Letteratura – tra “ispiratio” e “creatio”

Scrivere è un’arte ,per alcuni molto particolare, in quanto legata a esperienze fuori dal comune

Letteratura e droghe: discussione e curiosità.

Scavare nelle pieghe della storia per sapere di cosa si tratti davvero è un viaggio molto interessante, che ci porta a scoprire come a volte uno scrittore metta in moto la sua creatività “iperuranica” in modo anticonvenzionale. Spesso ci si domanda quale sia quel qualcosa capace di smuovere l’estro artistico. Ci si chiede da dove possa nascere quell’atto d’ispirazione così virtuoso che dà vita a quella voglia irrefrenabile di scrivere un’opera immortale. Per la maggior parte dei casi colui che scrive prende spunto dalla realtà sociale o dalle proprie esperienze personali, ma in alcuni casi questo corrisponde, come testimoniano molti esempi del passato, a vivere delle esperienze filtrate dall’uso di sostanze stupefacenti.

Una vita bohèmienne

Lo stile di vita degli artisti bohèmiens era molto particolare; per loro le giornate erano caratterizzate dalla sregolatezza e dalla ribellione, in antitesi all’etichetta del XIX secolo. Con il termine francese Bohème si fa infatti riferimento al movimento artistico che ha influenzato molti scrittori di quel periodo storico non solo in Francia ma in Europa in generale. Ad esempio in Italia la Scapigliatura è stata fortemente influenzata dallo stile di vita anticonformista degli artisti francesi.

Decadentismo

L’uso delle droghe non cominciò in questo periodo ma possiamo affermare con giustezza che questo fu proprio il secolo del “Boom”. Molti artisti trovarono la loro apoteosi, la loro gloria sotto l’effetto inebriante di bevande e droghe. Il periodo del Decadentismo fu quel momento storico-artistico in cui l’artista sviscerava nella decadenza morale dell’arte in aggiunta ad un forte senso di insoddisfazione. Gli autori si distinsero dagli antichi per due fattori in particolare:
-L’estetismo con cui lo scrittore venerava il culto della forma e della bellezza grazie a cui l’esteta spinge fino a concepire la propria stessa esistenza come una manifestazione artistica;
-Il simbolismo con cui la poesia venne scolpita, appunto, sul simbolo ovvero su parole o immagini capaci di porre in contatto il poeta (e il lettore) con l’assurdo; inoltre i poeti utilizzarono un forte linguaggio evocativo spingendosi ancor più a fondo verso l’inconscio.

Al contempo il poeta rinuncia al discorso logicamente ordinato, attingendo ad una verità razionalmente incomprensibile, suggeritagli attraverso le associazioni metaforiche e le suggestioni musicale dei versi.

L’assenzio

Bevanda alcolica amata e lodata da Baudelaire, Proust, Wilde, van Gogh oltre che ad essere il simbolo del Moulin Rouge, è anche l’emblema della vita sregolata della Bohemienne francese. Per un periodo, verso i primi anni del ‘900, venne vietata in quanto considerata allucinogeno. L’assenzio è un drink molto antico inventato nel ‘700 in Svizzera sebbene fosse già conosciuto dai tempi degli antichi egizi in quanto estratto dalla pianta artemisia. La caratteristica di questa bevanda è l’alto tasso alcoolico che parte dal 45% arrivando addirittura al 75% ed è anche per questo che divenne ben presto conosciuta a gran parte della popolazione svizzera. La bevanda veniva servita nei più importanti club parigini da camerieri che la portarono in tavolo non ancora composta. Al cliente venivano serviti un po’ di ingredienti tra cui una grande caraffa d’acqua ghiacciata, zucchero ed un cucchiaio con il distillato delle erbe, praticamente era il cliente che si preparava il tutto da solo. Picasso diceva “Un bicchiere di assenzio è poetico come qualsiasi cosa al mondo” disegnando nel 1901 “La Bevitrice di assenzio”.

L’oppio

Droga più gettonata dagli scrittori inglesi del romanticismo come ad esempio George Byron, Percy Shelley, Walter Scott, utilizzata per alleviare i mal di testa, l’ansia e l’insonnia. Col passare dei giorni divenne un’abitudine con cui si arrivò persino ad una droga ancor più forte ovvero il laudano. Quest’ultima droga divenne incipit per le storie di Dickens. Un ottimo masticatore d’oppio fu Thomas De Quincey, il quale descrisse l’uso e gli effetti della “droga divina” nella sua opera “le confessioni di un mangiatore d’oppio” in cui abbandona il senso per il fantastico tale da fornire un’eccezionale e dettagliato resoconto della sua condizione da tossicomane. Baudelaire anche fece uso dell’oppio descrivendone anch’egli gli effetti ne “I paradisi Artificiali” in cui narra l’uso dell’oppio a scopo terapeutico.

La cocaina

Altra droga utilizzata tra fine ‘800 e inizio ‘900 fu la cocaina che insieme alla morfina vennero consumate in luoghi specifici, come ad esempio, durante feste private o nei meandri dei teatri. I principali consumatori di questa droga erano gli adepti che lavoravano di notte, ad esempio le guardie notturne e le prostitute utilizzavano la cocaina per sconfiggere il sonno mentre erano in orario lavorativo. In Europa la culla della cocaina, anche qui, fu la Francia. Nel 1924 venne registrato un alto tasso di dipendenti cocainomani. Marcel Proust nella Recherche du temps perdu parla dell’uso e degli effetti della cocaina attraverso le testimonianze particolarmente dettagliate dei suoi personaggi cosicché da far nascere al lettore il dubbio di credere che anche Proust ne facesse uso.

Opere scritte sotto gli effetti di stupefacenti

Iniziamo con i due poeti maledetti nonché amanti Rimbaud e Verlaine. I due furono protagonisti di liti continue finché nel 1897 Verlaine esausto delle continue lotte, impazzì e sparò a freddo un colpo di pistola a Rimbaud causandogli una ferita sulla mano. Rimbaud scrisse “Una stagione all’inferno” opera in cui narra dei giorni trascorsi vicino il suo amante. Il poeta tratta di come essi scrivessero, guidati dalla tecnica della voyance, una percezione dilatata che oltrepassa le barriere poste dai cinque sensi creando esperienze allucinatorie causate da alcool e droghe. Prima di loro fece uso di queste sostanze Baudelaire, che contribuì a creare il mito della bohemiène, grazie al suo genio sregolato. La vita di Baudelaire ebbe una svolta nel 1842 quando s’innamorò perdutamente dell’attrice Jeanne Duval, colei che rappresenta l’amore carnale, peccaminoso e per la quale spenderà gran parte del suo patrimonio. Oltre che de la Duval, Baudelaire s’innamorò perdutamente anche di Mme Sebastier che al contrario, rappresenta l’amore mistico e puro. Questi sentimenti di amore e di morte, del male di vivere e delle tensioni verso l’ideale e il divino, meglio conosciuto come “spleen”, diventano la melodia principale de “I fiori del male”. Anche oltre oceano venivano utilizzate droghe e alcool, per esempio nelle opere di Edgar Allan Poe, maestro del gotico, povero protagonista di una vita dissipata e sfortunata che lo fece sprofondare nell’alcolismo e nella depressione dopo la morte di sua moglie. Nonostante la sua grande capacità di scrittura, Poe non ebbe mai grande risonanza tra gli scrittori dato che venne snobbato persino dalla critica. Membro importante della società dei poeti maledetti fu Charles Bukowski, nelle sue opere, narra delle esperienze quotidiane e della sua vita, concentrandosi sul grande amore verso la figura femminile. Bevitore accanito di birra, vini e distillati vari e fu proprio sotto l’effetto di questi che Bukowski scrisse gran parte delle sue poesie e dei suoi libri. Infine, è necessario ricordare colui che senza ombra di dubbio rappresentò l’eccesso, la stravaganza, Oscar Wilde. Le sue opere coltivano il gusto dell’estrosità e il culto della bellezza come valore in sé senza rendere conto dei valori della società rovesciandone completamente le morali contemporanee dei suoi tempi.

Articolo di
Fabrizio Bianchi

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