Zygmunt Bauman, il mercato e la società liquida: educazione come soluzione

Diagnosi della modernità

Attento ed efficace scrutatore della nostra più recente modernità, Zygmunt Bauman effettua in molte delle sue opere una diagnostica radicale dei nostri tempi moderni, caratterizzati da incessanti e caotiche trasformazioni di ordine politico, sociale, economico, giuridico ma soprattutto tecnologico e culturale. Le trasmigrazioni di uomini da una parte all’altro del globo, in particolare, portano individui così diastrasticamente differenti ad incontrarsi, a generare quelle che in linguistica potremmo definire delle koiné, in questo caso di tipo culturale, in cui le identità dei singoli tendono ad un costante e continuo confronto con il diverso.

 

Il postmoderno per Bauman è essenzialmente contrassegnato dall’assenza dell’unica autorità e dalla intransigente polifonia distopica dei messaggi valoriali, nonché delle informazioni, che hanno comportato una progressiva frammentazione della società e dell’individuo, con profonde ripercussioni che spingono a rivalutare completamente il sistema educativo.

C’è una profonda crisi educativa che coinvolge sempre di più la famiglia e la scuola, così come l’intera impostazione pedagogica.

 

La società moderna è stata lapidariamente denominata dallo scienziato polacco, quale vita nella liquidità. In questo nuovo archetipo sociale prevalgono la perdita del senso del tempo e la vita frenetica, incentrata sull’etica dell’adesso e della trasmutazione di tutti i valori autoritari ed unitari; la cultura della fretta e dell’assenza di legami stabili e duraturi con gli altri individui, mettono a repentaglio le dimensioni costitutive più intime della personalità e del comportamento dell’uomo, come ad esempio le aspirazioni future e la capacità di costruirsi nel tempo in quanto persone all’interno di un orizzonte di senso a lunga gittata, e diventare così soggetti capaci di pensare criticamente, di aderire a principi di autoregolazione, di creare rapporti intimi soddisfacenti e gratificanti da cui scaturiscono sentimenti portatori di un equilibrio emotivo non di certo di poco conto.

Bauman è pronto ad affermare che quello che caratterizzava fino a pochi anni fa la sola vita dei giovani, completamente assorbiti dal loro affannato presente, sia ora in grado di colpire anche individui adulti, poiché anche tra loro tutto sembra giocarsi sullo sfondo di un istantaneo e perpetuo presente.

 

Il mercato come causa

Non poca colpa possiede, ovviamente, la società dei consumi. Questa predilige beni di consumo immediato, pronti per l’uso e per la repentina soddisfazione individuale, a cui s’accompagna un’intera vita soggiogata dalla paura di rimanere indietro in una società totalmente slanciata in avanti verso il progresso e la produzione. Al sociologo non sfugge un’antica legge già scovata dalla nostra traditio filosofica occidentale, e cioè che la soddisfazione totale dei desideri è assolutamente impossibile (Schopenhauer), di conseguenza la società dei consumi, attraverso i suoi prodotti oltre ad incrementare il desidero, genera anche delle nuove necessità completamente sconosciute allo stato di natura. L’individuo, oramai solo ed isolato, che costituisce l’unità minima della moderna società (non più il nucleo familiare) riconosce l’importanza della società solo in base alla soddisfazione dei propri desideri. Così come oggetti di scarto, incapaci di generare desiderio, nella società di consumo esistono anche individui di scarto, che vengono ostracizzati dal gioco sociale perché non in grado di produrre e dare il loro apporto alla società consumistica: sfollati, immigrati, richiedenti asilo, tutti individui non funzionali a tali scopi. Di enorme valore didascalico è la metafora dello sciame inquieto con la quale Bauman tende a descrivere i raggruppamenti umani moderni, che son cosa ben diversa dalle masse del secolo scorso, poiché senza un leader che li accomuni, senza gerarchie, se non la logica assennata del consumo individuale.

 

 

Il compito della sociologia

Le riflessioni portate in campo da Bauman vanno così progressivamente delineando i tratti somatici che caratterizzano l’identità dell’uomo moderno, nel tentativo di porre un concreto rimedio alla perpetuazione del meccanismo consumistico che identifica appunto l’identità con il corpo ed il consumo. Detto in altri termini, per Bauman, alla sociologia spetta il compito di osservare criticamente il reale sociale, tentando di inscenare delle possibili alternative, mentre il compito di realizzare tali alternative spetta invece alla pedagogia, offrire cioè gli strumenti più efficaci di una rivoluzione sociale.

Ma si badi bene a non confondere il ricorso alla pedagogia come ricorso ad una norma prescrittiva che cambi e modifichi il corso delle cose; la pedagogia infatti non può assolutamente abbandonare una visione sincretica ed unitaria, nel tentativo di condurre un’interpretazione multifattoriale ed ermeneutica, piuttosto che normativa.

Una lettura in tal senso dovrebbe rendere noti gli intricati meccanismi che comportano i cambiamenti che oggigiorno si stanno vivendo. La pedagogia a cui Bauman si riferisce è una pedagogia di tipo critico, nel senso di un lento processo di svelamento delle molteplici opportunità e possibilità presenti al mondo, utile per orientarsi nel mondo.

 

La collaborazione complanare tra sociologia e pedagogia, che potrebbe essere interpretata come collaborazione tra osservazione critica e azione orientata, richiede a sua volta un rinnovato approccio al sapere, non più di tipo settoriale e specializzante ma congruo alla pluralità che è alla base del nostro mondo globalizzato; l’esigenza stessa dell’uomo di ritornare alla terra è una possibilità che deve essere vagliata attraverso un’efficace verifica delle condizioni.

È necessario per il sociologo una rinnovata azione pedagogica che ristabilisca il senso critico di discernimento tra gli uomini che hanno ormai perduto la loro identità; Bauman aspira così a delle scienze sociali che agiscano secondo ermeneutica e concertazione, nel tentativo di ristabilire il potere decisionale e le libertà del singolo individuo

 

 

La fiducia nell’educazione

L’educazione quindi, di tipo etico, costruita sulla base di una concertazione delle discipline sociali, rappresenta per Bauman quel barlume di speranza per la riappropriazione di un’identità solida.

La sensibilità che Bauman vuole a tutti i costi attribuire a quanti si occupano di formazione, testimonia indirettamente la sua naturale propensione verso questo tipo di soluzione ai problemi consumistici; addirittura è solo attraverso una pedagogia critica ed aperta al diverso che la democrazia può sperare di sopravvivere nel tempo.

Il destino della libertà e della sua realizzazione politica mediante la democrazia passano necessariamente attraverso l’educazione poiché l’unica in grado di rendere consapevoli dell’insoddisfazione per il livello di democrazia raggiunto e tentare di estenderne così i confini.

 

L’educazione è l’unica in grado di aprirci al diverso ed evitare l’immensa solitudine collettiva in cui riversa il nostro mondo, educare vuol dire anche dilatare i limiti del proprio individualismo egoistico, vuol dire per il sociologo polacco spingere a conoscere l’altro e rifiutare la solitudine dello spazio privato. Ed è proprio in questi spazi privati, in cui lo Stato non agisce e non riesce ad agire, mentre lo fa egregiamente l’economia consumistica, che deve insediarsi l’educazione.

 

Un ulteriore caposaldo del ruolo preponderante dell’educazione è rappresentato poi dal concetto di educabilità degli uomini.

Anche la scuola liquida dunque dovrà ingegnarsi per uscire dall’isolamento in cui getta senza remore i suoi scolari. La mutevolezza ed il cambiamento costante, tirannicamente modulato dalle leggi di mercato, deve poter essere fronteggiato attraverso la libertà; la scuola non deve più essere partecipe e nostalgica nei confronti di anacronismi che impongono un impianto prescrittivo alle materie o un disciplinamento degli scolari secondo dei modelli che per altro sono stati completamente spazzati via dalla liquidità.

La scuola deve finalmente poter essere il luogo di formazione della capacità critica dei cittadini e della loro pretesa di libertà.

 

 

articolo di

Claudio O. Menafra

 

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