Nichilismo post-bellico e palingenesi nella lirica di Angel González

Nichilismo post-bellico e palingenesi nella lirica di Angel González

I figli della guerra civile: la Generazione del ‘50

Una lunga gestazione letteraria accompagna il primo trentennio del novecento in tutta la Spagna. La Grande Guerra prima e lo scoppio delle guerre intestine poi, sono i presupposti sociali essenziali alla comprensione del radicale cambio prospettico che sarebbe maturato appieno proprio alla metà del secolo; la Generazione del ’50, in particolare, è appellativo col quale ci si riferisce a quel gruppo di intellettuali spagnoli attivi soprattutto intorno alla metà del XX secolo, e che a buon diritto vengono chiamati i figli della Guerra Civile. In essi le rivendicazioni sociali si uniscono ai principi cardine dell’Avanguardia e ad una parsimoniosa cura per un nuovo tipo di linguaggio che rifiuta sin da subito e l’accademismo metrico e i preziosismi metaforici tipici della precedente realtà letteraria (Generazione del ‘27).

Su di essi grava indirettamente anche l’enorme tragedia perpetuatasi nella Germania Nazista, uno scandalo che ha minato le basi stesse della produzione poetica. La principale problematica estetica venne teorizzata dal noto filosofo di lingua tedesca Theodor Ludwig Wiesengrund-Adorno secondo il quale dopo la disumana tragedia di Auschwitz la trascendenza non avrebbe più fornito all’immanenza nessun tipo di senso o significato:

L’indifferenza reciproca tra il temporale e l’eterno spazza via ogni tipo di speranza metafisica, mentre il bello estetico, la poesia, viene eternamente dannata e costretta al nichilismo.

 

ADORNO, THEODOR LUDWIG WIESENGRUND,
Prismen, Kulturkritik und Gesellschaft,

 

La reazione più esplicita a tale problematica fu quella di affidarsi sin da subito ad una nuova forma espressiva che non dovesse più curarsi dell’aspetto formale bensì votarsi alla totale devozione per la verità. Per tali autori spagnoli ecco che la lingua diviene strumento di indagine letteraria, di introspezione interna e speculazione filosofica circa la natura umana. Intimismo ed esistenzialismo diventano paradigmi essenziali alla comprensione di questa svolta letteraria.

 

La guerra prima della guerra

Tuttavia la Spagna Repubblicana aveva già assaporato la valenza distruttiva dei moderni conflitti bellici, soprattutto all’indomani del crollo della monarchia, durante quella che è passata alla storia come Guerra Civile Spagnola. Le elezioni municipali del 12 aprile 1931 proclamarono uno storico risultato: nonostante i partiti monarchici tradizionali avessero conseguito la maggioranza nella maggior parte delle zone rurali, i repubblicani risultarono i vincitori assoluti, soprattutto a Madrid Barcellona, conquistando così i principali centri urbani; i portavoce della Repubblica considerarono tale risultato come un vero e proprio plebiscito per l’attuazione immediata del nuovo governo. Dopo un quinquennio di enormi tensioni politiche, nel quale gli stessi schieramenti faticavano a riconoscersi nella democrazia liberale, e una serie di enormi crisi governative, nel febbraio del ’36 si assiste, durante le elezioni, alla vittoria del Fronte Popolare (Frente Popular), il quale raccoglieva le principali forze del socialismo d’ispirazione marxista.

La vittoria dei deputati popolari si tradusse in una vera e propria furia antireligiosa ed anticlericale; molti furono i conventi e le opere ecclesiastiche prese di mira e distrutte, così come alcune proprietà private del ceto benestante. Il malcontento suscitato tra le fila del fronte cattolico ebbe come diretta conseguenza l’appoggio incondizionato alle truppe del futuro caudillo Francisco Franco, che dal Marocco si pose a capo del frangente Nazionalista. Ne conseguirono circa quattro anni di dure lotte tra le forze nazionali e quelle social-popolari di ispirazione marxista ed anarchiche (Guerra Civil Española, 1936-1939) molti furono gli stranieri, soprattutto italiani, che si unirono al conflitto (si ricordi l’appoggio della Germania nazista e di Mussolini all’armata di Franco); è una guerra prima della guerra, una sessione di prova al secondo conflitto mondiale. L’evento si insinuerà, con tutte le sue ripercussioni, nelle coscienze e nella letteratura del paese, contribuendo all’annichilimento totale delle speranze positiviste.

 

Il regime Franchista instauratosi in seguito (1939-1975)

permise, in ogni caso, una certa libertà in termini di circolazione letteraria, e molti furono gli autori stranieri che s’insediarono nella cultura ispanica e da cui provengono i principali stimoli: in particolare T.S. Eliot ma soprattutto Paul Celan. Questi fu protagonista in prima persona della tragedia Nazionalsocialista e le sue opere, nelle quali egli tenta una vera e propria destrutturazione e riconfigurazione della lingua tedesca, ormai ritenuta lingua dei carnefici (Täter), sono il principale campo di sperimentazione per gli autori della Generazione del ‘50; una lirica che non ha più né un corrispettivo a cui rivolgersi, un Tu, al quale indirizzarsi, un opposto (gegenüber), attraverso il quale giungere ad una sintesi (Aufhebung), né più stabili ed eterei valori morali a cui aggrapparsi; è l’eterno Niente l’unica verità stabile, l’unico interlocutore del dialogo poetico, poiché un’entità metafisica votata al Bene non esiste, o quanto meno appare sorda dinanzi alla straziante condizione umana.

 

Rosa de escándalo. Le immagini nascoste di tempo e morte

È proprio questo, dunque, il contesto all’interno del quale fermentano i maggiori spiriti lirici della Spagna contemporanea e nel quale operano le nuove condizioni letterarie. Come grande esponente della Generazione del ’50, Angel González e la sua lirica passano necessariamente attraverso le disposizioni della guerra civile, soprattutto in termini di perdite familiari, a causa delle morti e degli esili costanti a cui erano sottoposti i membri della opposizione politica. Egli è l’immagine dell’uomo orfano dei principali valori morali persi attraverso le guerre del secolo, la cui poesia esprime tutte le inquietudini e le tensioni della nuova generazione post-bellica, testimone della totale illegittimità metafisica dei conflitti umani.

L’impossibilità e l’impotenza percepite dinanzi alle tragedie si immettono in un sistema di pensiero, dentro il quale l’uomo è concepito come un essere unico ed isolato, costretto dalle necessità storiche, da esse modellato e deviato sino alla sua completa dissoluzione nel Nulla eterno, la morte, che vanifica ogni tentativo umano di dare un senso ed un significato alle proprie azioni. La profonda intuizione di un nichilismo assoluto che si presenta come unica verità ineluttabile ed insormontabile e che sostiene l’intera arbitrarietà della società umana. Dati tali presupposti, il pensiero dell’autore non si perde in vane speculazioni astratte o peregrinazioni dello spirito; egli rimane ben saldo nella propria prospettiva di uomo immerso in un circoscritto contesto sociale, specifico per la sua epoca storica; è un pensiero pragmatico, saldamente ancorato alla propria realtà, in cui i fantasmi ossessivi che l’attanagliano sono il Tempo e la Morte.

Il tempo viene concepito come turbamento, movimento costante e continuo, tutte le cose sono mutevoli e cangianti, e questo per effetto del tempo inarrestabile, e del suo baccano fin troppo rumoroso e caotico da permettere il riconoscimento di verità ultime. La morte è la fine del tempo, luogo in cui si perde il principium individuationis, che disperde ed annienta l’uomo come se non fosse mai esistito. Ed è questo il nocciolo essenziale della lirica presa in considerazione, Rosa de escándalo: ogni creazione umana non resiste allo scorrere del tempo né al dissolvimento dell’uomo stesso. Quando la razza umana cadrà (acabar), sarà giunta al termine, nessuna traccia tangibile rimarrebbe a testimoniarne le gesta, o quanto meno il suo fugace passaggio.

 

La semantica a discapito della forma

Al di la del significato pieno espresso, è importante sottolineare il ruolo giocato dal paragone in questione nell’economia del sistema lirico; si tratta qui di un meccanismo espressivo che permette di meglio specificare il valore di un qualcosa attraverso un paragone concreto e pragmatico; nel caso specifico l’astratto concetto di soverchiamento e rinnovamento delle sovrastrutture umane viene riassunto allegoricamente dal comportamento dei bambini privi di una guida paterna o genitoriale che sia. Per dirla in una sola parola, si ha qui un tipico esempio di parabola intesa in senso stretto, col suo valore etimologico. Non si tratta di una semplice metafora che instaura un rapporto analogico con il suo intimo referente, ma di un’immagine diegetica che ha come suo fine l’intendimento di un concetto mediante la sua reificazione.

Il termine, infatti, deriva dal greco –παραβολή, un verbo il cui significato si riferisce alla specifica azione del mettere al lato, accostare, paragonare, da cui il senso della comparazione. Ha lo scopo di illustrare in modo semplice concetti complessi o astratti, favorendo una comprensione immediata. Il valore profetico delle affermazioni ed il carattere imminente dell’apocalisse come preambolo alla palingenesi, vengono quindi rafforzate da una modalità narrativa tipica dei vangeli del Nuovo Testamento. Così come il concetto del Regno dei Cieli viene illustrato mediante immagini semplici ed immediate all’interno delle parabole, affinché si possa cogliere il valore complessivo e didascalico di un qualcosa che di per sé non è afferrabile dalla mente umana se non mediante allegoria, così l’autore tenta di sintetizzare un avvenimento molto complesso con un’immagine ben più schietta e loquace.

 

Palingenesi delle sovrastrutture

Si configura un parallelismo metaforico tra gli edifici fittizi della conoscenza umana e i bambini lasciati soli in casa la sera. Il fanciullo è simbolo tradizionale, oltre che della poesia, delle forze irrazionali che governano l’uomo. I genitori sono immagine del super-ego che controlla tale inconscio tramite l’utilizzo delle idee morali; ma quando, di notte, il super-ego abbandona la sua morsa coercitiva nei confronti dell’inconscio, ecco che questi, libero, inizia a capovolgere e a mettere in disordine l’intero tessuto morale ed etico, come dei bambini senza la supervisione dei genitori. La razionalità, la morale, l’etica, le idee sono elementi tipici dell’essere umano che non trovano riscontro nel mondo extralinguistico, vale a dire nella realtà; esse vengono proiettate dalla sua mente su di un mondo che di per sé si presenta come magmatico, caotico, arazionale. Con la fine della stirpe umana cesserà anche la pretesa antropomorfica di dare una forma razionale ed eticheggiante al mondo; di piegarlo secondo le cristalline regole dell’intelletto.

Dunque il fanciullino/homo novus ha la capacità di smuovere e rimettere in discussione tutto il sistema di regole creato dai genitori, ovvero dalla tradizione e dalla generazione precedente, è in lui che l’autore pone le sue speranze rigeneratrici, speranze riposte nel cambiamento assicurato dalle future generazioni, in grado forse di lasciarsi alle spalle gli orrori di cui è stato partecipe il XX secolo, e magari di creare nuovi sistemi di valori che non abbiano nulla a che vedere con i precedenti; c’è forse un impulso modernamente romantico che sottende la creazione di tale immagine, è come se l’autore volesse affidare al meccanismo ciclico naturale(Ring composition) il compito di cancellare e rigenerare il passato.

La rigenerazione, o palingenesi, per poter avvenire deve necessariamente passare attraverso la distruzione del vecchio, lasciando spazio al nuovo, un cambiamento radicale dell’umanità che scardina tutti gli elementi passati codificati dalla tradizione; è in questa direzione che va letta la struttura ciclica del testo, l’assenza totale di verbi coniugati al passato controbilanciata da soli verbi futuri: il passato è completamente assente nel testo, quasi non si volesse più avere a che fare con esso, si anela ad un cambiamento volto ad annientarlo completamente, capovolgendo tutto ciò che lo riguarda. In quest’ottica va letta anche l’enumerazione per asindeto che caratterizza la seconda strofa, un elenco di impossibilia.

 

Metalogismi e slabbramenti sintattici

Si tratta di una serie di metalogismi, modifiche al valore complessivo delle frasi tradizionali di modo che perdano il loro significato letterale. La conseguenza è che vengono violate tutte le regole di veridicità, così da permettere un superamento delle restrizioni linguistiche; inoltre è possibile, in tal modo, creare nuovi significati a partire da combinazioni di concetti non logicamente correlati (Adynaton). La rigenerazione affidata ai fanciulli del primo verso, la palingenesi, la sta tentando già l’autore dal punto di vista linguistico; viene stravolto addirittura un proverbio (refrán), che in genere è la struttura linguistica (fraseologica) più rigidamente stilizzata: ‘Si la montaña noviene a Mahoma, Mahoma va a la montaña’. L’intero patrimonio che l’uomo si lascerà alle spalle avrà, poi, un confronto diretto con l’unica divinità ammessa in questo sistema di idee, La Nada, il silenzio eterno privo di parola, di Verbum, nel quale solo un sottile crepitio, indefinito ed impercettibile è in grado di testimoniare l’assoluta contraddizione espressa dall’uomo moderno.

Il senso complessivo dell’opera è quello di una profetica e prosaica visione di una sorta di metempsicosi universale per il genere umano; ma affinché ci sia una rinascita o ristabilimento (Apocatastasi) è necessario che avvenga la distruzione (Ekpyrosis, dallo stoicismo, letteralmente distruzione mediante il fuoco). L’eterno ritorno ciclico di questo meccanismo intrinseco all’essere, questo periodico rinnovamento della natura, dell’individuo e del cosmo è il punto indefinito fissato nel futuro dall’autore che vive nel presente e che chiede di dimenticare il passato.

 

Traduzione metrica con testo a fronte

Cuando el hombre se extinga,

cuando la estirpe humana al fin se acabe,

todo lo que ha creado

comenzará a agitarse,

a ser de nuevo,

a comportarse libremente

-como los niños que se quedan

solos en casa

cuando sus padres salen por la noche.

 

Héctor conseguirá humillar a Aquiles,

Luzbel volverá a ser lo que era antes,

fornicará Susana con los viejos,

avanzará un gran monte hacia Mahoma.

 

Cuando el hombre se acabe

—cualquier día—,

un crepitar de polvo y de papeles

proclamará al silencio

la frágil realidad de sus mentiras.

 

—————–

 

Quando l’uomo perirà

quando la stirpe umana in fine cadrà

tutto il suo creato

inizierà a agitarsi

a esser di nuovo

a comportarsi liberamente

-come i bambini lasciati

soli in casa

quando i genitori escono di sera.

 

Ettore arriverà a umiliare Achille

Lucifero ritornerà come era,

fornicherà Susanna con i vecchi,

andrà un gran monte incontro a Maometto.

 

Quando l’uomo avrà fine

-in quel giorno-

un crepitio di polvere e di carte

proclamerà al silenzio

la fragile realtà dei suoi inganni.

 

Note alla traduzione

Nella traduzione si sfrutta in particolare la polisemia pragmatica del termine acabar, che viene reso con ‘cadere’ la prima volta e con ‘avrà fine’ la seconda.

La fraseologia riguardante Maometto è stata tradotta in modo da rispettare minimamente la collocazione così come la si ritrova in italiano, col verbo andare e non avanzare (Se la montagna non va da Maometto…).

Cualquier día, letteralmente ”da un giorno all’altro” è stato munito in traduzione di una maggiore specificità nell’individuazione temporale dell’avvenimento che non rispetta la referenza semica originale (Cualquier dia: ‘da un giorno all’altro’ letteralmente) ma che viene incontro ad esigenze di tipo metrico e rispettando la sillabazione originale.

Articolo  di

Claudio Oreste Menafra

Bibliografia:

  • ADORNO, THEODOR LUDWIG WIESENGRUND, Prismen, Kulturkritik und Gesellschaft, Berlin-Frankfurt, Suhrkamp, 1955.
  • Biedermann, Hans, Simboli, Milano, Garzanti, 2003
  • Bizzocchi, Roberto, Guida allo studio della storia moderna, Roma e Bari, Laterza, 2007
  • CELAN,PAUL,Die Niemandsrose, S. Fischer, Frankfurt, 1963
  • Di Girolamo, Costanzo, Teoria e prassi della versificazione, Bologna, Il Mulino, 1983
  • DI PINTO, MARIO e ROSSI, ROSA, La letteratura spagnola dal settecento ad oggi, Milano, Rizzoli, 1993
  • HERMET, GUY, Storia della Spagna nel Novecento, Bologna, il Mulino, 1992
  • Pazzaglia, Mauro, Manuale di metrica italiana, Milano, Sansoni, 1994
  • Real Academia Española, diccionario on-line, http://www.rae.es/

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