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Intervista a Lalla Bertolini - storia di una cantautrice italiana

Intervista a Lalla Bertolini – storia di una cantautrice italiana

Lalla Bertolini, cantautrice italiana che con “Lo straniero” esordisce come solista – di seguito l’intervista

Lalla Bertolini è una cantautrice di Roma che esordisce verso la fine degli anni ’90. Diversi concerti, chitarra e voce, le permettono di vincere il Premio Italiano Giovani. Negli anni a seguire, si forma come cantante folk-rock, dando vita a esperienze che la portano a realizzare studi come “The piercing virtue”, disco ancora inedito dedicato a Emily Dickinson. Lo Straniero è il suo ultimo album che conta diversi brani con cui è possibile indagare il pensiero dell’autrice.

“Lo straniero” è il disco che segna il tuo esordio da solista; 8 brani in cui si avverte un senso di decadenza; cos’è lo straniero e chi è veramente uno straniero?

La decadenza che avverti è legata al senso di stanchezza che da un certo momento in poi ho iniziato a provare nei confronti delle vicende umane, mie comprese, che si rinnovano nella forma ma nella sostanza sono quasi identiche, nonostante o proprio in conseguenza del gran parlare che se ne fa. Il titolo del disco è volutamente ambiguo, per quanto mi riguarda potrei riassumerlo come ‘ciò che non si riesce ad affrontare’, ma ognuno forse avrà la sua interpretazione.

Una formazione classica che oltre agli studi umanistici ti porta a formarti musicalmente come artista folk-rock; come inizia la tua esperienza con la musica?

Credo di essermi innamorata prima delle parole, di come fossero entità libere. Un mio fratello scriveva poesie e io le leggevo di nascosto. Mi emozionava vedere quelle creazioni anarchiche che utilizzando i mattoncini del quotidiano lo rigiravano come un pedalino, facendo luce e spazio. Vederle poi operare così sul tavolino della stanzetta di un comune mortale mi diede una scossa di felicità. Iniziai a imitarlo, e scrissi le mie prime poesie con la sua macchina da scrivere e sopra il suo tavolino! Una sorellina invadente. Era anche un grande appassionato di musica e suonava l’elettrica (gli altri fratelli l’acustica). Io impari i primi accordi (su una classica), e feci l’unica cosa che lui non aveva fatto: misi le parole su quegli accordi, e le cantai.

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Lalla Bertolini

Raccontare il proprio punto di vista; da dove si parte?

Credo che in genere sia qualcosa di cui si sente il bisogno in relazione a un conflitto. O nasca dalla sensazione che qualcosa sia ignorato o nascosto. È una necessità che si impone: può essere più o meno impellente, ed avere motivazioni di diversissimo genere, in effetti. Ce ne sono di sacrosante e di meno significative. Si parte quindi da questa necessità, che in qualche caso è così stretta da ignorare quasi del tutto i ‘ragionamenti’.

Emily Dickinson, una tra le poetesse statunitensi più note e apprezzate – purtroppo solo in seguito alla sua morte – è protagonista del lavoro ancora inedito “The Piercing Virtue” da cui è nata “The Covert”; cosa ti lega alla Dickinson?

È un poeta che catalizza l’interesse di molti. La sua opera possiede un miscuglio particolarissimo di elementi disparati. È realista e trascendente botanica e sarcastica, teologica, matematica e infantile. Non ti schiaccia mai con una sua statura adulta (e ne ha) semmai con il suo tremito. Colloquiale, al tuo fianco. Lapidaria. Insomma, ammattisce! Qualcuno mi recapitò un piccolo libretto di poesie intitolato ‘Silenzi’, devo dire che qualcosa in questo titolo mi ha sempre fatto un po’ ridere (una cosa è il silenzio, una cosa la poesia), in tutti i casi lo aprii e iniziai a cantare.

“Perché si tende alla felicità e alla bellezza con tanto trasporto e siamo così male addestrati a raggiungerle, dappertutto nel pianeta terra?” è una domanda che ti sei già posta in passato; oggi come risponderesti?

Sai mi sono accorta che questa domanda, posta così, è retorica, ovvero contiene in sé già delle risposte: che si tenda con trasporto alla felicità; che siamo male addestrati a raggiungerla; che così succeda dappertutto. Me la sono posta spesso, è vero, e mi sono accorta che è una lamentazione, più che una domanda, se le affermazioni che la compongono sono giuste. Oggi quindi io rispondo a me stessa: addestriamoci meglio allora!, e non facciamo domande che non lo sono.

Cercare per rinnovarsi e non rimanere fermi; un invito a continuare ad andare. Tu in che direzione sei diretta?

Grazie per l’invito, ce n’è bisogno. Sono diretta alla realizzazione di un altro disco, l’unico modo che ho per rinnovare il mio artigianato, e andare avanti nel cammino. Sono contenta anche se è pieno di difficoltà; spero di risolverle perché ho molto desiderio di dare un seguito alle prime pubblicazioni.

Inquietudine; cos’è per te questa parola?

Mi accompagnerà sempre ma spero rappresenti il mio passato. È faticosa e pesante. Mi sembra la cifra della giovinezza e porta anche adrenalina e desiderio, l’ho adorata per le avventure e le stranezze che mi ha fatto vivere. Si porta dietro un mare di tesori. Ma è faticosissima e dev’essere bilanciata da grande amore e grande luminosità, un’energia totale doppia. Mi piacerebbe un giorno poter fare l’elogio della fuga e della tranquillità. O semplicemente l’elogio della meditazione, che scaccia l’inquietudine, e questo lo posso fare anche ora, per fortuna.

Cosa consiglieresti a chi come te ha la tua stessa passione?

Le consiglierei di sentire, di ascoltare, e di amare quello che fa.

 

Intervista di

Valeria Magini

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