Privacy Policy È notte e nella calda oscurità della nostra stanza ti tengo con me - The Serendipity Periodical
È notte e nella calda oscurità della nostra stanza ti tengo con me

È notte e nella calda oscurità della nostra stanza ti tengo con me

È notte e nella calda oscurità della nostra stanza ti sento.

Il respiro si fa più pesante e intenso; rimango a coccolarti ancora un po’?

Decido e ti accarezzo, un piccolo bacino prima della nanna e poi stavolta – lo prometto! – ti porto a dormire di là.

Ma ti guardo, così piccolo e dolce; la perfezione di cui questo mondo non sembra esserne pronto; però sei qui, accanto a me.

Sono stanca e penso che se ti tenessi un’altra notte ancora nel letto con me poi non riposerei come vorrei. Sono mesi che non lo faccio.

Sei così dolce anima mia, profumi di latte e biscotti, di nuovo, di buono.

E se poi ti viziassi?

Non voglio privarmi del privilegio di offrirti tutto l’amore che posso, fino all’ultima goccia.

Amore sconfinato. E se poi ti abituassi?

Un’ultima carezza e vai nel tuo letto.

Allunghi un piedino verso di me – “allora lo sai” penso io.

Così mi convinci e ti abbraccio e ti tengo e ti odoro e ti bacio.

È notte e nella calda oscurità della nostra stanza ti tengo con me.

L’autrice

Vittoria, 32 anni, giornalista. Scrittrice per passione, mamma e giovane donna che prova a fare della sua vita qualcosa di bello. Social media manager per professione con un’attrazione magnetica per l’arte.

Le difficoltà dell’Amore dalla notte dei tempi

Questo mese il tema che vi proponiamo non è proprio una passeggiata. La difficoltà è un attributo consustanziale all’Amore, se intenso in senso ampio. Esso è difficile da pronunciare, da scrivere e soprattutto da comunicare. La lezione di Hermann Hesse in ”Narciso e Boccadoro” rimane un paradigma fondamentale e ancora insuperato nell’indagine erotica. E cioè che Amore è tanto più vero quanto più si sente la penuria delle parole. E’ impronunciabile, perché se lo fosse, allora sarebbe intelligibile e quindi passabile di razionalizzazione. Il linguaggio verbale non è in grado di afferrarlo, forse c’è bisogno di una comunicazione analogica, emotiva, che rasenti il silenzio delle immagini.

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