principescapIV

“Principes” – una storia di Luigi di Landro – cap. IV

Non per fretta o per fuga

che poi sarebbe potuto scappare solo da sé stesso, volendo, ma
sinceramente per agitazione e nervosismo, il passo di Pietro era forzatamente svelto e a scatti. Cercava di ripensare a quella traduzione e ci si sentiva pienamente immerso nel significato,senza però poterlo afferrare veramente. E tra chiacchierate infinite, mille “se”, cento “ma” e dieci “forse”, Pietro si trovò di fronte alla bottega di Mastro Terzo, lo scudiero.

Rapidamente aumentò ancora il passo e, credendo di non essere visto, diede un veloce sguardo all’interno. Mastro Terzo, che si apprestava a chiudere, era lì, da solo, intento a borbottare come sempre contro il ferro che non si modellava a suo pensiero.
«Ser Pietro, un attimo» gridò Mastro Terzo… «Mio nipote mi ha detto che ieri mattina
siete passato…» ma Pietro lo bloccò subito «Si, si, Mastu Te’, veng’ dimani! Non è urgente!» e subito si divincolò, quasi a scappare, tra lo sconcerto dello scudiero.
Con quel passo svelto arrivò subito sotto casa… Ma non poteva rinchiudersi in un angolo, tra quelle mura, e non lasciare che la sua mente fosse ancora e ancora trafitta da infiniti dubbi e pensieri.

Aveva bisogno di aria. Aria fresca… Pulita, marina, briosa

Doveva riprendersi da quell’affanno. Entrò velocemente, salutò la madre, disse che non voleva mangiare, fece per cambiarsi d’abito e nel mentre con la coda dell’occhio guardava alla sua divisa, un po’ sgualcita, con lo stesso viso di un giocatore di dadi inesperto, quando punta tutti i suoi averi su un numero per lui sincero.
«Che figura mai potrei farci?» continuò ad alta voce un pensiero e si ghiacciò per
questo per alcuni istanti, il tempo di finire di vestirsi, e subito ricorse via.
Ormai era sera inoltrata, non sentiva nemmeno la fame, scelse la via secondaria del paese per una rapida uscita… La porta est, una delle tre porte del Baluardo che difendeva Rheginna, restava sempre aperta, anche di notte ed era sorvegliata dai suoi amici o colleghi che lì vi erano piantonati. Questa dava alla spiaggia come le altre. Sarebbe stato facile attraversarla. Ciò che Pietro non sapeva era che la taverna di Ser Mario, proprio quella sulla sua via, stava chiudendo i battenti. E tutti i commensali, quasi cacciati, per lo più alticci e stanchi da una giornata di lavoro, si ritrovarono per strada. Pietro allungò di nuovo il passo e fu preso da una strana agitazione. Come tutti i colori da lontano appaiono azzurri, così la paura spinge l’immagine nel fondo e la nasconde alla coscienza: la mente non lo diceva, ma il cuore vedeva chiaramente qualcuno in particolare tra quella folla. E un cenno di saluto, in vero, partì da una persona in particolare di quel marasma, ma non fu ricambiato. Pietro ormai era arrivato alla porta, salutò frettolosamente Ascanio, che quella sera era di vedetta, e con una scusa si giustificò per quella strana uscita. Di fronte a sé, superata di qualche passo la porta, il buio, ora diventato più fitto, inghiottiva le onde, la sabbia e il mare. Di corsa, si tolse i sandali e come i suoi piedi iniziarono a sentire che sotto di loro nulla era più certo e battuto, così Pietro veniva preso da un’insana calma e avvertiva, pian piano che si avvicinava al mare, che la sua testa pesava sempre meno.

Il mare non ha bisogno di mille parole

per comunicare agli sventurati ciò che non vuole sentirsi dire; non ne ha bisogno perché il più delle volte si trova lì a compiere il suo immenso lavoro e a fare da sfondo ai dubbi e alle incertezze dei passeggianti confusi. In fin dei conti basta il suo riflesso a dare forza e a organizzare nelle menti dei richiedenti la consapevolezza cercata.
Fatto sta che Pietro arrivò fino all’orlo della sabbia bagnata e quando i piedi toccarono
l’umido e il fresco, venne colto da una cruda e ferma ammissione.
Si sedette e pianse nel silenzio delle onde scroscianti che coprivano per lui quello che a suo dire sembrava un’onta. Di certo la notte fa sua ogni piccola variazione di colore rendendola nera e, infatti, lo sfondo del mare, più scuro, nascondeva Pietro dalle torce distanti, che illuminavano le vie del paese, e la sabbia stringeva le sue mani che cercavano aiuto. Ma con il viso rivolto al buio infinito e l’attenzione posta sul suo dolore, non si accorse che per tutto questo tempo era stato seguito.
Non me ne voglia il lettore, ma volevo aspettare il momento giusto per raccontarlo: per
meglio capire cosa stia succendendo, svelerò ciò che successe giorni prima… Insomma,
parliamo davvero di questo incontro!

 

Scritto di

Luigi Di Landro

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