L’Europa al centro di Roma

“L’Europa che vogliamo” è il tema di La Nuit des Idees,

un evento organizzato il 31 gennaio dal servizio culturale dell’Ambasciata di Francia in Italia e dell’Institut Française presso Palazzo Farnese, sede dell’ambasciata di Francia in Italia. L’evento è stato un’occasione per studenti e ricercatori delle università di Roma di dialogo e di scambio di idee con personalità illustri tra storici, filosofi, artisti e grandi scienziati, italiani e francesi.

The Serendipity Periodical ha avuto la possibilità di intervistare Jean-Pierre Bourguignon, presidente dal 2014 dello European Research Council, la prima agenzia dell’Unione Europea dedicata al supporto della ricerca scientifica di frontiera incentrata sul ruolo del ricercatore investigator, costituita nel febbraio 2007.

Professor Bourguignon, l’European Research Council dà priorità ai giovani ricercatori europei? In che modo?

Grazie per la domanda, lo European Research Council organizza diversi programmi per il sostegno dei giovani europei, in particolare tre concorsi paralleli distinti a seconda della distanza dal momento in cui dei giovani ricercatori hanno conseguito il dottorato.

Un primo percorso prevede una distanza dalla tesi che va da due a sette anni, un secondo da sette ai dodici e un terzo percorso che è riservato ai senior. Al momento due terzi dei contratti di sostegno vanno a giovani che hanno meno di 40 anni.

Per quantificare, i contratti di ricerca stipulati l’anno scorso sono stati 1100, di cui 600 a giovani ricercatori, numero molto considerevole.

Per stimare la quantità e le risorse dedicati ad ogni contratto: alla categoria dei più giovani vanno risorse fino a un 1.5 milioni di euro in 5 anni, alla seconda categoria 2 milioni di euro e alla terza fino a 2.5 milioni di euro in 5 anni.

Inoltre, è da aggiungere che per le donne è previsto un congedo parentale, previsto anche per gli uomini, di 18 mesi per figlio, quindi la possibilità di ritardare la conclusione della ricerca.

Cosa consiglia a un giovane ricercatore europeo?

È molto importante che i giovani ricercatori riflettano da soli sulle loro capacità e le loro ambizioni. Dopo l’università e il dottorato, l’European Research Council crea la possibilità per giovani ricercatori di riflettere suoi loro progetti e di presentarli alla commissione.

Diversamente da vari sistemi d’organizzazione di ricerca, qui i giovani ricercatori facciano quello che dicono loro di fare, stimolati anche a riflettere da soli e sulle loro ambizioni.

L’ERC fa di questo un punto di forza significativo. È importante che i giovani creino la loro équipe, sviluppino i loro progetti, e che puntino sulla qualità. Invito quindi ad avere coraggio e a puntare a dei progetti non di routine, ma più ambiziosi.

Quali sono i progetti futuri dell’European Research Council?

Il primo progetto è molto importante per l’European Research Council e consiste in una riorganizzazione delle valutazioni dei progetti. Infatti per essere sicuri di garantire la qualità dei progetti, abbiamo formato in anticipo delle commissioni che esamineranno le candidature.

Il secondo progetto è già stato avviato lo scorso anno ed è in via di perfezionamento. Fino allo scorso anno era una sola persona che prendeva la responsabilità del progetto, con il programma Sinergie, i progetti non sono più presentati da una sola persona, ma da un gruppo di persone.

L’obbiettivo è sempre lo stesso. L’idea di sinergia che si vuole creare è che quella di unire giovani ricercatori appartenenti a campi di studio diversi, in una collaborazione più ampia, dove competenze e strumenti siano nelle mani di più persone.

Questo programma era già stato lanciato per l’anno 2012/2013, ma non ha avuto successo a causa dei pochi finanziamenti rispetto al numero di candidature. Quest’anno si è raggiunto un maggiore equilibrio tra le candidature e i finanziamenti.

Questo progetto ha come scopo principale quello di facilitare l’interdisciplinarità nella ricerca e creare uno spazio nel quale è naturale giungere a dei progetti pluridisciplinari.

 

Articolo di

Francesca Marchetti

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