə diversə. L’abbiamo pensata per dare spazio a tutti quei progetti che non sono riducibili né al solo libro né alla sola dimensione multimediale. Questa complementarietà – a cui va aggiunta anche la dimensione live con questi progetti che diventano performance o allestimenti per spazi espositivi – crea degli oggetti che trovano spazio in più contenitori, raggiungendo in questo modo più persone. A noi interessa questo. Per quanto riguarda il benpensante, ecco un consiglio di lettura: David Jay Bolter, Plenitudine digitale: Il declino delle culture di élite e l’ascesa dei media digitali (Minimum fax, 2020).

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