J.H. Pestalozzi e l’ideale di pedagogia pragmatica

L’educazione come riscatto sociale

Johan Heinrich Pestalozzi è considerato uno dei padri fondatori di una rinnovata visione nell’ambito della formazione dell’individuo, intesa in senso moderno, fautore di un metodo che si potrebbe ascrivere in una sorta di pragmatica pedagogica. La sua stessa patria, la Svizzera, dopo esser stata sempre in disparte rispetto ai grandi movimenti di rinnovamento culturale succedutisi nella storia occidentale delle idee, riesce finalmente ad affiorare grazie anche alla sua irriverente personalità intellettuale. Egli fu da sempre convinto che l’educazione è da considerarsi un mezzo indispensabile per il riscatto sociale dell’uomo e, sebbene mosso da profonde motivazioni religiose, le sue teorie si presentano come altamente moderne e riformatrici rispetto ai classici modelli che lo avevano preceduto; così in una profonda sintesi egli riunisce nelle sue trattazioni pedagogia, formazione (comprendente istruzione ed educazione) e giustizia sociale. A muoverlo è un interesse sincero nei confronti della scuola e di tutte quelle piccole esperienze quotidiane che scandiscono la vita dell’uomo durante gli anni cruciali della sua formazione, che si tramutano in possibilità di apprendimento e formazione perenne.

J.H. Pestalozzi e l'ideale di pedagogia pragmatica

Se si è disposti a sorvolare sulla problematicità dei suoi scritti che non hanno nulla a che fare con la trattatistica scientifica rigorosa, sistematica e lineare, poiché gran parte del suo pensiero è affidato ad appunti presi in chiave intimistica e diaristica, con non poche note arricchite di esperienze biografiche personali, risulterà allora chiaro ed incontrovertibile il suo contributo in ambito pedagogico. Soprattutto il suo pensiero troverà una profonda eco in tutti quei modelli ed approcci pedagogici moderni a stampo pragmatico, del tipo learning by doing; costante rimarrà anche la ricerca di un sottile ma fondamentale equilibrio tra l’educazione della persona, il cui fine è rappresentato dalla realizzazione concreta della sua libertà, e quella del cittadino che ha per scopo la responsabilità di tipo sociale.

Cuore, mano e testa

I concetti fondamentali di un’educazione di tipo liberale e moderno erano già stati ampiamente trattati da Rousseau, il quale si presenta come una delle stelle polari a guidare le riflessioni del nostro autore; l’obiettivo è stimolare negli individui spontaneamente e liberamente le capacità di osservazione critica, di ragionamento e di giudizio attraverso l’instaurazione di un complesso seppur necessario legame tra ‘cuore’, ‘mano’ e ‘testa’. È questa dunque la prospettiva di un’educazione incentrata sulle capacità globali ed unitarie dell’uomo; educazione intellettuale, corporea e lavorativa. Il cuore rappresenta il sentimento, principale motore delle azioni umane; per incentivare il suo retto sviluppo è necessario creare un ambiente favorevole all’espressione dei sentimenti positivi, che in genere si identifica con la casa di famiglia; trovandosi qui, amato e rispettato, il giovane individuo maturerà un sentimento di gratitudine verso i propri genitori e successivamente, proiettandolo sulla collettività, verso chiunque lo tratti come tale.

La testa indica l’intelligenza, e Pestalozzi accetta in pieno il metodo induttivo suggerito da Rousseau nella ricerca delle costanti universali che determinano il comportamento umano e la Natura. La mano incarna, infine, la metafora dell’educazione al lavoro ed alla produttività; l’uomo acquista il suo orizzonte di senso solo attraverso ciò che fa nel contesto collettivo, in base a quella che potremmo definire ‘funzione sociale’, elemento indispensabile al riconoscimento ed all’identità stessa dell’individuo. Questi tre elementi rappresentano per Pestalozzi i motivi principali di quell’educazione di tipo olistico, già preconizzata da Rousseau, che verrà poi adottata con diverse sfumature anche dalla figura di Montessori.

Le fasi dello sviluppo umano

Per gli uomini è veramente educativo solo ciò che può essere immediatamente declinato nella globalità delle loro esperienze cognitive; quando ci si occupa settorialmente di una sola delle sue possibilità realizzative, allora l’equilibrio che sta alla base dello sviluppo viene meno e così tutto l’intento formativo; ciò che Dio ha unito, l’uomo non deve disgiungere. Molti dei rappresentanti, anche contemporanei, dell’attivismo pedagogico, soprattutto americani, hanno messo ben in luce l’importanza dei suoi scritti, intravedendo tra le sue parole un obiettivo costante: il raggiungimento di quella dignità interiore che è alla base dello sviluppo verso la fase adulta. Per Pestalozzi l’uomo, durante il suo sviluppo, attraversa sostanzialmente 3 fasi evolutive:

  1. Fase naturale: corrisponde grosso modo allo stato di natura teorizzato da Rousseau, in cui il fanciullo è primitivamente innocente, ma pronto a corrompersi non appena subentrano le necessità della vita;
  2. Fase sociale: l’individuo inizia a smussarsi e levigarsi grazie al contatto con gli altri e la società che ne determina anche un primo riconoscimento d’identità. È la convivenza, l’adattamento ed il compromesso che lo spingono ad elevarsi, grazie anche alla presenza delle leggi e delle istituzioni che mettono a tacere gli egoismi;
  3. Ma perché l’individualismo e l’egoismo siano davvero smantellati, c’è bisogno della Fase morale: questa consiste nella maturazione dell’amore verso il prossimo e l’altro. Fortificato dall’amore e dal retto agire sociale, l’uomo riesce a modulare la propria volontà ed armonizzarla con quella altrui.

Il ruolo della madre e l’abbandono morale

Di grande importanza il ruolo che Pestalozzi attribuisce alla madre nelle fasi più delicate. Rivoluzionario inoltre anche il concetto secondo cui non esiste il semplice abbandono materiale dei fanciulli (orfani ad esempio) ma anche un altro tipo di abbandono pariteticamente grave per lo sviluppo: l’abbandono morale. Questa condizione consiste in un totale abbandono del loro spirito, fanciulli che non ricevono dai propri tutori le necessarie cure e la giusta attenzione. Le madri sono le prime educatrici, e molte sono le pagine che Pestalozzi spende per dispensare consigli: spinge queste affinché accompagnino i figli nel graduale processo di discernimento della varietà fenomenica del mondo, che deve avvenire sempre induttivamente e con delicatezza; è la fase i cui i bambini, attraverso svariati confronti, riescono ad ottenere sensi svegli, il discernimento, l’oggettività ed il senso del bello. L’opera della madre getta le basi per l’educazione del cuore, che dovrà poi essere proseguita dal lavoro dei maestri.

 

Educazione pragmatica e osservazione partecipata

L’educazione intellettuale per Pestalozzi dovrebbe, poi, procedere da un’osservazione diretta dell’ambiente e delle condizioni che sono direttamente riscontrabili intorno all’allievo. Contro il nozionismo tipico della tradizione a lui precedente, Pestalozzi afferma che in ogni argomento di studio sia molto più utile fornire al bambino delle idee madri riassuntive con le quali orientarsi autonomamente; il nozionismo didattico distrae il bambino dall’osservazione diretta dei fenomeni. In questo precisamente consiste il metodo intuitivo/induttivo (oggettivo) proposto dalla sua pedagogia, ritenendo inutile anticipare le nozioni rispetto all’osservazione diretta fenomenica. Non si tratta di ammorbidire la mente, ma di allenarla all’osservazione ed al giudizio critico-autonomo; il bambino deve essere allenato all’osservazione del dato sensibile finché non comparirà in lui quell’indole tipicamente umana che spinge a ricercare connessioni ed analogie nel molteplice, sfociando infine nell’individuazione delle leggi di natura. Per sbarazzarsi definitivamente dei metodi educativi che fanno incessante ricorso a nozionismi e concetti astratti, Pestalozzi crea il concetto di Anschauung: si tratta di un metodo tutto teso alla valorizzazione dell’osservazione attiva e partecipata del bambino.

La didattica proposta da questo metodo si inserisce a pieno diritto in quella tradizione speculativa che potremmo definire empirico-sperimentale che tende a spronare un progressivo passaggio dall’ignoto al noto, dal semplice al complesso, ed infine dal concreto all’astratto, senza anticiparlo in alcun modo. La vita stessa rimane, in ogni caso, la migliore maestra: è in vita e durante la vita che l’uomo apprende costantemente, attraverso delle azioni reali e concrete, con le loro conseguenze, che stimolano delle strategie di reazione ed adattamento. Si impara agendo e non mediante parole vuote ed astratte. È una pedagogia del bios, in cui ogni evento concreto è un’esperienza formativa; l’azione deve servire per fissare (magari anche tramite ripetizione e reiterazione) i contenuti percepiti ed appresi. L’educazione dell’uomo, allora, non è un percorso da compiersi interamente in interiore homine, ma anche l’azione esterna (degli altri uomini) e quindi sociale possiede un forte peso formativo.

Da qui il passo è breve verso il riconoscimento del grande ruolo pedagogico svolto dalla società tutta. Il generale senso sociale che sottende le sue riflessioni si sintetizza nell’idea per cui l’educazione passa anche attraverso quei luoghi non strettamente naturali, ma nati a partire dalle sovrastrutture culturali degli uomini; questo luogo sociale è appunto per Pestalozzi la scuola. Su questo punto si consuma definitivamente la grande differenza rispetto al suo ispiratore Rousseau; mentre questi darà maggior vigore ed importanza all’educazione individuale, Pestalozzi considera la scuola il luogo dell’istruzione per antonomasia, la cui negazione rappresenta la più grande delle ingiustizie sociali.

La prospettiva integralista e la Körperbildung

Il metodo Pestalozzi, inoltre, provenendo da una prospettiva unitaria ed integralista, che punta costantemente all’equilibro tra le molteplici capacità cognitive dell’uomo, insiste anche su di un altro punto importantissimo, spesso dimenticato dai suoi contemporanei e non solo: l’educazione del corpo. La sua teoria di una formazione anche corporea degli individui si riallaccia esplicitamente al concetto greco di paideia, all’Emilio di Rousseau, ma anche alla teoria dell’educazione armonica di Humboldt. Attraverso questo rinnovato interesse per la formazione corporea (Bildsamkeit) Pestalozzi getterà le basi anche per le modernissime teorie di pedagogia del corpo e dello sport.

Nello scritto Körperbildung la principale preoccupazione di Pestalozzi è quella di trovare una risposta soddisfacente alla drammatica divisione di memoria cartesiana che aveva sino ad allora caratterizzato l’educazione umana. L’essere umano possiede un corpo che non si riduce ad una pura e semplice meccanicità motrice (res extensa). Il movimento stesso del corpo, le possibilità di tensione e di azione passano tutte attraverso la coscienza e la dignità sociale dell’individuo che per questo ha il dovere di far rientrare la propria corporeità nella sua personale formazione. La mancanza di educazione corporea si traduce nell’impossibilità di giungere all’ideale olistico della educazione.

 

articolo di

Claudio O. Menafra

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