Privacy Policy "L'amore dei Lupi" di Alessandro Brusa, edito Giulio Perrone - recensione - The Serendipity Periodical
"L'amore dei Lupi" di Alessandro Brusa

“L’amore dei Lupi” di Alessandro Brusa, edito Giulio Perrone – recensione

Un canzoniere feroce e tenero, capace di parlare di amore in maniera nuova e coraggiosa

 “L’amore dei Lupi” di Alessandro Brusa, edito da Giulio Perrone, uscito a gennaio all’interno della collana Poiésis è un vero e proprio Canzoniere dato che presenta una solidità strutturale e di intenti che lo discosta dalla semplice antologia poetica. In copertina, sotto il titolo e il nome dell’autore, troviamo parole che in maniera eccezionalmente sintetica riescono a trasportarci nell’atmosfera del Canzoniere di Brusa. Versi che introducono l’idea di un amore non convenzionale ma che si illuminano, acquisendo nuovi significati, solamente nel momento in cui si legge l’intera opera. Sono questi i primi due versi che il lettore si trova davanti quando prende tra le mani l’ultima “fatica” di Alessandro Brusa:

 

“E possedersi non servirebbe più

E appartenersi sarebbe anche questo”

 

I Lupi, tra desiderio di solitudine e necessità di stare insieme

La caratteristica principale dell’intera opera è certamente una fisicità e una carnalità delle parole. I versi di Brusa sono fatti di carne, sangue e sentimenti. Il tema amoroso è declinato in maniera tenera e violenta allo stesso tempo; rabbia e amore si fondono senza contraddizioni ma con soluzione di continuità. I Lupi del titolo sono gli amanti che oscillano tra un continuo desiderio di solitudine e la necessita di stare insieme, cercarsi, mordersi e riconoscersi. L’amore che vediamo tra i versi è quindi indissolubilmente legato all’esperienza del corpo e al sesso. L’atto amoroso, anche fugace e occasionale, è narrato in maniera normalizzante e la ricerca del piacere diviene parte integrante del canzoniere. Corpo e anima sono in simbiosi, esterno ed interno del poeta si fondono nelle parole.

"L'amore dei Lupi" di Alessandro Brusa
“L’amore dei Lupi” di Alessandro Brusa

Osceno e norma

L’osceno diviene quindi soggetto artistico, non per una sorta di esibizionismo o per voglia di scandalizzare il lettore benpensante, ma per pura necessità. Il poeta decide di raccontare molto di sé, avendo però il grandissimo pregio di riuscire a trasformare l’esperienza umana particolare in vissuto universale. La scelta di un lessico esplicito per parlare di sessualità è quindi frutto di un’urgenza di sincerità. È evidente l’intenzione di normalizzare la dimensione erotico/pornografica tramite il processo di sublimazione poetica ed estetica. Ciò ha il chiaro scopo di includere nella dialettica poetica temi tradizionalmente esclusi come il poliamore o la “perversione”. Quest’ultima parola tra virgolette perché l’idea di “per-vertire” presuppone un’idea di “normalità” o canone, estranea ai concetti stessi di amore e passione.

Il respiro della poesia

Altro elemento che spicca è poi la disposizione spaziale dei versi che si distribuiscono sul bianco della pagina. Questa peculiarità tipografica salta all’occhio per la bellezza estetica e si rivela cruciale nel momento della lettura. Nella poesia che ritroviamo all’interno de “L’amore dei lupi” è fondamentale l’impalcatura sonora. Uno scheletro di silenzi, più o meno profondi, costituisce di fatto la spina dorsale del canzoniere. Il ritmo è quindi ottenuto, non solo tramite la cura lessicale, ma anche tramite spazi bianchi che segnalano respiri più o meno lunghi. Se è vero che la poesia andrebbe letta sempre a voce alta, assaporando sulle labbra la musicalità del verso, questo è ancor più vero per l’opera di Alessandro Brusa che altrimenti rischia di perdere moltissimo.

"L'amore dei Lupi" di Alessandro Brusa
Alessandro Brusa

L’autore

Alessandro Brusa nasce a Imola nel 1972 ma è di fatto bolognese, dato che si trasferisce nel capoluogo emiliano nel 1976. Esordisce con il romanzo “Il cobra e la farfalla” (Pendragon) nel 2004 e nel 2019 pubblica un secondo romanzo “L’essenza stessa”. Per quanto riguarda la poesia invece pubblica nel 2013 “La raccolta del sale”, suo esordio poetico, e “In tagli ripidi (nel corpo che abitiamo in punta)” entrambi presso Giulio Perrone Editore.

 

Articolo di

Simona Ciavolella

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