Erasmus: una parola intrigante e spaventosa allo stesso tempo. L’idea di trascorrere un anno accademico o un solo semestre in un altro paese, può, in effetti, intimidire. Eppure...

Preparate la valigia, l’Erasmus vi aspetta!

Erasmus: una parola intrigante e spaventosa allo stesso tempo. L’idea di trascorrere un anno accademico o un solo semestre in un altro paese, può, in effetti, intimidire. Eppure…

Eppure, questa esperienza lascia sempre soddisfatte migliaia di studenti universitari che ogni anno partecipano al bando della loro facoltà, mettendosi in gioco. Sicuramente, ci sono degli aspetti “scoraggianti” (se possiamo definirli tali) da affrontare quando si decide di scaricare il bando e di intraprendere questa meravigliosa avventura. Ad esempio, i numerosi documenti da compilare: bisogna tenere d’occhio le date di scadenza per non ricevere brutte sorprese alla fine, ma basta poca attenzione e il gioco è fatto. Una volta preparato tutto, infatti, potrete rilassarvi finché non usciranno le graduatorie. Alcuni studenti risulteranno non idonei o privi dei requisiti: ciò non deve buttarvi giù perché potrete sempre ritentare la volta successiva. Uno dei documenti più importanti da compilare è il famoso Learning Agreement, in cui si devono segnare gli esami che avete intenzione di svolgere nella sede ospitante che avete scelto. Dovrete, quindi, controllare i siti delle università e ricercare gli esami di ogni corso di laurea. Un lavoro certosino che richiede pazienza e determinazione, ma che ogni studente è in grado di svolgere.

Preparate la valigia, l’Erasmus vi aspetta!

Partire in Erasmus significa anche dover fare i conti con il proprio portafogli. Il costo dell’alloggio dipende da paese in paese e da città in città. Normalmente, le capitali europee sono più costose, ma il bando permette una vasta scelta anche in cittadine più piccole. Informatevi sulle città che vi interessano maggiormente, sulla cultura, il costo della vita, le università. Ponderate le vostre scelte tenendo conto di ogni aspetto. La Sapienza di Roma e il Miur daranno un contributo finanziario agli studenti Erasmus in base al proprio Isee, quindi non dovrete pagare tutto di tasca vostra.

Preparate la valigia, l’Erasmus vi aspetta!

Preparare una valigia per ritrovarsi in una città straniera, circondati da persone che non si conoscono, che parlano una lingua che non conosciamo (oppure sì, se l’abbiamo studiata), mette un po’ di agitazione. Eppure, una volta arrivati e superati i primi giorni di adattamento, scoprirete una forza interiore che non pensavate di avere prima, soprattutto per chi non è mai stato un fuori sede e non ha mai dovuto condividere la casa con altre persone all’infuori della propria famiglia, fare la spesa, cucinare ecc. Tutto ciò vi darà una grande indipendenza e quando tornerete alla vostra vecchia vita, siamo sicuri che rimpiangerete i tempi in cui eravate voi, o quasi, i padroni di casa. L’esperienza dell’Erasmus è anche fonte di svago e divertimento. Le feste e gli incontri organizzati per lo più dallo staff ESN (Erasmus Student Network) sono occasioni per conoscere persone nuove, fare amicizia e divertirsi anche a chilometri di distanza dal proprio paese natale. Una volta terminata quest’avventura, potrete rimanere in contatto con i vostri nuovi amici provenienti da ogni parte del mondo.

Preparate la valigia, l’Erasmus vi aspetta!

Da non sottovalutare, infine, lo sviluppo delle proprie conoscenze che noterete già sul posto e una volta tornati in Italia. Seguire corsi in lingua straniera in un’università straniera, programmi ed esami differenti, professori con metodi di insegnamento diversi … non può che accrescere il vostro bagaglio culturale personale. Ricordate che non sarete i soli ad essere partiti e a dover affrontare le difficoltà dell’università dove seguirete i corsi. Perciò, non siate timidi: apritevi agli altri e conoscete nuove culture. Ogni anno ragazzi provenienti da tutta Europa e da tutto il mondo, decidono di trascorrere un periodo di studi all’estero. È un’occasione unica!

L’intervista

Abbiamo intervistato Sofia Papi, studentessa in mediazione linguistica e interculturale attualmente al terzo anno, partita in Erasmus per il primo semestre. Destinazione: Nizza.

Cosa ti ha spinto ad aprire il bando per l’Erasmus 2019/2020 e a decidere di intraprendere questa avventura?

Sicuramente, la voglia di intraprendere un’esperienza del tutto nuova, di mettermi alla prova e di uscire dalla zona di comfort. Ma anche la curiosità verso una cultura e un paese – nel mio caso la Francia – che ho iniziato a studiare al liceo e che continuo ad apprendere all’università. Il mio obiettivo era quello di immergermi totalmente in questa cultura, di catapultarmi in essa.

Burocrazia, lezioni, esami … cosa puoi dirci a riguardo?

Per quanto riguarda la burocrazia, ci sono vari steps. Ho trovato molto utile a questo fine il bando: in esso sono spiegati in maniera trasparente tutti i passi da seguire per fare domanda. Riguardo le lezioni, mi sono ritrovata a dover affrontare un metodo diverso da quello a cui ero abituata. Ovviamente bisogna ambientarsi, però anche questo è un modo per mettersi alla prova. Anche il dover trovare degli esami da svolgere nell’università ospitante richiede del tempo, ma non è un problema insormontabile. Ho trovato gli esami in Francia diversi rispetto a quelli in Italia, in un certo senso possono essere considerati più “pratici”: meno libri da studiare e più esercizi. I compagni di corso, in linea generale, sono una prova della meravigliosa diversità delle culture. Ho instaurato i rapporti in maniera diversa da come avrei fatto in Italia. Ho stretto amicizia anche con molti altri studenti Erasmus e questa è una cosa che accresce molto personalmente. Ad esempio, ho scoperto nuove parole in tedesco e spagnolo e in dialetti italiani quali il veneto e il napoletano. La lingua in cui ho notato maggiori progressi, comunque, resta il francese: usarlo quotidianamente arricchisce molto il proprio vocabolario e aiuta sia nella pronuncia che nell’ascolto.

Solitamente, qualsiasi studente abbia partecipato all’Erasmus nel corso della sua vita accademica, non ha avuto rimpianti. Come è stata, nel complesso, la tua esperienza personale? Quali sono stati i momenti più difficili da affrontare?

Nel complesso è stata un’esperienza bellissima, a tratti anche dura per una persona come me che non aveva mai vissuto fuori dalle mura di casa, senza la vicinanza fisica della famiglia e degli amici che vedevo ogni giorno. Trovarsi da sola – o con una coinquilina – causa piccoli problemi iniziali che poi si impara a risolvere. È stata un’esperienza totalmente positiva che mi ha dato tanto dal punto di vista personale e accademico. Uno dei momenti peggiori è aspettare il risultato degli esami. L’Erasmus non è una vacanza, è un impegno che si decide di prendere e sarebbe una sorta di sconfitta il non riuscire a passarli. Per quanto ci si possa impegnare, si sta con il fiato sospeso in attesa del voto fino alla fine.

Quali parole assoceresti all’Erasmus? E perché?

Libertà è la prima che mi viene in mente. Il fatto di vivere da sola e di dovermi gestire autonomamente in qualsiasi ambito è un’indipendenza che non avevo mai provato prima; crescita perché questa esperienza non può che arricchirti sotto ogni punto di vista; infine, divertimento, la ciliegina sulla torta. In Erasmus ci sono anche momenti di svago, attività quali gite fuori porta, la scoperta di nuovi posti e serate con amici che rendono il tutto splendido.

Cosa ti mancherà di più di questa esperienza?

Posso dire tutto? A parte gli scherzi, sicuramente il senso di libertà e indipendenza che non avevo mai sperimentato prima: ora che l’ho provato non penso di poterne fare più a meno! Inoltre, l’atmosfera generale che questa esperienza porta con sé. Anche le attività più banali sono magnifiche, sembra di vivere una realtà parallela, un sogno che però, si sa, ha un inizio e una fine.

Cosa vorresti dire a tutti gli studenti indecisi sul partecipare o meno al bando per il prossimo anno?

È un’esperienza che consiglierei a tutti, in particolar modo a chi è indeciso perché il solo fatto di aver pensato di farlo, significa che in loro c’è curiosità, cosa fondamentale per intraprendere questa avventura. Quindi, direi loro di buttarsi: sono sicura che non se ne pentiranno!

 

Note: foto scattate a Nizza durante l’Erasmus. 

Articolo e intervista di

Arianna Taddeo

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