Insomnio – poesia

Las noches en las grandes ciudades nunca son verdaderamente obscuras

Las noches en las grandes ciudades nunca son verdaderamente obscuras. Las luces amarillentas de las farolas alumbran constantemente las calles creando la ilusión de un día que nunca se acaba. Estas noches insomnes son escuetas como nunca dado que el brillo artificial ahoga lo de las estrellas. En esta hora otra humanidad, subterránea y sin esperanza, se arrastra fuera de sus ratoneras y puebla los lugares como la estación Termini. Lugares que por el día parencen feos, sucios pero solo por la noche revelan toda su suntuosa sordidez. Estos eran los pensamientos que me pasaban por la cabeza mientras una vez más mis tacones resonaban contra el mármol de la estación y el ruido se difundía como olas en el aire espesa. Esta contradicción de la ciudad que había eligido como mía me atraía como un pozo obscuro que todo devora y al ir hacia calle Cavour pensaba en cuanto fuera contradictoria esta doble alma. Hermosura y fealdad juntas, no podía dejar de admirarla por esto y sentirla más cercana. Ella y yo siempre tuvimos una cierta afinidad. Era por esa química entre nosotras, este juego de miradas con la loba salvaje que una vez más me encontraba, cautivada por el insomnio, andando por las calles desiertas de las cuatro de la madrugada. Era mi momento con ella, mi noche de amor con Roma que me llevaba a recorrer estos lugares hasta esperar el amanecer sobre Colle Oppio o en la orilla del Tiber antes de empezar otro día inutíl.

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Insomnio

Insonnia

Le notti nelle grandi città non sono mai veramente buie

Le notti nelle grandi città non sono mai veramente buie. Le luci giallognole dei lampioni illuminano costantemente le strade creando l’illusione di un giorno perenne. Queste notti insonni sono più desolate che mai perché le insegne e i lampioni strangolano la luce delle stelle. In questa ora oscura un’umanità altra, sotterranea e senza speranza striscia fuori dalle tane nel sottosuolo e popola luoghi desolati come la stazione Termini. Luoghi che di giorno sembrano brutti, sporchi ma che rivelano solo di notte tutto il loro maestoso squallore. Questi erano i pensieri che mi attraversavano la testa mentre ancora una volta i miei tacchi riecheggiavano sul pavimento della stazione e il rumore si diffondeva come onde nell’aria densa. Questa contraddizione dilagante della città che avevo scelto come mia, mi affascinava come un pozzo oscuro che tutto inghiotte e mentre mi avviavo verso via Cavour pensavo a quanto fosse contraddittoria questa sua doppia anima. Bellezza e bruttezza fuse insieme, non potevo fare a meno di ammirarla per questo e sentirla più vicina. Io e lei abbiamo sempre avuto una certa affinità dopo tutto. Era per questa intesa, questo gioco di sguardi con la lupa selvaggia che mi ritrovavo ancora ad aggirarmi in preda all’insonnia per le strade deserte delle 4 del mattino. Era il mio momento con lei, la mia notte d’amore con Roma che mi portava a ripercorrere quei luoghi fino ad arrivare ad aspettare l’alba su Colle Oppio o sul lungo Tevere prima di iniziare un’altra inutile giornata.

Scritto di

Simona Ciavolella

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