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Il terrorista nero- Recensione

“Il terrorista nero” è un romanzo di Tierno Monénembo, pseudonimo dello scrittore guineiano francofono Thierno Saïdou Diallo, pubblicato in Italia da Nuova Editrice Berti. Come in molti altri suoi romanzi si nota la doppia cultura dell’autore che infatti ci racconta una storia della resistenza francese molto particolare nella quale confluisce quella delle colonie africane. Durante la seconda guerra mondiale infatti la Francia si avvalse di battaglioni di fucilieri senegalesi, nigeriani, guineiani che furono utilizzati come carne da cannone contro l’invasore tedesco.

Tra questi spicca la figura di Addi Bâ Mamadou, eroe della resistenza francese veramente esistito, nato in Guinea e arrivato in Francia con la famiglia di un esattore delle tasse. Purtroppo, per decenni il ruolo giocato da uomini come lui è stato dimenticato a causa del diverso colore della pelle. La figura leggendaria di quest’uomo ci viene restituita tramite un testo tagliente, ironico e mai melenso nonostante il tema trattato. Addi, il negro o “die Schwarze terrorist”(il terrorista nero ndr.) si configura come un personaggio assolutamente esotico tra le montagne dei Volsgi ma, nonostante la sua differenza e una xenofobia dilagante nel piccolo paesino di Romaincourt, riesce a farsi stimare ed amare dai francesi con i quali vive a stretto contatto. Ci viene restituita la figura di un uomo coraggioso, riflessivo e affascinante capace di catturare l’attenzione non solo per la sua stravaganza ma soprattutto per la sua solennità:

Se la gente prestava tanta attenzione a lui , non era perché aveva i capelli crespi, o perché era sorto dal nulla in una terribile notte d’inverno, ma perché si ostinava a tenere il suo fez , la sua divisa da soldato , le sue bandoliere da fuciliere e forse anche per via del suo sguardo impenetrabile , dei suoi lunghi silenzi da cui nemmeno il dolore di una bruciatura bastava a farlo uscire.

L’intera vicenda è narrata da Germaine che all’epoca dei fatti era poco più che una adolescente e che al momento della narrazione si è invece trasformata in una vecchia rinsecchita dal tempo, dalla lingua affilata e schietta che però di tanto in tanto riesce a sciogliersi in attimi di incredibile dolcezza senza cadere nel banale. Il romanzo riesce con poche e semplici parole a condensare non solo fatti ma anche atmosfere modi di pensare ad esempio:

ed ecco che adesso un negro uscito dal nulla veniva a turbare quella casa senza storia, così ben radicata nei principi dei Volgi: la famiglia , il lavoro, la zuppa e la noia

È proprio questa una delle caratteristiche più affascinanti del romanzo, l’equilibrio tra carattere cronachistico, punto di vista del narratore in prima persona e un racconto scevro di sentimentalismi ma non per questo di forti emozioni.

La donna per tutto il romanzo si rivolge al lettore additandolo con un “tu” che tiene attaccati alla pagina.  In realtà già dalle prime righe si capisce che non si rivolge a coloro che hanno il libro in mano ma al nipote di Addi. Ciò che affascina è però la capacità dell’opera di svelare un pezzo per volta l’identità di quel “tu” insieme a tutti i perché che muovono la necessità di raccontare. È proprio questo infatti il fascino del romanzo, la sua capacità di schiudersi a poco a poco, dicendo solo il necessario, proprio come se fosse un racconto fatto davanti al fuoco nel freddo inverno dei Volsgi. A questo si unisce un’urgenza di raccontare che non muove solo lo scrittore, interessato a gettare luce su questo pezzo di storia franco-africana, ma anche la necessità della narratrice stessa. Germaine tesse davanti ai nostri occhi un tappeto di squisita fattura, di tanto in tanto qualche filo viene lasciato sciolto e ci si chiede che fine abbia fatto ma alla fine ogni capo viene sapientemente recuperato per restituirci una trama affascinante:

Serve un mucchio di piccole coincidenze per tessere un’esistenza, non è vero? Pensa che questa storia non sarebbe nemmeno cominciata, e io non sarei qui a sentenziare su tuo zio se Étienne avesse obbedito a suo padre

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Il terrorista nero- edizione italiana

L’autore

Tierno Monénembo è una delle voci più interessanti dell’attuale panorama letterario francofono.  Di origine guineana, ma naturalizzato francese, Thierno Saïdou Diallo (questo il suo vero nome) nasce in Guinea il 21 giugno 1947 ma si trasferisce in Francia nel 1969 a seguito della vittoria di una borsa di studio. Presenta la tesi di dottorato in biochimica all’Università di Lione e inizia la carriera accademica in varie università, non solo francesi. Parallelamente inizia a scrivere e pubblica il primo romanzo nel 1979. Nel 2008 Thierno Saïdou Diallo si aggiudica il premio Renaudot con il romanzo “Il Re di Kahel”. In francica viene pubblicato dall’editore SEUIL mentre in Italia è edito da Nuova Editrice Berti.

 

articolo di

Simona Ciavolella

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