Se questo è un valzer di Gianluca Calvino

“Se questo è un valzer” di Gianluca Calvino, Homo Scrivens Edizioni

Se questo è un valzer di Gianluca Calvino è una delle nuove uscite Homo Scrivens per il 2020, nella collana “Dieci”

Homo Scrivens è la prima compagnia italiana di scrittura, nata a Napoli nel 2002. La loro storia è quella di numerose collaborazioni che hanno permesso alla pubblicazione di circa 400 autori, di cui molti sono esordienti. Nel 2021 nasce la casa editrice, da voce a molti nuovi aspiranti scrittori. Obietto di Homo Scrivens è creare un luogo d’incontro accessibile a tutti coloro che sono animati dalla passione per la scrittura e la lettura.Ottobre è il tanto rinomato mese della paura, cosa c’è di meglio allora di inaugurare questo mese con un giallo tutto italiano?

Se questo è un valzer di Gianluca Calvino
Copertina di “Se questo è un valzer” di Gianluca Calvino

Il romanzo “Se questo è un valzer” di Gianluca Calvino si apre con un omicidio avvenuto all’università di lingue L’Orientale di Napoli, dove Jamil Bouda, chiamato con affetto Vetril per la sua buffa abitudine di andare in giro con un tergicristalli, viene trovato assassinato nel cortile della famosa università. Su un piano di tre voci narranti e diversi, accattivanti, tipi di testo che si intrecciano sotto la narrativa il lettore conosce e riconosce le personalità di Camilla, una studentessa che tende a ripetere sempre le stesse cose, che non ama il francese ma ha una passione per il mistero, il giallo, le merendine e i suoi amici dell’università; Padre Riccardo, ex pugile convertitosi alla difficile missione di “salvare gli ultimi; e infine il commissario Orlando, coinvolto nei suoi modi e nei suoi tempi nell’indagine e accompagnato dall’irriverente collega Egidio, direttamente uscito da un comedy poliziesco degli anni ’70, e dai dispositivi elettronici con cui non esista a confrontarsi per una partita di scacchi online o un’altra ad Angry Birds – o facciamo due, o tre.

 

Due i punti particolarmente forti di questo romanzo:

  • Il primo è il grande potere immaginativo suscitato dalle descrizioni: la Napoli di Se questo è un valzer appare chiaramente agli occhi del lettore, è la Napoli studentesca, caotica, sempre di corsa in ritardo tra le lezioni. Calvino accompagna il lettore in mezzo ai vicoli, gli presenta minuziosamente i personaggi “invisibili” del quotidiano de L’Orientale. La stessa università viene descritta in modo da diventare l’ambiente multiculturale perfetto per sbarazzarsi di uno straniero arrivato a Napoli dopo una tragica traversata dall’Egitto.

Se questo è un valzer di Gianluca Calvino

  • Il secondo punto è tutto nel sottotesto del romanzo. I personaggi parlano, tantissimo. Parlano di quotidiano, di studio, di giochini online, di problemi di droga, famigliari, delle loro passioni e parlano anche nei loro silenzi; parlano distrattamente della loro quotidianità, a volte potrebbe sembrare non dicano assolutamente nulla di rilevante per la narrazione. E un lettore distratto avrebbe ragione a pensarla così. Ma Calvino non lascia i loro discorsi così davvero al caso, il sottotesto racconta le sfumature e le verità nascoste dei personaggi del romanzo, mostrando una loro doppia identità di cui forse nemmeno loro sono a conoscenza.

Gianluca Calvino

Nasce a Napoli, città che apprezza in ogni sua stradina e vicolo; ne riconosce i suoi limiti ma la apprezza come città natale e come luogo di continui stimoli. Scrittore, appassionato di letteratura, fa parte del Collettivo “Gruppo 9” di Pompei, dove tiene regolarmente un corso di scrittura creativa innovativo e basato sul continuo incontro e contatto umano. Professore di mestiere, ritiene che insegnare sia un bellissimo, se non si perde l’entusiasmo di trasmettere ai ragazzi la conoscenza.

In conclusione “Se questo è un valzer” di Gianluca Calvino edito Homo Scrivens è un giallo sui generis; ironico, punzecchiante, tagliente, schietto e politicamente scorretto che non lascia col fiato sospeso, ma sorprende e costringe il lettore a mantenere altissima l’asticella dell’attenzione fino all’ultima pagina.

 

Recensione di

Martina Russo

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