El dìa de los muertos Gli spiriti nella cultura messicana

Gli spiriti nella cultura messicana- El dìa de los muertos

El dìa de los muertos e i suoi molteplici significati

Ogni anno, c’è un momento gioia che coincide con il día de los muertos (giorno dei defunti) e cioè quando ricordiamo i nostri cari. La festa, come la conosciamo oggi, ha luogo fra il 31 ottobre fino al 2 novembre, e discende dalla tradizione dagli aztechi, dal cattolicesimo, e da una critica sociale del Messico del XX secolo. Per tre giorni, invitiamo gli spiriti dei nostri defunti a incontrarci a casa, così permettendo un’unione fra il mondo fisico e quello spirituale. 

Un modo diverso di concepire la morte

Per noi messicani, la morte fisica non è la fine. La perdita di qualcuno è sempre dolorosa ma capiamo che la morte è soltanto un passo nel ciclo della vita. Quindi l’essere morto, per quanto suoni strano, non vuol dire essere morto veramente nella nostra cultura. La morte che noi come umani conosciamo è quella fisica che poi, dopo essere avvenuta, permette allo spirito di lasciare la dimensione fisica. Invece di essere sempre tristi per la mancanza dei nostri amati defunti, facciamo ciò che possiamo per avere le loro anime con noi durante día de los muertos. Per questo gli spiriti non ci fanno paura. Prepariamo un ofrenda (un tipo altare per commemorare i defunti), il quale viene decorato con candele, frutti, cibo e pane – tutto quello che i nostri famigliari defunti amavano nella loro vita fisica. Per sapere chi stiamo commemorando, mettiamo anche delle loro foto se le abbiamo. Poi, creammo un cammino di petali di fiore che va dalla porta fino alla ofrenda. Il fiore che usiamo per creare questo cammino si chiama cempasuchil, e aiuta guidare i defunti verso noi; loro arrivano durante la festa e così possiamo celebrare insieme, godendo dei piatti che loro amavano quando erano in questo mondo. Suona pauroso, ma per noi è una cosa profonda e allegra.

Ofrenda- el dìa de los muertos  Ph Gabriel Onate
Ofrenda- el dìa de los muertos Ph Gabriel Onate

L’origine storica

L’origine indigena del día de los muertos risale agli aztechi, che facevano feste spesso per onorare i loro dei. Mictecacihuatl, dea della malavita azteca e custode dei rituali di commemorazione per i defunti, veniva celebrata per 20 giorni – è questa festa da cui il día de los muertos proviene. L’arrivo degli spagnoli, e con loro il colonialismo e cattolicesimo, ha causato la quasi-scomparsa di questa tradizione. Gli spagnoli vedevano i rituali e le feste degli indigeni come atti pagani e satanici, per cui non permettevano che si festeggiassero. Con il tempo, queste feste e celebrazioni vennero dimenticate, e praticate solamente dai piccoli e abbandonati gruppi di indigeni che rimanevano dopo la conquista del Messico. 

Il ritorno delle celebrazioni ed il significato politico

Non è tutto, però. All’inizio del secolo XX ci fu una nuova esplosione di popolarità del día de los muertos. Lo scopo della celebrazione divenne criticare i messicani ricchi che vivevano nelle città e che rifiutavano la loro eredità culturale, scegliendo invece di imitare lo stile europeo. L’artista José Guadalupe Posada creò l’immagine della Catrina, una donna in forma di scheletro che indossava vestiti europei, proprio per riassumere la critica contro i suoi connazionali che avevano rifiutato le tradizioni. Ironicamente il disegno diventò molto iconico e iniziò ad essere considerato sinonimo del día de los muertos grazie alla presenza dello scheletro. Alla fine, quando il día de los muertos finalmente aveva avuto il suo ritorno, le tradizioni indigene si erano mescolate con le credenze cattoliche che gli spagnoli avevano portato. Celebrando e associando il día de los muertos con la Festa di Ognissanti, la festa d’origine azteca divenne successivamente quella celebrazione che tutti conosciamo oggi. 

El dìa de los muertos
Ph Gabriel Onate

La cultura messicana e gli spiriti oggi

Culturalmente, la presenza degli spiriti e quello che altri chiamerebbero il “soprannaturale” è invece totalmente normale per noi messicani. Da bambino l’esistenza degli spiriti era qualcosa di normale. Durante le preghiere prima di andare a dormire pregavamo sempre sia Dio sia gli spiriti dei nostri antenati, chiedendogli di proteggerci dal cielo. Anche se sembra un paradosso, ho sempre creduto nel concetto del paradiso grazie al cattolicesimo tanto quanto che la dimensione spirituale dove tutti i famigliari defunti abitano. Queste credenze sono figlie di una cultura rovinata e trasformata a causa del colonialismo e delle influenze moderne. 

 

Nei tempi antichi, le credenze negli spiriti – almeno nel modo in cui gli indigeni le avrebbero interpretate – erano considerate pagane e sataniche. Oggi, le stesse credenze possono venire viste come qualcosa “soprannaturale”. Io non amo chiamare la presenza degli spiriti così: “Soprannaturale” suona falso e ha una connotazione legata al concetto di “non esistenza”. “Soprannaturale” implica tutto un immaginario legato alle storie del terrore e ai racconti gotici. Per me la dimensione degli spiriti è soltanto naturale, è una cosa a cui non dobbiamo avere paura. Alla fine, per noi è cultura, tradizione, spiritualità, e soprattutto, rispetto per i defunti. 

Articolo di

Gabriel Onate

 

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