“Principes” – una storia di Luigi di Landro – cap. VI

Come il vento vaneggia con le foglie degli alberi

e questi ridono e svolazzano divertiti, così la presenza di Giovanni, quella sera, appariva in quel luogo nero. I suoi passi, che sollevavano quel po’ di arenile, il suo sfregare impacciato tra la sabbia le mani contro le anche, il suo respiro… Tutto sembrava parte del gioco; rumori che non presagivano certo che lì Pietro non fosse solo, ma che si confondevano con il parlottio della brezza e lo sciabordio dei piccoli sassi smossi dalle onde.

Giovanni si sedette dietro di lui, a qualche decina di passi

E come viaggia la mente quando si ostacola da sola, e va di camera in camera per trovar dell’altro su cui posarsi, ma altro non trova che la sua prima preoccupazione, così Pietro, se si fosse voltato, avrebbe inciampato sullo stesso sguardo per cui il mare agitato gli dava conforto.

Pietro, in compagnia di quel ricordo, ora dolce, ora amaro, e Giovanni, come un rametto arso dalla salsedine che si stende sulla spiaggia e immobile aspetta il suo destino, distavano tra loro uno meno dell’altro, presente quello nell’idea, presente l’altro alla vista.

E per svariati minuti li osservai, quasi rapito da quel loro strano gesticolare: uno, laconico, faceva capolino e aspettava di essere visto, l’altro, ingrato, distoglieva quegli occhi stampati nel cuore. Già litigavano a dimensioni diverse, già solevano volersi con dei movimenti inconsci.

E poi si arresero, lo vidi

Immobili, entrambi, col volto verso il mare. Guardare nello stesso punto, lì in quel bacino scuro, li teneva uniti e lo spazio fra di loro si ridusse a un breve brivido.

Giovanni prese coraggio e si avvicinò. E in quel momento l’acqua si ritrasse più del dovuto e fece una breve pausa la risacca. La sabbia, ora, sotto i piedi di Giovanni seminava un dolce fremito. Pietro lo udì e si voltò di scatto. Nonostante l’assenza di luce, lo riconobbe e non fece nulla per fermarlo. Giovanni rallentò e si sedette accanto a lui. Non una sola parola venne pronunciata. Per loro parlava il vento, per loro si alzava il mare. Quell’unica presenza fermava il tempo. E gli occhi verdi di Giovanni caddero sulle gambe incrociate di Pietro, poi sulle spalle, e il suo collo dovette girarsi ed alzarsi. Guardò verso i sui capelli neri che per nulla si riconoscevano sullo sfondo della falesia notturna. Pietro irrigidì le mani e lentamente chinò lo sguardo verso le braccia dell’altro. Poi guardarono di nuovo il mare… E Giovanni iniziò a giocherellare con la sabbia.

Dopo qualche istante passato nel silenzio

in cui ogni granello non più strapazzato dal sole picchiante dormiva sereno seppur scostato, spostato ripreso e pesante, Pietro si alzò di scatto, diete un’ultima occhiata veloce a Giovanni e s’incamminò senza salutare verso la porta della città. Tempo di rimettersi i sandali, una ghiacciata battuta di Ascanio fece tornare i pensieri di Pietro vivi e doloranti al suo petto:

«E il vostro compare, Ser Pietro, dove lo avete lasciato?»

«Quale compare, Ser Scanio?»

«Il ragazzo che ha prima dimandato di voi, non v’ha forse seguito?»

«Si, capisco… Non è mio compare di certo! È il nipote di Terzo, sì, di Terzo… non so che voleva, era lì, credo per la sella!»

«Per la sella? E voi vi incontrate al mare per una sella?»

«Ser Scanio, siate buono, non sta di certo a me capire perché mi sia venuto appresso… Domani mattina sarò di guardia, ora vado, è già tardi».

E in qualche momento soggiunse a distanza anche Giovanni…

«Buonasera!» disse alla guardia. Che stavolta risalutò con un ghigno, senza però aggiungere altri commenti. Giovanni lo guardò sorridendo. E ancora:

«Buonasera!»  ridisse con più fiato, schiaffeggiando di buon grado quello sguardo malizioso che non smetteva di seguirlo.

Scritto di

Luigi Di Landro

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